Il problema, emerso negli ultimi mesi grazie alle segnalazioni di riparatori e canali tecnici come Modyfikator89, TronicsFix e Salem Techsperts, riguarda soprattutto i modelli più datati, usati per anni con giochi pesanti e sessioni molto lunghe.
Per molto tempo il surriscaldamento della PS5 è stato collegato alla scelta di tenerla in verticale. Il timore era sempre lo stesso: il metal liquido poteva scivolare verso il basso e lasciare scoperta una parte del chip. Un’idea circolata molto online, tra video, forum e discussioni tra utenti. Oggi, però, chi queste console le apre ogni giorno sui banchi di riparazione la ridimensiona parecchio.
Secondo il tecnico noto online come modyfikatorcasper, il problema può comparire “indipendentemente dalla posizione in cui viene usata la console”. Tradotto: una PS5 in orizzontale non è al sicuro per definizione, così come una console tenuta in verticale non è condannata a rompersi. Nei laboratori, raccontano i riparatori, sono stati trovati segni molto simili sia su macchine rimaste sempre sdraiate sia su unità tenute in piedi, accanto al televisore o dentro mobili poco ventilati.
Il punto, quindi, non è tanto dove si mette la console. Il nodo è cosa succede, con il passare degli anni, al sistema di dissipazione termica. Quando il materiale tra chip e dissipatore si rovina, il calore non passa più come dovrebbe. Ed è lì che iniziano i problemi.
Metal liquido e gallio: il difetto che mette in crisi il raffreddamento
Sony ha scelto il metal liquido per la PlayStation 5 perché conduce il calore meglio delle paste termiche tradizionali. Il materiale viene steso tra l’APU, cioè il chip principale della console, e il dissipatore. Quando tutto funziona a dovere, il calore prodotto durante il gioco viene portato via in fretta e la macchina resta stabile anche sotto sforzo.
Dopo alcuni anni, però, diversi tecnici hanno documentato casi in cui il metal liquido della PS5 si sposta, si asciuga o lascia scoperte alcune zone del chip. Il problema sembra emergere in particolare sui modelli CFI-1116, arrivati sul mercato alla fine del 2021. In queste unità, il gallio contenuto nel composto può reagire con il rivestimento protettivo del dissipatore. Il risultato, secondo le analisi mostrate dai riparatori, è una patina dura, quasi una crosta metallica, che riduce la capacità di raffreddamento.
Non sempre il danno si sistema del tutto. Anche dopo una pulizia accurata, i segni sul dissipatore possono restare e rendere peggiore il contatto termico. Il chip, spesso, continua a funzionare. Ma lo fa peggio: lavora più caldo e con meno margine.
Sony, secondo quanto riferito da tecnici del settore, avrebbe introdotto modifiche nei modelli successivi per ridurre il problema. Dal modello CFI-2100, lanciato nel settembre 2025, la superficie di contatto presenta scanalature pensate per limitare lo spostamento del metal liquido e rendere più stabile il raffreddamento. Una soluzione simile a quella adottata sulla PS5 Pro.
PS5 più vecchie: spegnimenti, avvisi e giochi pesanti tra i segnali da non ignorare
I sintomi del surriscaldamento della PS5 sono ormai abbastanza riconoscibili: messaggi di avviso sullo schermo, ventola che gira più forte del solito, calore eccessivo nella parte posteriore e, nei casi peggiori, spegnimenti improvvisi. Alcuni proprietari di PS5 originali hanno raccontato che la console si ferma dopo 20 o 30 minuti di gioco, soprattutto con titoli molto pesanti dal punto di vista tecnico.
Il comportamento può sembrare casuale. Un giorno la console regge una sessione lunga, quello dopo si spegne durante una partita online o in una scena con grafica particolarmente carica. “Si accendeva normalmente, poi dopo mezz’ora si chiudeva tutto”, ha raccontato un utente in una segnalazione ripresa da forum tecnici. È una dinamica compatibile con una perdita di efficienza nella dissipazione del calore, più che con un semplice problema di posizione.
I laboratori citati da Infobae, tra cui TronicsFix e Salem Techsperts, indicano lo spostamento o il deterioramento del metal liquido tra i guasti più frequenti sulle PS5 di prima generazione. Questo non vuol dire che tutte le console avranno lo stesso destino, né che ogni spegnimento dipenda da quel componente. Polvere, poca aria intorno alla macchina e stanze molto calde possono peggiorare la situazione. Ma il composto termico resta uno dei primi elementi da controllare.
Riparazioni e limiti: quando pulizia e nuovo composto non bastano
L’intervento più comune prevede la rimozione dei residui di metal liquido, la pulizia della superficie dell’APU e del dissipatore, poi l’applicazione di nuovo materiale termico. In molti casi, spiegano i tecnici, questa riparazione permette alla PS5 di tornare a funzionare senza spegnimenti e senza avvisi di surriscaldamento.
È però un lavoro delicato. Il metal liquido conduce elettricità: se finisce sulla scheda madre può provocare cortocircuiti e danni non recuperabili. Per questo i riparatori invitano a non improvvisare, soprattutto senza strumenti adatti, protezioni e una buona manualità. Una goccia nel punto sbagliato può costare più della riparazione.
Alcuni laboratori valutano soluzioni alternative, come il composto PTM7950, meno rischioso del metal liquido ma anche meno efficace nel trasferire il calore. Può funzionare su console non troppo compromesse. Diventa invece insufficiente se il dissipatore è già stato segnato in modo permanente dal gallio. In quei casi la sola pulizia non basta: può servire la sostituzione del dissipatore o un intervento più profondo.
Per gli utenti, il consiglio pratico è guardare ai sintomi e non fermarsi alla domanda “verticale o orizzontale”. Tenere la console in un punto ben ventilato resta importante, certo. Ma sulle PS5 più vecchie il vero problema sembra stare dentro: nel rapporto ormai logorato dal tempo tra metal liquido, chip e sistema di raffreddamento.