Sono Lucio, il doppio vinile che vuole spiegare Dalla ai ragazzi. Ma serve davvero?

C’è davvero qualcuno che non conosce ancora Lucio Dalla? Risposta affermativa, almeno per Sony Music, l’etichetta che detiene il catalogo del cantautore bolognese e che, su queste basi, ha appena pubblicato Sono Lucio, «un best of che non è un best of, una raccolta che non è una raccolta». Tradotto: una sorta di biglietto da visita – a partire dal titolo – che nelle intenzioni è un «Lucio Dalla for dummies» per principianti quindi, un doppio vinile di 18 canzoni – 31 nella versione cd e in streaming – tra le più rappresentative e, viene da sé, istituzionali del repertorio. Non ci sono gemme nascoste (peccato, neanche una…), nessun inedito, anche se rovistando tra i nastri «abbiamo trovato qualcosa», assicurano i discografici, ma se ne parlerà poi.

Intanto si riparte da qui, un’altra volta, da Caruso e da La sera dei miracoli, da Come è profondo il mare e L’anno che verrà, da Anna e Marco a Piazza Grande: non per forza le migliori, certo le imperdibili. Sono tutte rimasterizzate partendo direttamente dai nastri analogici originali a 192 kHz / 24 bit, «nella migliore qualità possibile», con un lavoro certosino – diverso da quello per una solita compilation – anche sulla scaletta. «L’abbiamo pensata come fosse quella di un concerto», racconta Matteo Zampollo, Head of Marketing Local & International Catalog di Sony, in prima persona sul progetto. Tra i colpi di scena – ma presente solo su cd e in streaming – l’accostamento tra Nuvolari e Ayrton, due pezzi uguali – entrambi su due miti dei motori – ma diversissimi tra loro. «Anche Lucio, dal vivo, amava spiazzare con idee del genere».

Sono Lucio s’inserisce in un progetto più ampio di rilancio artistico di Dalla, portato avanti dal 2017 – l’anno del quarantennale di Com’è profondo il mare, a tutti gli effetti il suo capolavoro, nonché il primo disco di cui curò anche i testi – per trasmetterne i brani alle nuove generazioni. Missione compiuta: «la fascia dai 18 ai trent’anni è ampiamente presidiata». Ora si scommette sugli adolescenti di oggi, lavorando soprattutto sui nuovi formati, tra cui un canale TikTok a tema curato con la Fondazione Lucio Dalla. Ma, al netto di qualche segnale incoraggiante – il ritorno del vinile anche tra i ragazzi, il fatto che le raccolte, a un certo punto sepolte dalle playlist, stiano tornando, come in questo caso, in una veste più d’autore – la perplessità su Sono Lucio riguarda soprattutto il formato.

Insomma, l’impressione è che oggi i modi per far conoscere la musica siano altri rispetto a un doppio vinile e che questo sia più che altro un bell’oggetto da collezione. Anzi, facciamo pure bellissimo: elegante e curato, nella cover reca uno scatto di Luigi Ghirri, decano della fotografia e grande amico di Dalla, già dietro le copertine di Bugie (1984) e DallAmeriCaruso (1985), quando seguì il cantautore in tour negli Stati Uniti, ritraendolo in momenti intimi e personali, spesso in immagini larghe in cui il protagonista è immerso in un contesto, perché «era convinto che fosse quello a formare l’artista». E ancora: «Erano amici veri, con una sensibilità comune – il mare, i viaggi, l’America sono dei temi ricorrenti per entrambi – che dà un altro passo alle foto», spiega Adele Ghirri, la figlia di Luigi, a sua volta impegnata nel portare avanti l’eredità del padre.

Ragazzi del secolo scorso, roba da Novecento, come la copia del Resto del Carlino – noto quotidiano di Bologna, ah, i giornali di carta – nel videoclip di Anna e Marco, qui diretto per l’occasione da Marco Pellegrino. «Ho ambientato la loro storia nei giorni nostri, in una sorta di non-luogo, non a Bologna comunque, ma lasciando dei riferimenti al quotidiano di Lucio», dice. È un’altra delle direttive di Sony, visto che all’epoca – i capolavori, tra cui questo, sono del periodo 1977-1980 – i videoclip semplicemente non si giravano.

Tutte strade belle e legittime, s’intende, diverse dal raschiare il fondo del barile, eppure meno necessarie di quanto si creda, per portare pubblici diversi all’interno di un repertorio eterno, a cui serve giusto qualche spintarella. Al di là delle solite chiamate in termini di attualità, le canzoni di Dalla ci continuano a parlare perché, proprio come i grandi classici della letteratura o le tragedie greche, riflettono e spiegano il comportamento degli esseri umani di fronte ai grandi nodi della vita (crescita, libertà, malinconie, dubbi), s’interrogano sullo stare al mondo, sull’essere persone tra le persone, sul comportamento, soprattutto, delle persone tra le persone. In questo senso sono archetipiche, daranno risposte anche tra millenni. Per questo, al di là di qualche tecnicismo (Sony Music dà il merito della longevità «all’anomalia e al background di Lucio», che ci sta, ma non è tutto), più che un’opera di riscoperta, Sono Lucio somiglia all’ennesima edizione di lusso dell’Odissea, di quelle che ci si compra lo stesso perché bisogna averla, perché almeno una volta nella vita va letta, perché lì dentro ci sono, comunque, delle risposte. In attesa – e questo sì, per Dalla, sarebbe una novità – di studiarlo a scuola.