Sfila l’antico orgoglio contadino  - L'Unione Sarda.it

La festa.

20 settembre 2026 alle 00:11

Lo spettacolo delle etnotraccas per onorare la vite e la vendemmia 

Alla fine della vendemmia a casa si tornava stanchi e accaldati. Il tempo di lavarsi, cambiarsi e poi iniziava la festa: una lunga tavolata, del buon cibo, il vino e tutti a ballare accompagnati dalla musica. Una tradizione che nelle case quartesi un po’ si è persa, ma che ieri si è rivissuta in occasione della Sagra dell’uva edizione 2026, organizzata come sempre nell’ambito dei festeggiamenti per la patrona Sant’Elena.

Spirito antico

Ed è stata una festa di suoni e di colori, del ritmo incessante dei “trallallera” che ha accompagnato il lungo corteo di etnotraccas, carri e calessi partiti da via Cecoslovacchia a Pitz’e Serra e poi da qui per le strade di mezza città fino al sagrato della basilica per il momento più emozionante della benedizione dei carri e dell’uva. E ancora una volta è stata una gara a chi ha preparato i carri e i trattori nel modo più originale e sfarzoso. C’è chi ha ricreato il magazzino dove si festeggiava, si mangiava e si beveva dopo la vendemmia e chi ha realizzato un piccolo salottino con tanto di quadri appesi. Un lavoro minuzioso, cominciato giorni prima, per sistemare le botti, gli attrezzi della tradizione contadina e tanto altro.

I protagonisti

«Siamo qui per festeggiare» dice Massimo Cabras dal suo carro, «io partecipo ormai da anni ed è sempre un’emozione nuova. Abbiamo ricreato una sorta di cucina e ci sono anche le mole e le botti. Questa è l’occasione per rivivere tradizioni che non ci sono più». L’annata «per l’uva è stata buona per quanto riguarda la gradazione, però la quantità è stata minore rispetto all’anno scorso». Grande festa anche per le famiglie Ibba e Sarritzu che hanno allestito i carri Su Murzu de da binenna, Is Ainas de ziu Franciscu Lianas e l’associazione Pierluigi Ibba in ricordo di Gigi Ibba, scomparso di recente e che di questa sagra era una delle anime. «E noi continuiamo a ricordarlo» dice Antonio Sarritzu, 77 anni, «abbiamo preparato il carro come facevamo quando c’era lui con “su pampiri” che è la vite e il corbezzolo e poi abbiamo appeso tutti gli attrezzi della tradizione contadina». Intanto nelle etnotraccas, cuociono maialetti e salsicce e lungo le vie si distribuisce l’uva.

L’orgoglio

«Sono fiero di partecipare con il carro e il mio cavallo» dice Lorenzo Denotti 26 anni, «da quando ero piccolino. La nostra è una lunga tradizione di passione per i cavalli, li aveva mio padre e anche mio nonno. I miei genitori hanno fatto anche due feste di San Giovanni e mio nonno era bottaio».Il carro di Gabriele Caddeo invece rappresenta un loggiato dove ci si riuniva a cena con gli amici: «Col mio organetto sono il suonatore della festa. I momenti più belli sono quelli dei preparativi che durano dieci giorni e ogni sera si fa festa e poi quello quando il corteo arriva in piazza Sant’Elena e c’è la benedizione. Noi siamo molto devoti alla patrona tanto che nel carro abbiamo messo una frase dedicata a lei». E chissà se il piccolo Matteo, tre mesi e mezzo, seduto sul carro di Alessandro Cannas, vestito di tutto punto con la camicia e le bretelle, se lo ricorderà quando sarà grande questo tripudio di colori.

Oggi l’ultimo atto

I festeggiamenti in onore della patrona si chiudono oggi con Qurri alle 18 in piazza Sant’Elena: è la corsa della sagra dell’uva, gara podistica di 10 chilometri e ludico amatoriale di 3,5. Prima alle 17 nel sagrato gonfiabili e animazione per i bambini e alle 18 le finali del torneo di basket serie C maschile in via Pessina.

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