Il mantra è: nessuna chiusura. Ma il piano operativo che la Regione deve consegnare entro fine anno dovrà obbligatoriamente contenere dei tagli. Che venga chiamata razionalizzazione o in altro modo lessicalmente meno irruento, la sostanza dei fatti è che in Puglia ci sono reparti e laboratori sotto la soglia minima di produzione e per legge non possono continuare ad esistere. E' già messo nero su bianco, anzi la Regione Puglia avrebbe dovuto adempiere ai solleciti del ministero già nel 2024. Adesso la patata bollente è nelle mani dell'assessore Donato Pentassuglia e del governatore Antonio Decaro che non possono allungare ulteriormente i tempi. Un po' quanto accaduto con l'aumento dell'Irpef, il neo governatore ha dovuto ritoccare al rialzo le aliquote per ripianare un disavanzo prodotto nella precedente gestione. Ma tant'è.
I punti dolenti sono essenzialmente tre: una rete ospedaliera non ancora aggiornata e ferma ad ottobre del 2024; punti nascita in eccesso e troppi parti cesarei; ritardo nella riduzione del numero dei laboratori privati accreditati che si trovano sotto la soglia delle 200mila prestazioni annue. In realtà ci sarebbe un altro fronte, quello dell'assistenza territoriale non potenziata, ma qui si aspetta di valutare anche gli effetti del Pnrr con l'attivazione di Case e ospedali di comunità. Il programma operativo è sostanzialmente fermo al palo nonostante i ripetuti solleciti dei ministeri dell'Economia e della Salute e ora tocca alla Giunta Decaro provvedere entro dicembre. Le note dolenti, come detto, sono messe nero su bianco nel “Rapporto numero 12 sul monitoraggio della spesa sanitaria” della Ragioneria generale dello Stato: “Con riguardo all’aggiornamento della rete ospedaliera regionale – si legge -, il cui iter è stato avviato dalla Regione con regolamento regionale 8 del 31 ottobre 2024, si sono evidenziate alcune criticità per cui si è invitata la Regione a intraprendere opportune interlocuzioni con l’Ufficio competente del ministero della Salute”. Ritardi nel ridefinire l'assetto ospedaliero, ma non solo: “Con riguardo alla rete dei Punti nascita – è scritto ancora - si è ribadita la presenza di alcuni punti nascita sub standard e di strutture con alta percentuale di parti cesarei primari”; “con riguardo alla rete laboratoristica si è ribadito quanto evidenziato nella riunione del Comitato Lea del 3 ottobre 2024 laddove nell’ambito del monitoraggio sul processo di efficientamento delle reti laboratoristiche si era rilevato un ritardo nel processo
in considerazione dell’elevato numero di laboratori privati accreditati sotto la soglia di 200.000 prestazioni”. Punti nascita e laboratori andranno razionalizzati, tradotto accorparti e tagliati. E' un obbligo di legge. E d'altronde ci sono esempi recenti (vedi il caso di Gallipoli e la chiusura di Ginecologia per carenza di personale) che dimostrano come alcune strutture siano in forte difficoltà. C'è anche un'altra considerazione che in Regione fanno: rispetto a 20-30 anni fa, è cambiata la domanda di salute. Ci sono nuove esigenze, ad esempio la popolazione invecchia rapidamente – è un dato di fatto – ed occorre iniziare ad investire su prevenzione, riabilitazione, assistenza domiciliare, Rsa. Il ritardo accumulato è già importante. Il dipartimento sta, in questo senso, ripensando la rete ospedaliera che dovrà essere tarata sulle nuove esigenze, partendo proprio dalle scarsità: dove la Puglia oggi è carente?
Quelle branche saranno potenziate, anche a discapito di altri settori. Capitolo assistenza territoriale, anche qui i ministeri “sono in attesa di aggiornamenti riguardo al potenziamento dell’offerta nei diversi livelli di assistenza, nonché all’adeguamento agli standard del decreto ministeriale 77 del 2022; in materia di accreditamento, sono rimasti in attesa di aggiornamenti sullo stato di avanzamento dei procedimenti di autorizzazione e accreditamento anche in merito alle Residenze sanitarie assistenziali (Rsa) operanti in Regione”. Per due anni l'ex Giunta Emiliano non ha presentato il nuovo Piano operativo, adesso se ne sta occupando Decaro. Questi ritardi, però, hanno impedito alla Puglia di uscire dal Piano di rientro.