Iniziate le esequie della bandiera nerazzurra scomparsa a 83 anni. Presenti centinaia di tifosi che hanno voluto ricordare la leggenda nerazzurra. Tanti gli ex interisti, tra cui Aristide Guarneri, campione d'Europa con l'Italia nel 1968 e due volte vincitore della Coppa dei Campioni con Mazzola, e poi Giuseppe Bergomi, Francesco Toldo, Ivan Ramiro Cordoba, Esteban Cambiasso. Per tutta la giornata, il sindaco Giuseppe Sala ha proclamato il lutto cittadino
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Milano si stringe oggi nel dolore per l'ultimo saluto a Sandro Mazzola, storica bandiera dell'Inter e della Nazionale italiana, i cui funerali sono in corso nella Basilica di Sant'Ambrogio. Un lungo applauso ha accolto l'ingresso del feretro, tra momenti di profondo raccoglimento. Rose e ranuncoli bianchi sopra la bara, con la storica maglia numero 8 che ha indossato fissata sulla parte anteriore della bara. Presenti centinaia di tifosi che hanno voluto ricordare la leggenda nerazzurra. Tanti gli ex interisti, tra cui Aristide Guarneri, campione d'Europa con l'Italia nel 1968 e due volte vincitore della Coppa dei Campioni con Mazzola, e poi Giuseppe Bergomi, Francesco Toldo, Ivan Ramiro Cordoba, Esteban Cambiasso. Anche Gianfelice Facchetti, figlio di Giacinto, ha fatto il suo ingresso in basilica, poco prima del presidente dell'Inter Giuseppe Marotta. "Il tuo nome resta tra le pagine della nostra storia. Il tuo ricordo nel cuore della nostra Curva. Ciao Sandro" recita uno striscione degli ultras dell'Inter, appeso nel piazzale antistante la basilica.
Lutto cittadino proclamato per la giornata di oggi
Per tutta questa giornata, il sindaco Giuseppe Sala ha proclamato ufficialmente il lutto cittadino, disponendo le bandiere civiche a mezz'asta su tutti gli edifici pubblici in segno di rispetto e partecipazione della comunità milanese. Per volontà della famiglia, l'accesso di telecamere e macchine fotografiche all'interno della Basilica è stato consentito. Un divieto esteso anche ai contenuti che possono essere prodotti con uno smartphone.
Un'icona in campo e fuori
Con la scomparsa di Mazzola, il mondo dello sport e l'intera città perdono non solo un fuoriclasse sul campo, ma un autentico simbolo. Il club nerazzurro lo ha ricordato con una nota colma di commozione, definendolo come l'essenza stessa della propria storia: entrato nel club da ragazzino, ne è diventato l'icona intramontabile. La sua parabola sportiva è stata segnata fin dall'infanzia dal peso del ricordo del padre Valentino, capitano del Grande Torino scomparso nella tragedia di Superga. Sandro debuttò in prima squadra il 10 giugno 1961 nel celebre e controverso match contro la Juventus, siglando su rigore la sua prima rete.
I successi con Inter e Nazionale
Sotto la guida di Helenio Herrera, si è consacrato come il trascinatore della "Grande Inter", conquistando quattro Scudetti, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali, oltre ai titoli di capocannoniere in Serie A e in Europa, sfiorando il Pallone d'Oro nel 1971 dietro a Johan Cruyff. Conclusa la carriera sul campo, ha continuato a operare nel calcio come dirigente per Inter, Genoa e Torino, diventando in seguito un apprezzato e garbato volto televisivo. In maglia azzurra è stato protagonista del trionfo all'Europeo del 1968 e della leggendaria "Partita del Secolo" contro la Germania a Messico '70. Proprio nel 1968, Mazzola dimostrò una sorprendente lungimiranza fuori dal campo, figurando tra i soci fondatori dell'Associazione Italiana Calciatori (Aici) insieme a Sergio Campana. Oggi Milano si ferma per tributare il doveroso omaggio a un uomo che ha scritto pagine indelebili dello sport italiano.
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