Parla l'ex capitano di Davis dopo il forfait del numero 1 azzurro anche al Masters 1000 di Shanghai: «Capisco la privacy, ma così si alimentano le speculazioni. È un problema fisico non ancora risolto, ma guai a dubitare del suo valore»
«Un po’ più di trasparenza nella comunicazione, da parte del suo staff, sarebbe meglio. Tutti questi silenzi: perché?». Dopo i forfait prima a Pechino e poi al Masters 1000 di Shanghai, Corrado Barazzutti rompe l’attesa attorno alle condizioni fisiche di Jannik Sinner. In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, l’ex capitano azzurro di Coppa Davis analizza il delicato momento del tennista altoatesino, fermo ormai da oltre cento giorni. Secondo Barazzutti, la scelta di prendersi tutto il tempo necessario è corretta di fronte a un «problema fisico non ancora risolto», ma la gestione mediatica dello staff rischia di spalancare le porte a troppe speculazioni.
I troppi silenzi e il nodo della trasparenza
Per Barazzutti la rinuncia al torneo di Shanghai non è arrivata come una sorpresa, dato che «tra i due tornei c’è di mezzo solo una settimana: se non sei a posto come fai a riprenderti in così poco tempo?». Ciò che lascia perplesso l’ex capitano di Davis è piuttosto la cortina di riserbo eretta dall’entourage del tennista: «Non c’è niente di male a dire le cose alla luce del sole, basterebbe un medico che spiegasse il problema fisico e come si dovrà curare». Pur comprendendo la volontà di tutelare la privacy del giocatore — un atteggiamento già visto di recente con Carlos Alcaraz —, Barazzutti sottolinea come rimanere sul vago finisca per generare ansie immotivate: «Con Sinner sono stati ancora più criptici: niente di male, ma poi la gente finisce per speculare».
Il problema fisico, le tappe del rientro e lo spettro dell’intervento
Spazzata via la tesi di un blocco psicologico («Sciocchezze, sono convinto che si tratti di un problema fisico non ancora risolto»), l’ex tennista condivide la cautela della scelta: «Fa bene a prendere tempo se non si sente a posto: a volte è importante rallentare e ascoltare il proprio corpo». Sulle ipotesi per il rientro, tra il Six Kings Slam a Riad, l’Atp di Vienna e l’appuntamento casalingo con le Atp Finals di Torino, Barazzutti non ha dubbi sulle priorità dell’altoatesino: «Immagino possa permettersi di rinunziare ai soldi dei sauditi in nome della salute». Quanto all’eventualità di finire sotto i ferri, la sua esperienza sul campo parla chiaro: «Io soffrivo di epicondilite e sono stato operato quattro volte. È giusto cercare a tutti i costi di evitare un intervento, ma alla fine la decisione la prende il medico: se diventa necessario, si fa».
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«Resta un patrimonio: guai a dubitare di lui»
Nonostante uno stop prolungato e la mancanza di ritmo gara, Barazzutti invita alla massima fiducia sulla tenuta di Sinner: «Ritroveremo il campione di sempre, competitivo. Questo è uno stop diverso perché non ha potuto allenarsi come avrebbe voluto, ma Sinner resta un patrimonio italiano e mondiale: guai a dubitare». Infine, una battuta sul resto della pattuglia azzurra, apparsa meno brillante in Asia durante l’assenza del numero uno: «Non credo che si sentano meno rassicurati senza di lui, è tutto molto casuale. Ho visto giocare bene Berrettini, Cobolli e Arnaldi, mentre Musetti è stato sfortunato. Il tennis italiano resta protagonista anche senza Sinner, ma è chiaro che con lui in campo è tutta un’altra cosa».
