Se non ci fosse stata avrebbe fatto parecchio rumore. Ma anche così, nonostante i sorrisi di circostanza in favore di fotografi, non rasserena il clima in casa Lega, anzi. La stretta di mano immortalata al Meeting di Rimini tra Matteo Salvini e Attilio Fontana lascia inevase le richieste dei 'nordisti' mentre il leader fa sapere che non ha alcuna intenzione di fare quel "passo di lato" invocato dalla fronda che punta a un cambiamento alla guida del partito. Anzi, si mostra determinato a finire il lavoro, considerando che davanti c'è "più di un anno" al governo.
Perché l'orizzonte, secondo lui, è quello della scadenza naturale della legislatura, l'autunno 2027. Non solo, si dice pronto a correre "con le preferenze", se passerà la riforma della legge elettorale. E il centrodestra, scommette, vincerà di nuovo con una Lega che sarà "ampiamente sopra il 10%". D'altronde, non manca mai di definirsi "ottimista per natura" Salvini, che fa precedere il suo arrivo al Meeting da una lunga intervista in cui ribadisce le "porte spalancate a chi vuole costruire, non polemizzare", e consiglia a tutti di "risolvere i problemi in famiglia" per non dare assist "a Conte e Schlein".
Un invito che il governatore della Lombardia pare accogliere, visto che si presenta al tradizionale appuntamento di Comunione e Liberazione cercando di evitare di parlare del suo partito. Salvini "compatibilmente con tutte le cose che devo fare lo incontrerò" si limita a rispondere glaciale ai cronisti che insistono. E raccontano che non sia stato semplicissimo trovare il momento giusto. Ci avrebbe pensato Claudio Durigon, che accompagna Fontana al padiglione del Mit dove va in scena il contatto tanto atteso.
"Tra i governatori del Nord c'è anche Alberto Stefani", aveva appena fatto notare Salvini ai cronisti che lo incalzavano sulla "rivolta dei governatori". Lui dice che niente lo "inquieta" e assicura che nella giornata che trascorre tra gli stand della Fiera di Rimini Fontana lo vedrà eccome, "ci abbracceremo" dice, anche se un po' di nervosismo è palpabile e si traduce in uno scambio ruvido (poi subito ricomposto) con una delle croniste che gli chiedono proprio dei malumori interni.
Il rapido incrocio con Fontana, che avviene poco dopo, non ha molto del calore di un abbraccio. Anzi. I due quasi non si guardano, scambiano poche parole di circostanza davanti a Geronimo La Russa, presidente dell'Aci, che racconta ai due del prossimo Gp di Monza. Il confronto, insomma, è rimandato, forse alla prossima settimana dicono i bene informati. Nel frattempo restano le parole del leader, che rivendica il percorso dell'Autonomia ("anche regioni del centro-sud la chiederanno") e pure l'attenzione al Nord.
"La Lega ha cinque ministri del Nord su cinque, cento miliardi sono stati impegnati in opere pubbliche al Nord" ricorda. Tanto che "mi viene il dubbio che qualcuno usi la parola 'Nord' per parlare d'altro", sottolinea evocando il pensiero esplicitato da Claudio Borghi con quel "niente idee, solo richiesta di posti in lista" di pochi giorni fa.
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