Si torna a gareggiare nella Senna

Martedì agli Europei di nuoto a Parigi si tornerà a gareggiare nella Senna: dal 4 all’8 agosto ci saranno le gare di fondo, quelle in acque libere, e tra il 7 e l’8 si faranno lì anche le ultime gare dei tuffi, quelle dalle altezze maggiori. Non tutti i nuotatori, però, sono contenti di tornare a gareggiare nella Senna: durante le Olimpiadi del 2024 a Parigi – quando il fiume era tornato balneabile dopo oltre un secolo – alcuni atleti e atlete erano stati male, e c’erano state parecchie polemiche. Stavolta, però, ci sono motivi per essere un po’ più ottimisti.

Per più di cento anni nuotare nella Senna è stato molto pericoloso. All’inizio del Novecento il fiume era molto inquinato e conteneva troppi batteri, come l’Escherichia coli, che può causare infezioni intestinali. Dal 1923 divenne illegale farci il bagno e negli anni Sessanta la Senna fu dichiarata «biologicamente morta». Negli ultimi anni, sfruttando l’occasione delle Olimpiadi del 2024, la città di Parigi ha speso quasi un miliardo e mezzo di euro per pulire il fiume e renderlo sicuro per le gare sportive prima e per la balneazione poi.

Eppure, durante le Olimpiadi e le Paralimpiadi ci furono problemi e polemiche, soprattutto a causa della pioggia, che portò a un aumento dell’inquinamento del fiume e al conseguente rinvio di alcune gare. Quando piove, infatti, le fognature si riempiono e parte delle acque reflue viene scaricata nel fiume, ed è più facile che la corrente trasporti rifiuti e batteri lungo il suo corso.

Alla fine tutte le gare si disputarono, ma dopo alcune di queste diversi atleti si sentirono male. C’è chi se lo ricorda bene. Alla Gazzetta dello Sport Ginevra Taddeucci, che a quelle Olimpiadi vinse un bronzo nella 10 km, ha detto:

Sinceramente non è uno dei posti in cui avrei voluto tornare a gareggiare. A Parigi sono stata fortunata a differenza di altre ragazze finite all’ospedale. Ricordo per esempio la tedesca Leonie Beck che mi ha raccontato di aver vomitato nove volte e aver avuto diarrea. Non possiamo continuare a sperare di stare bene: dovrebbe essere una certezza.

Gregorio Paltrinieri, uno dei migliori nuotatori italiani in acque libere, ha ricordato in un’intervista al Corriere della Sera che durante la gara di 10 km alle Olimpiadi erano «partiti in trenta e almeno dieci sono finiti in ospedale». Per questo lui e altri nuotatori non si fidano a gareggiare nella Senna, e avevano chiesto agli organizzatori di spostare le gare in un altro luogo. La richiesta però è stata respinta.

Il problema non riguarda soltanto il fatto di stare male in sé. Alcuni atleti che partecipano alle gare in acque libere, tra cui lo stesso Paltrinieri, puntano a disputare anche le gare in vasca, che si faranno nei giorni dopo. Un malessere o un eventuale rinvio possono quindi avere conseguenze importanti sul loro programma.

Non è un problema solo della Senna, comunque. Mentre onde e correnti, vento e clima, pesci e talvolta persino meduse sono parte di ciò che rende intrigante e imprevedibile il nuoto in acque libere, la scarsa qualità e le temperature estreme dell’acqua – troppo calda o troppo fredda – sono invece un costante problema con cui fare i conti.

C’erano stati problemi anche l’anno scorso ai Mondiali di Singapore; a giugno durante l’ultima tappa di Coppa del Mondo a Setubal, in Portogallo, oltre dieci nuotatori si sono ammalati e alcuni sono pure finiti in ospedale. Taddeucci ha detto di aver passato la notte intera a vomitare. Il fatto che la Senna fino a poco fa non fosse balneabile, e che Parigi sia un posto così famoso, senza dubbio contribuisce a rendere più popolari le polemiche.

Viste le proteste diffuse, a fine luglio il presidente di European Aquatics António Silva e altri rappresentanti dell’organizzazione hanno incontrato Kristóf Rasovszky, il campione olimpico sui 10km, per discutere della qualità dell’acqua della Senna e approvare ulteriori misure per la sicurezza e la salvaguardia degli atleti. Tra le tante cose si è deciso che potranno richiedere una verifica indipendente della qualità dell’acqua, a spese della federazione; e che se un atleta dovesse ammalarsi per colpa del fiume European Aquatics rimborserà le spese mediche.

C’è anche da dire che tra le oltre 100mila persone che l’anno scorso hanno fatto il bagno nella Senna – che per la prima volta aveva aperto la balneazione al pubblico – non ci sono stati grossi problemi sanitari. Anche se, nota Paltrinieri, un conto è farci una nuotata, magari non mettendo mai la testa sott’acqua, un altro è «nuotarci per un’ora e 50 minuti, bevendo acqua putrida».

Stavolta si nuoterà su un percorso diverso da quello delle Olimpiadi, nei pressi del Pont de Grenelle, una delle tre zone balneabili del fiume. Ci sarà anche un piano B, cioè un tratto alternativo, nel caso le acque della zona non fossero idonee.

Il nuotatore britannico Hector Pardoe domenica ha provato a nuotare in quell’area e ha scritto che il fiume «ha un sapore più pulito» rispetto al 2024, e che le correnti sembrano meno intense. Di recente Taddeucci, parlando delle Olimpiadi, ha proprio ricordato la sensazione di essersi trovata in una sorta di «imbuto», a un certo punto.