Pozzo Burano 1 e 2, una storia lunga settant’anni. Era il 5 maggio 1956 e tutta la zona del Cagliese...

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Pozzo Burano 1 e 2, una storia lunga settant’anni. Era il 5 maggio 1956 e tutta la zona del Cagliese aspettava da mesi che sgorgasse petrolio dal cantiere dell’Agip attiguo al Ponte Romano sulla vecchia Flaminia, ma grande quel giorno fu la delusione nel vedere sgorgare dalla profondità di oltre duemila metri un forte getto d’acqua. L’Agip aveva trivellato in profondità per una ricerca petrolifera e quel cantiere offriva la speranza di nuovi posti di lavoro grazie al petrolio, per tanta gente che partiva verso Svizzera, Lussemburgo e Belgio.
La delusione di quel getto d’acqua dal Pozzo Burano 1 fu poi la molla che fece scattare negli anni ’80 appetiti molto più attuali con la realizzazione dell’altro Pozzo Burano 2 e la possibilità di sfruttare queste acque profonde oggi tra una contestazione e rassicurazioni di prelievi limitati da parte di Marche Multiservizi: l’argomento torna attuale ad ogni crisi idrica.
Il Pozzo Burano 1 fu realizzato con macchinari di trivellazione allora giunti dagli USA e il cantiere restò per quasi due anni con tecnici ed operai dell’allora Agip di cui era presidente Enrico Mattei. Il forte getto d’acqua creò un grande disagio poiché non fu facile bloccarlo e dopo vari tentativi furono inserite forzatamente nella bocca del pozzo delle patate che gonfiandosi ridussero la pressione dell’acqua e permisero di istallare una serracinesca tutt’ora presente seppur sigillata.
L’Agip sgombrò in giugno il cantiere e per molti anni il pozzo e l’illusione del petrolio rimasero solo un ricordo. Negli anni ’80 Regione, Comune e Acquater iniziarono a interessarsi delle acque profonde scoperte dall’Agip. Furono avviate le procedure, tra non poche contestazioni di giovani che fecero blocchi stradali sulla Flaminia di fronte al Pozzo Burano per impedire una nuova trivellazione e l’ipotesi di sfruttamento. Non furono ascoltati e nonostante che l’Agip avesse fatto una seria ed esauriente relazione anche depositata in Comune, l’operazione Burano 2 prosegui con la nuova perforazione pochi metri pià a valle.
Per placare le proteste fu detto che si trattava solo di uno studio più approfondito con monirotaggi continui del Pozzo e del bacino idrico del Bosso e Burano. Quindi anche il Comune di Cagli dovrebbe fare mea culpa nell’aver assecondato Regione ed Acquater. Tutte le proteste degli ultimi anni sono rimaste inascoltate. A tutt’oggi non vi è traccia di pubblicazione di dati da consultare su studi e monitoraggio. Unica odierna certezza è il continuo prelievo dal Pozzo Burano 2 di acque strategiche profonde da diverse estati.
m.c.
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