TRENTO. “Io rimango dove sono. Da vent'anni lavoro con la mia cooperativa e non ho intenzione di andarmene assolutamente. So dove mi trovo, che lavoro faccio ed ho delle certezze. Mi darebbero soldi in più? Non me ne importa”. Per vent'anni ha varcato le porte di molte persone, ha assistito gli anziani, ha accompagnato malati terminali e persone con demenza nei momenti più delicati della loro vita. Per molti di loro non è soltanto un'operatrice dell'assistenza domiciliare integrata. Stiamo parlando di Sara, nome di fantasia scelto per tutelarne la privacy. Per molte famiglie è diventata un volto familiare, una presenza di fiducia.
Lavora in Val di Sole e la sua è una delle tante storie che raccontano cosa sta accadendo in Trentino attorno all'Assistenza domiciliare integrata (Adi), un servizio essenziale che ogni giorno permette a centinaia di persone fragili di ricevere cure e assistenza direttamente nella propria casa. Un lavoro per nulla semplice, dove conoscenza del territorio, organizzazione, affidabilità e sensibilità sono fondamentali.
Nei prossimi mesi, però, qualcosa cambierà radicalmente con l'entrata in vigore del nuovo appalto che ha assegnato al Consorzio Blu di Faenza la gestione dell'assistenza domiciliare integrata. Un cambiamento che continua a sollevare interrogativi sul futuro del servizio, viste le difficoltà da parte del nuovo gestore nel reperire personale. (QUI L'ARTICOLO)
L'assistenza domiciliare integrata affonda le proprie radici negli anni Settanta ed è cresciuta all'interno della rete sanitaria e sociale trentina. Esiste un'assistenza domiciliare di base per i vari bisogni sociali che possono esserci sul territorio e un'assistenza domiciliare integrata "Adi" che prevede anche delle cure mediche con l'obiettivo di mantenere al domicilio persone con bisogni sanitari complessi e, per farlo, il servizio integra diverse figure professionali, medico, infermiere e specialisti, per valutare problemi di particolare complessità.
Attorno agli anni 2000 l'Azienda sanitaria di Trento (a quel tempo Apss) ha pensato di mettere l'assistenza domiciliare integrata a gara e da quel momento un gruppo di cooperative trentine, con rinnovi e varie proroghe, ha portato avanti il servizio collaborando assieme e formando personale, rendendolo qualificato per affrontare le varie necessità. Lo scorso anno però, la nuova gara pubblicata dall'Azienda sanitaria ha cambiato tutto spostando fuori provincia la gestione di un servizio finora radicato nel tessuto delle cooperative trentine. Il 21 aprile 2026, infatti, è stata comunicata l'aggiudicazione: un appalto da circa 24 milioni di euro per sei anni, assegnato a una cooperativa proveniente da Faenza, il Consorzio Blu.
Rimane oggi da capire come il nuovo gestore troverà il personale necessario per affrontare l'avvio del servizio. L'assegnazine è stata una decisione assolutamente legittima trattandosi di una gara pubblica nella quale l'ente emiliano ha ottenuto un punteggio maggiore rispetto alle cooperative trentine. Ma le criticità che si sono incontrate in questi mesi dimostrano che qualcuno nel bando poteva essere fatto in modo migliore.
Dei circa 300 operatori impegnati nell'assistenza domiciliare integrata, una cinquantina sono quelli che hanno scelto di passare con il Consorzio di Faenza. Tutti gli altri, come Sara, hanno deciso di rimanere con la propria cooperativa. Per la sicurezza nel lavoro ma soprattutto per il legame importante che si è creato negli anni.
Sara è un'operatrice che si occupa sia dell'assistenza domiciliare normale che di quella integrata. Lei lavora in Val di Sole e divide le sue giornate passando da paese a paese, assieme ad altri operatori, per aiutare diverse famiglie. Quando ha saputo che il servizio Adi sarebbe passato al nuovo gestore, ha scelto di non seguirlo.
“In questi anni il nostro lavoro è stato quello di prenderci cura di anziani allettati, persone in cure palliative, malati affetti da demenza, ma anche chi ha bisogno di un aiuto per l'igiene quotidiana, accompagnarli nella doccia, vestirli, prepararli per affrontare la giornata. In alcuni casi significa anche solo fare una passeggiata o ascoltare e consigliare”, ci racconta. Gli interventi vengono programmati dall'Azienda sanitaria attraverso un piano a seconda delle esigenze che hanno le persone e ogni giornata ha degli orari ben stabiliti.
“Entriamo nelle case delle persone, le conosciamo e con il passare del tempo siamo diventati anche amici, parte in qualche modo della famiglia” ci racconta ancora Sara. È proprio questa continuità, secondo l'operatrice, a rappresentare uno degli aspetti più importanti del servizio, soprattutto quando si assiste chi soffre di demenza o vive situazioni di particolare fragilità. Un impegno che va avanti 365 giorni all'anno, non ci sono pause o festivi dove fermarsi.
Un lavoro importante e complesso portato avanti sulle gambe di diversi volontari e di sostituti che all'occorrenza vengono attivati. Ed è questo quello che si troverà davanti da affrontare anche il Consorzio Blu che da ottobre prenderà le redini del servizio. “È un'organizzazione complessa che si dovrà ricostruire”, ci spiega Sara. “Il tutto è reso ancora più impegnativo dal fatto che ci troviamo in un territorio montano come la Val di Sole, dove gli spostamenti richiedono tempo e una conoscenza approfondita dei luoghi”.
In questa situazione non manca la preoccupazione delle famiglie. “Con alcune abbiamo già parlato e hanno mostrato preoccupazione. Altre invece sono in attesa di capire cosa succederà. La speranza è che il servizio possa funzionare bene anche in futuro perché è un aiuto non di poco conto per le famiglie”.