VENEZIA - «Io lei non l’ho vista. Non ho visto il barchino in canale, ho solo sentito il colpo. Mi sono fermato subito, ho guardato cosa era successo: c’era la barca che stava affondando, c’era il ragazzo ferito, e infatti ho chiamato immediatamente il 118, ho chiesto cosa dovevo fare. Ma Gabriella non l’ho mai vista». Parla tra i singhiozzi, il fratello che fa l’impossibile per finire le frasi che lui lascia a metà, ma insiste sempre sullo stesso concetto: il “cofano” di Sean Michieli gli ha tagliato la rotta d’improvviso, non ha potuto evitare l’impatto perché non l’ha neppure visto arrivare. E poi, pur nella concitazione dell’incidente, ricorda distintamente la sagoma del 25enne senza conoscenza sul relitto del barchino che affondava, ma è sicuro di non aver riconosciuto un secondo corpo: se Querino era in barca con il marito, è stata sbalzata subito lontano, nelle acque buie delle cinque del mattino.
Il tassista veneziano indagato per lo schianto nel canale di Tessera - il tratto di laguna che collega il centro storico e l’aeroporto “Marco Polo” - è anche il primo testimone della tragedia ed è sulla sua ricostruzione dei fatti che si stanno basando le indagini della procura e dei carabinieri. Il 38enne però non è l’unico a poter fornire una sua versione dell’accaduto: in cabina portava infatti due turisti americani, bagagli e carte d’imbarco pronti per salire a bordo di un volo che li doveva riportare negli Stati Uniti dopo la vacanza italiana. E poi ci sono altri due tassisti acquei: il primo che è passato affianco alle barche schiantate senza fermarsi, il secondo che invece ha accettato di prendersi in carico la coppia straniera e di farla arrivare per tempo al terminal - così come suggerito dal personale del Suem. Tutti loro dovranno essere sentiti dal pubblico ministero Daniela Moroni, in qualche modo: i tassisti di persona, gli statunitensi a distanza - e già se ne starebbero occupando gli avvocati dell’indagato.
La ricostruzione dello schianto
Assistito dagli avvocati Stefania Pattarello e Augusto Palese, il 38enne veneziano si vede contestare il reato di omicidio stradale, nella sua declinazione nautica. Nel collegio difensivo anche il legale Jacopo Molina, specializzato proprio sul fronte amministrativo della navigazione (il tassista, d’altronde, lavorava come sostituto usando una barca e una licenza intestata a un collega).
La corsa delle cinque del mattino verso l’aeroporto era la prima del suo turno: la sera di venerdì il veneziano era uscito, ma era tornato a casa abbastanza presto da potersi ritagliare qualche ora di sonno prima di montare al lavoro - gli esami tossicologici disposti su di lui servono proprio a verificare le sue condizioni quando si è messo al timone (e lo stesso è già stato deciso per Michieli, su cui è stata disposta un’autopsia completa). Dopo l’isola di Tessera, il barchino sarebbe spuntato improvvisamente davanti al taxi: l’impatto ha visto la chiglia di prua della barca cabinata sfondare il “cofano” a babordo, la parte posteriore sinistra finita distrutta - praticamente a ridosso del pozzetto di poppa, la postazione del pilota. Il tassista spiega di non aver visto luci, tanto meno la sagoma del fuoribordo che gli piombava davanti - e che forse, per essere stato centrato in questa maniera, all’ultimo minuto potrebbe aver tentato una virata. Il 38enne assicura che, al contrario, la sua barca era accesa a giorno: in cabina tutte le lampadine erano accese, i passeggeri stavano approfittando del tragitto per ricontrollare i documenti di viaggio.
Cosa ha fatto il tassista dopo l'incidente
Il colpo, però, si è sentito eccome: il tassista ha bloccato il motore, si è sporto a controllare e ha visto il relitto del barchino che affondava, Sean riverso sulla vetroresina arancione. Non sapendo come intervenire in sicurezza, ha allertato il 118 e gli operatori gli hanno raccomandato, come prima cosa, di mettere in sicurezza i suoi clienti: ecco perché li ha affidati a un collega di passaggio - il secondo che gli è sfilato davanti e che, forse, era stato allertato anche dal primo, che ha continuato senza fermarsi. Il Suem ha chiesto poi delucidazioni sulle possibilità di navigazione in canale, sapendo che quel tratto è costeggiato da “secche” insidiose; il veneziano ha spiegato di essere arrivato con il suo taxi fino al relitto e che, quindi, lo stesso avrebbe potuto fare anche l’idroambulanza. Infatti sono stati i sanitari, arrivati in pochi minuti, a recuperare Michieli, tremendamente ferito. Nessuna traccia, però, di Querino: eppure la 26enne, se anche fosse finita in acqua, al netto delle correnti forti e del vento avrebbe dovuto essere portata proprio tra i fondali bassi. Eppure la procura non ha dubbi che la brasiliana fosse a bordo del barchino: sul fondale è stata recuperata la sua borsetta, con tanto di portafoglio e documenti. I carabinieri, comunque, continuano a seguire ogni pista possibile: dalla famiglia di lui, a Cavallino, fino a quella di lei, in Brasile.
© RIPRODUZIONE RISERVATA