Scudo penale: cos’è e come funziona?

In consa consiste l’istituto giuridico che protegge le persone che hanno commesso un reato in presenza di una causa di giustificazione?

Chi commette un reato deve essere perseguito dalla giustizia secondo le regole dettate dalla legge; in uno Stato di diritto, nessuno è superiore a quest’ultima, per cui tutti devono essere puniti senza tener conto della condizione economica o sociale dell’autore del crimine. Questo principio, di fondamentale importanza in una democrazia, sembra essere messo in discussione dal cosiddetto scudo penale. Cos’è e come funziona?

Si tratta di un istituto giuridico che, periodicamente, è riproposto dalla politica per tutelare determinati soggetti. È chiaro, infatti, il rimando alla “protezione” che vorrebbe essere fornita a certe categorie di persone. Ma in cosa consiste esattamente? Cos’è e come funziona lo scudo penale? Approfondiamo l’argomento.

Indice

  • Cos’è lo scudo penale?
  • Come funziona lo scudo penale?
  • Come funziona lo scudo penale secondo la legge italiana?

Lo scudo penale è un istituto giuridico che consente di proteggere determinate categorie di individui da un’incriminazione penale, cioè dall’accusa di aver commesso un reato.

Come funziona lo scudo penale?

Il funzionamento dello scudo penale è rimesso di volta in volta alle indicazioni stabilite dalla legge a seconda dello scopo concretamente perseguito.

In linea di massima, lo scudo penale non garantisce un’immunità assoluta – che sarebbe incostituzionale – ma una protezione limitata rispetto all’esercizio dell’azione penale da parte del pubblico ministero.

In pratica, lo scudo penale non consente di evitare un processo per il crimine commesso ma di avere maggiori garanzie, soprattutto al momento dell’iscrizione della notizia di reato e nella susseguente fase delle indagini preliminari.

Da questo punto di vista, lo scudo penale serve a garantire maggiore serenità a persone che svolgono, per professione, un’attività particolarmente pericolosa o rischiosa, dalla quale potrebbero facilmente derivare conseguenze aventi, almeno di primo acchito, una rilevanza penale.

Si pensi all’errore medico da cui può derivare un’imputazione per lesioni od omicidio colposo, oppure al poliziotto che, sparando per difendersi, uccida un rapinatore.

Come funziona lo scudo penale secondo la legge italiana?

Lo scudo penale italiano (art. 12, d.l. 24 febbraio 2026, n. 23) prevede che chiunque abbia commesso un reato verosimilmente in presenza di una causa di giustificazione debba essere iscritto in un registro degli indagati separato da quello ordinario.

La misura è pensata prevalentemente – ma non esclusivamente – per gli appartenenti alle forze dell’ordine che, quindi, non verrebbero iscritti automaticamente tra gli indagati quando agiscono nell’adempimento del dovere o nell’uso legittimo delle armi.

Costituiscono esempi di cause di giustificazione la legittima difesa, l’adempimento di un dovere, l’uso legittimo delle armi, lo stato di necessità, il diritto di cronaca e di critica, il diritto di sciopero.

Praticamente, lo scudo penale protegge tutti coloro che, a prima vista, pur avendo astrattamente commesso un reato, non sarebbero punibili perché scriminati dal ricorrere di una causa di giustificazione.

Per costoro non è prevista un’impunità bensì una sorta di trattamento preferenziale che prevede l’iscrizione all’interno di un registro delle notizie di reato separato rispetto a quello ordinario.

Dunque, quando appare evidente che il fatto sia stato compiuto in presenza di una causa di giustificazione, il pubblico ministero procede all’annotazione preliminare, in separato modello, del nome della persona cui è attribuito il fatto medesimo.

Alla persona cui è attribuito il fatto in presenza di una causa di giustificazione si applicano le disposizioni sui diritti e sulle garanzie della persona sottoposta alle indagini preliminari e ogni altra disposizione ad essa relativa.

Quando non è necessario procedere al compimento di ulteriori accertamenti, il pubblico ministero assume le proprie determinazioni in ordine alla richiesta di archiviazione senza ritardo e comunque entro trenta giorni dall’annotazione preliminare.

Nei casi in cui ritenga necessario procedere al compimento di ulteriori accertamenti il pubblico ministero provvede senza ritardo e comunque entro centoventi giorni dall’annotazione preliminare nell’apposito registro.

All’esito, assume le proprie determinazioni in ordine alla richiesta di archiviazione entro il termine di ulteriori trenta giorni.

Ovviamente, le investigazioni compiute dal pubblico ministero potrebbero escludere la sussistenza di una causa di giustificazione: in questa circostanza, l’indagato verrebbe immediatamente iscritto nel registro ordinario delle notizie di reato.

In buona sostanza, lo scudo penale italiano prevede una maggiore cautela degli inquirenti nel caso in cui il reato sembra essere scriminato da una causa di giustificazione, garantendo celerità nelle indagini e nella cancellazione dell’annotazione preliminare qualora sia provata la non punibilità di chi ha agito: lo scopo, infatti, è di non sottoporre una persona innocente a un lungo ed estenuante procedimento penale.