Lea 2024: la Campania passa l’esame dei Livelli Essenziali di Assistenza ma è una sufficienza stretta con una spia rossa accesa proprio dove il Servizio sanitario regionale è più fragile ossia la prevenzione. Il ministero della Salute ha pubblicato ieri i dati del monitoraggio annuale basato sulla griglia del Nuovo Sistema di Garanzia. Dopo lo stop legato alla pandemia, torna la valutazione piena e la fotografia è quella di un Paese a due velocità.
L’Ia generativa e la biologia predittiva
Tutte le Regioni, tranne Calabria, Sicilia e Provincia autonoma di Bolzano, sono sopra soglia in tutte e tre le macro-aree: Prevenzione, Cure Distrettuali e Ospedale. La Campania è tra le promosse ma con un punteggio appena sopra la soglia della sufficienza, fissata a 60, nella Prevenzione (vaccinazioni e screening) incassando invece 80 nelle cure distrettuali e 68 nell’area ospedaliera. In totale 209 punti. Un risultato che la piazza nella parte bassa della classifica nazionale, davanti solo a Calabria 189, Molise 192, Sicilia 196, Basilicata 205 e Bolzano 206. Nel complesso il Paese migliora su prevenzione e territorio, frena in ospedale. Ma il Ministero ricorda che non esiste una classifica ufficiale: ogni area viene valutata a sé.
LE REGIONI
Il confronto con il Nord è testimone di irrisolti divari territoriali: Veneto, Emilia-Romagna e Toscana viaggiano sopra 90 in ogni area e arrivano a 288 punti. Tra la prima (Veneto) e la Campania ci sono 79 punti di distanza. Il dato positivo per la Campania arriva dal territorio. L’assistenza distrettuale è il settore in cui la Regione ottiene il voto migliore e, soprattutto, l’unico in crescita costante. Dal 2022 al 2024 il punteggio è salito in modo progressivo. Dentro ci sono l’assistenza domiciliare integrata, la velocità del 118, la gestione dei pazienti psichiatrici e oncologici, gli anziani. È anche l’effetto dei fondi del Pnrr puntati su Case di Comunità e medicina di prossimità. Anche il fronte ospedaliero che nel 2023 aveva segnato un miglioramento, nel 2024 arretra. Per l’attività ospedaliera tutte le Regioni sono promosse ma il divario è ampio: si va dal 97 del Veneto al 60 del Molise. La Campania con 68 resta a metà. La prevenzione sfiora la sufficienza come detto: qui che si gioca la partita più delicata per la Campania. Il dato preoccupa perché il trend è in peggioramento da tre anni. Un arretramento che non ha eguali altrove. Gli screening oncologici restano uno storico punto debole. Ma a trascinare giù il voto sono anche le vaccinazioni. Dopo i buoni risultati ottenuti durante il Covid per antinfluenzale, zoster e pneumococco, le coperture sono calate vistosamente e ora sono largamente sotto soglia. Una caduta che ha avuto conseguenze concrete: durante l’ultima epidemia influenzale si sono registrati centinaia di casi di polmonite dovuti all’incrocio di più virus. Se il calo proseguisse anche nel 2025, avvertono i tecnici, la Campania rischierebbe di ripiombare sotto soglia e di compromettere la valutazione complessiva dei Lea.
I NODI
I nodi da sciogliere, al di là dei numeri, incrociano i problemi strutturali che la Regione deve affrontare. Primo: il contenzioso con i privati accreditati; le tariffe sono ferme da anni, i contratti con le Asl scaduti e ancora al palo per le Case di cura, nessuna rivalutazione delle prestazioni di pronto soccorso erogate dalle cliniche inserite nella rete dell’emergenza e anche la radioterapia è ferma. Poi ci sono i pagamenti. Farmacisti e fornitori sono tornati ad attendere mesi, aspettano ancora i saldi del 2025 e navigano senza contratti rinnovati per il 2026. Terzo: l’assistenza ai disabili gravi. Per chi è in regime residenziale intensivo non è più possibile superare i 240 giorni a tariffa piena. La norma sta provocando le dimissioni di pazienti e il licenziamento di personale. A questo si aggiunge l’urgenza di ridefinire budget e tetti di spesa per chiudere la programmazione dell’anno in corso. Per la Campania il messaggio è duplice. Da un lato la tenuta delle cure distrettuali dimostra che gli investimenti di prossimità stanno pagando. Dall’altro la prevenzione, se non invertirà rotta, rischia di trascinare giù tutto il sistema. Promossa, sì. Ma con la necessità di correre ai ripari prima che la sufficienza di oggi diventi insufficienza domani.