Primarie: «Governatori e sindaci in campo per contribuire a scrivere il programma»

CEGLIE MESSAPICA (BRINDISI) «Ci sono per dare un mano per il programma. Governatori come me, Roberto Fico o sindaci come Manfredi, Gualtieri o Della Ragione possono contribuire su molti temi. Ma io rimango dove sono», Antonio Decaro, governatore dem della Puglia, pragmatico come non mai, ragiona con i cronisti prima di salire sul palco per l’ultima serata della kermesse di Affari Italiani. Evocato, tirato spesso per la giacca, come uno dei possibili federatori del centrosinistra, rimane in Puglia: «Non posso voltare le spalle a chi mi ha eletto e voluto qui». Sperando però che la sua coalizione si dia finalmente una scossa sul programma. Altro che primarie ed il dibattito di questi giorni.

Il caso

«Le primarie sono nel Dna del Pd, sono patrimonio del centrosinistra. In questo caso però io credo sia importante che ci sia un programma, ci sia una proposta da fare al Paese. Poi il leader, se lo scegliamo attraverso un percorso di condivisione è meglio, perché - avverte il governatore - le primarie lasciano sempre un po’ di fratture, di frizioni. Se non sarà possibile, si faranno ma non si fanno le primarie per scegliere il programma. Si fa il programma e poi si sceglie chi può meglio interpretarlo». E sulla rotta, sui punti, fissa le priorità: «Bisogna spiegare come l’alleanza dei progressisti vuole aumentare la possibilità di spesa da parte dei cittadini impoveriti, di come abbassare il costo delle bollette per le famiglie e per le aziende che possono diventare più competitive, magari attraverso un piano di energie rinnovabili che abbattono i costi dell’energia, che invece oggi continuiamo a pagare sulla base del prezzo del gas. Un piano industriale - ha detto ancora - che guardi alle tecnologie green e capire che tipo di sanità vogliamo offrire. Poi bisogna scegliere chi è il leader che riesce a interpretarlo meglio».

E qui entrano in gioco gli amministratori di centrosinistra che possono contribuire con la propria esperienza sui territori. «Io insieme a Michele De Pascale, a Roberto Fico possiamo dare una mano a scrivere il programma sul tema della sanità, sul tema delle aree idonee per le energie rinnovabili e così Salis, Manfredi, Gualtieri, ma anche sindaci di piccoli comuni come, il primo cittadino di Bacoli o di Celle di San Vito: quest’ultimi ci possono aiutare a scrivere un’agenda per evitare lo spopolamento o un programma per le spiagge pubbliche. I sindaci delle grandi città invece possono parlarci delle asini nido, dell’overtourism e come poterlo limitare». E sempre nel nome del pragmatismo, si dice comunque d’accordo con il leader grillino Giuseppe Conte che ha invitato ad abbandonare la cultura woke: «E’ importante tutelare le minoranze, è nel Dna dei progressisti. Ma nel tutelare le minoranze però non ci dobbiamo dimenticare delle maggioranze». Su questa linea semantica difende Bonaccini nella polemica con la Meloni sui ceti popolari che votano a destra: «Stefano voleva dire una cosa diversa: attaccava il centro sinistra...».

Di attacchi contro l’esecutivo nemmeno l’ombra ma solo stilettate. «Sono noioso: non cerco mai polemiche con il governo a cui cerco di pensare sempre come alleato. Ci rimango male però quando ci sono delle ingiustizie». Quali? «Credo che sia un’ingiustizia che la Puglia debba pagare un treno che collega Roma con Taranto, cosa che non accade in altre regioni. Ed è un’ingiustizia se la Corte Costituzionale boccia l’Autonomia differenziata e poi si cerca di tornarci - aggiunge - attraverso le pre-intese con le quattro regioni più ricche del paese, contravvenendo alle indicazioni della Consulta». Eppure la settimana prossima la premier Meloni sarà a Bari per festeggiare il record di longevità del suo governo. Che effetto le fa? «La accoglieremo, le daremo il benvenuto come a Taranto giorni fa». E sulle contestazioni dell’altro giorno alla premier? «Ritengo non fosse opportuno. C’erano altri capi di Stato e delegazioni internazionali ma il popolo però ha diritto di esprimersi in maniera democratica. Ma di fischi ne ho presi anch’io».