Sgravi e agevolazioni. Grande Zes, sì di Meloni: “Va estesa anche al Nord”

L’idea lanciata sul Carlino dal presidente dell’Abi Patuelli raccolta dalla premier. “Stiamo studiando le modalità più efficaci”. Fari puntati sull’Appennino

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’idea di una Zona economica speciale allargata al Centro-Nord sta prendendo sempre più quota

Il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni. L’idea di una Zona economica speciale allargata al Centro-Nord sta prendendo sempre più quota

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Bologna, 16 agosto 2026 – Il sasso lo aveva lanciato da queste colonne il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, il 23 luglio scorso. Una riflessione sulla possibilità di ulteriori ampliamenti della Zona economica speciale. Un’idea subito sostenuta dagli imprenditori e dalle stesse istituzioni, a cominciare dal governatore dell’Emilia-Romagna, Michele de Pascale. Venerdì è arrivata l’apertura della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che, in una lunga intervista a Milano Finanza, l’ha messa così: “Stiamo studiando le modalità tecniche più efficaci per estendere a tutto il territorio nazionale alcuni dei meccanismi che oggi stanno funzionando molto bene nelle regioni del Sud e che hanno contribuito in questi anni a fare crescere il Mezzogiorno più della media nazionale”.

Meloni: “Stiamo osservando i benefici della Zes”

Nello specifico, ha argomentato Meloni, “una delle opzioni è quella di estendere le semplificazioni oggi previste dalla Zes unica agli investimenti che superano una determinata soglia, in alcuni specifici ambiti economici e produttivi, concordati e individuati insieme alle regioni del Centro-Nord. È un dossier che stiamo seguendo con grande attenzione – ha concluso Meloni – perché stiamo vedendo quali sono i benefici che sta producendo la Zes sulla crescita e sull’occupazione e vogliamo amplificarne i risultati”.

La ratio della Zes

Nell’articolo del 23 luglio, Patuelli aveva spiegato la ratio della Zes, “un’area geografica delimitata nel territorio di uno Stato dell’Unione Europea, nella quale le imprese possono ottenere speciali condizioni in relazione agli investimenti e alle attività di sviluppo, innanzitutto con semplificazioni amministrative, con crediti d’imposta sugli investimenti e con sgravi contributivi per le nuove assunzioni a tempo indeterminato”.

La legge del 2023

La Zes unica per il Mezzogiorno è stata istituita con legge dello Stato nel 2023 e comprende i territori delle regioni Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna. Con legge del 2025, è stata ampliata anche a Marche ed Umbria. “L’evidente successo della Zes italiana – spiegava Patuelli – ha stimolato l’attuale dibattito sulle possibilità di ulteriore ampliamento delle sue aree di operatività che ora hanno come confine nord il Torrente Tavollo, che divide le Marche dalla Romagna. Ma il Torrente Tavollo è ora giuridicamente diventato, per la Zes italiana, un mitico confine, insuperabile, come le antiche ‘Colonne d’Ercole’? Leggendo le normative europee vigenti si constata che è complessa l’ipotesi che tutta l’Italia possa divenire una Zes, ma essa può ulteriormente essere allargata anche a province o comuni svantaggiati”.

Una suggestiva panoramica dell'Appennino emiliano

Una suggestiva panoramica dell'Appennino emiliano

Riflessione sulle aree montane

In particolare, nella sua riflessione Patuelli citava “ampie aree territoriali nel Centro Nord, innanzitutto nell’Appennino, e alcune nelle Alpi, che hanno visto chiudere tante attività economiche, che soffrono per vetuste linee di comunicazione e hanno subìto e continuano a soffrire gravi livelli di spopolamento. Queste aree, soprattutto montane, incontestabilmente depresse, debbono ora essere analizzate e prese in attenta considerazione per il realistico ampliamento anche ad esse della Zes italiana”.

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