Quanto guadagna una canzone? Fra diritti d’autore, master e interpreti 50 milioni di ascolti possono generare 200mila euro

Milano, 11 agosto 2026 – Una canzone dura tre minuti, ma continua a produrre reddito per decenni. Settant’anni dalla scomparsa dell’ultimo degli autori secondo la normativa vigente. Questo significa che “Nel blu dipinto di blu”, uscita nel ’58, garantirà profitti fino al 2093, visto che Domenico Modugno è mancato nel 1994, ma l’autore del testo Franco Migliacci solo tre anni fa. Dopo 68 anni, un brano del genere in diritti editoriali dovrebbe verosimilmente produrre una cifra in bilico tra 300 e i 500 mila euro annui, a seconda dell’impiego che ne viene fatto nella pubblicità, nella tv e nei film. Ma stiamo parlando di una delle canzoni italiane del Dopoguerra più famose al mondo, un tipo di notorietà avvicinabile a “Quando quando quando” di Tony Renis, “Io che non vivo (senza te)” di Pino Donaggio, “Gloria” di Umberto Tozzi, “L’italiano” di Toto Cutugno e poche altre. 

L'Italiano di Toto Cutugno è una delle canzoni che hanno segnato la storia musicale del nostro Paese

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Da “Felicità” alla “Solitudine” 

Basti citare “Con te partirò”, “Felicità”, “Sarà perché ti amo”, “La solitudine”, “A far l’amore comincia tu”. Quindi veramente la punta dell’iceberg, se è vero che la Società degli autori ed editori (Siae) conta 230 mila iscritti, ma solo 1.500 guadagnano annualmente più di 50mila euro di diritti editoriali. Per capire quanto vale davvero una canzone bisogna partire da una distinzione semplice: ci sono i proventi della canzone e quelli della sua registrazione. I primi riguardano la musica e il testo. Sono i diritti d’autore, che spettano agli autori e vengono raccolti e distribuiti, in Italia soprattutto attraverso Siae e le società che gestiscono questi compensi. Ci sono i diritti morali, che legano per sempre l’opera al suo autore, e quelli economici, che permettono invece di guadagnare dal suo utilizzo. 

Il nome di Tozzi è indissolubilmente legato a quello di Gloria

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La registrazione e le piattaforme 

Poi c’è la registrazione, vale a dire il master: la versione del brano che ascoltiamo sulle piattaforme. Qui entrano in gioco soprattutto etichette discografiche, distributori e artisti. È un secondo flusso di denaro, separato da quello degli autori. Ma non finisce qui. Esistono anche i cosiddetti diritti connessi, che riguardano interpreti, musicisti e produttori che hanno contribuito alla registrazione. 

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Le società coinvolte 

Per questi compensi operano società specializzate come Scf ed Evolution per i produttori e Nuovo Imaie e It’s Right per gli artisti interpreti ed esecutori. Il numero che colpisce di più è quello degli stream. Un milione di ascolti su Spotify può generare circa tre-quattromila euro lordi. Cinquanta milioni possono arrivare a 150-200 mila euro. Ma quei guadagni non vanno tutti al cantante. Devono essere divisi tra i diversi soggetti che hanno diritti sulla canzone e sulla sua registrazione. E la quota che arriva effettivamente all’artista dipende dagli accordi firmati con etichetta, distributore, produttore e altri aventi diritto. Sul master, in molti casi, la fetta maggiore resta all’etichetta che possiede la registrazione: tra il 50% e il 70% degli introiti, mentre il resto viene distribuito tra gli altri soggetti a seconda dei contratti. 

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La parte editoriale 

In parallelo corre il denaro della parte editoriale. Una quota spetta agli autori della musica e del testo, mentre una parte può andare all’editore musicale, che si occupa di amministrare e valorizzare l’opera. A seconda degli accordi, l’editore può trattenere generalmente tra il 30% e il 50% dei

proventi.

Una canzone può guadagnare anche lontano da Spotify. Radio e televisione, cinema, serie tv e pubblicità possono diventare fonti di reddito importanti. Una campagna pubblicitaria nazionale può superare i 100mila euro. Una canzone scelta per un film o una serie può valere oltre 50mila euro. È il mondo delle sincronizzazioni: la musica entra nelle immagini e acquista un nuovo valore. Più contenuti sono invece i ricavi dai social. Anche centinaia di migliaia di utilizzi di un brano in reel e video possono produrre compensi relativamente modesti.