Ranucci rimane a Report, per ora. Il suo avvocato attacca: "La vittima scomoda di un attentato trasformata in colpevole"

Nessun passo indietro, almeno per il momento. Sigfrido Ranucci sta continuando a lavorare per il nuovo ciclo di Report. È l'informazione che trapela dalla riunione di ieri con Paolo Corsini, direttore dell'approfondimento Rai, in uno degli incontri di lavoro che proseguono anche dopo che è scoppiato il caso Lavitola. E non trovano riscontro le indiscrezioni sull'intenzione del giornalista di chiedere un risarcimento alla Rai in caso di allontanamento dal programma, secondo quanto apprende l'Ansa da diverse fonti.

Nel frattempo, si attendono ancora le decisioni dei vertici Rai sul futuro della conduzione di Report. Risale a ieri, giovedì 13 agosto, la consegna della relazione del comitato etico sulla vicenda che coinvolge il giornalista all'amministratore delegato Rai, Giampaolo Rossi.

L'attacco del legale Roberto De Vita

Intanto la difesa del giornalista passa all'attacco. In una nota ufficiale, l'avvocato Roberto De Vita denuncia quello che definisce un vero e proprio "capovolgimento delle responsabilità" attorno alla vicenda del conduttore del programma d'inchiesta di Rai3.

"Come già in precedenti audit conclusi con conferma della correttezza dell'operato di Report, Ranucci ha sempre difeso il valore dei giornalisti della redazione tutelandone autonomia ed indipendenza, ben consapevole di come il giornalismo di inchiesta esponga costantemente a critiche ed attacchi - scrive il suo legale -. Come quello che sta avvenendo adesso dove alla vittima (scomoda) di un grave attentato (che diventa pretesto) viene imputata la responsabilità di un danno all'immagine e ne viene chiesta dalla politica la sostituzione, un paradosso morale con conseguenze gravi per la democrazia".

Valter Lavitola rimane in carcere

Sul fronte giudiziario, si fa più complicata la posizione di Valter Lavitola, arrestato con l'accusa di essere il mandante dell'attentato dinamitardo che nell'ottobre 2025 ha colpito la casa del giornalista a Pomezia (Roma). Il giudice per le indagini preliminari ha infatti rigettato la richiesta di concessione degli arresti domiciliari, ritenendo elevati sia il pericolo di inquinamento delle prove sia il rischio di fuga. Le dichiarazioni di Lavitola durante l'interrogatorio di garanzia, in cui ha sostenuto di aver commissionato l'attacco "per far aumentare la scorta e la protezione" all'amico Ranucci, sono state liquidate dal giudice come "fumose, generiche e del tutto prive di riscontri".

Il legale di Lavitola, l'avvocato Sergio Cola, ha annunciato che all'inizio della prossima settimana presenterà un ricorso al tribunale del riesame, contestando la misura cautelare e l'aggravante del metodo mafioso. L'avvocato valuta inoltre l'opportunità di sollecitare un nuovo interrogatorio direttamente davanti al pubblico ministero.