Sony e Fujifilm: evacuate le fabbriche di sensori per il sisma di Kumamoto

Martedì 28 luglio, alle 16:27 locali, una scossa di magnitudo 7,1 a circa 16 chilometri di profondità ha colpito la prefettura di Kumamoto, sull'isola di Kyushu. L'agenzia meteorologica giapponese ha registrato a Uki e Hikawa il grado 7, il massimo della scala di intensità sismica giapponese, che misura lo scuotimento percepito al suolo invece dell'energia liberata dal sisma: a quel livello gli edifici con bassa resistenza sismica possono inclinarsi o crollare. A Kikuyo, dove l'intensità è arrivata al grado 5 superiore, è scattata l'evacuazione degli stabilimenti di Sony, Fujifilm e TSMC.

A Kumamoto Sony Semiconductor Manufacturing produce i sensori d'immagine destinati sia alle fotocamere sia agli smartphone, circa quattro milioni al giorno di pezzi che escono da quelle linee. Lo stabilimento Fujifilm nella stessa prefettura fabbrica i filtri colore impiegati nei sensori X-Trans, le pellicole usate nella produzione degli schermi LCD e le sospensioni abrasive con cui si lucidano i materiali nei processi dei semiconduttori. Né Sony né Fujifilm hanno chiarito se gli impianti abbiano riportato danni.

Il sito di TSMC a Kikuyo, indicato come JASM, è il polo produttivo dell'azienda taiwanese su Kyushu. "L'intensità registrata alla fab JASM di Kumamoto ha raggiunto il livello che impone l'evacuazione. Poiché la sicurezza del personale è la nostra priorità, il sito ha evacuato immediatamente i dipendenti a titolo precauzionale", ha dichiarato a Nikkei Asia un portavoce dell'azienda. Il cantiere in corso sul sito non ha riportato conseguenze, mentre alcune lavorazioni sono state sospese per il rischio di repliche; danni rilevanti non ne sono stati segnalati.

Nei giorni scorsi, prima del sisma, era emerso che Fujifilm sembra intenzionata i prezzi di listino da settembre, con una motivazione doppia: costi in aumento sul mercato dei semiconduttori, memorie incluse, e costi di produzione più alti. Sono dieci codici fra corpi macchina e combinazioni con obiettivo, con rincari compresi fra 100 e 500 euro, e gli ordini registrati entro il 31 luglio 2026 restano al listino attuale. Sull'impatto del sisma sulla fornitura, invece, non ci sono ancora elementi: nessuna delle tre aziende ha indicato tempi di ripresa o quantificato conseguenze.

Il precedente del 2016

Nel 2016 una sequenza sismica nella stessa prefettura causò quasi trecento morti e danni estesi alle infrastrutture, e l'impianto Sony per i sensori d'immagine di Kumamoto rimase fermo per mesi, con ritardi che si propagarono lungo la catena di fornitura. Cinque anni prima il terremoto del T?hoku aveva colpito la fabbrica di reflex Nikon, la produzione di ottiche Canon e quattro stabilimenti Sony, oltre alle linee di obiettivi di Tamron e Sigma; fra i danni agli impianti e quelli a strade e trasporti ne seguirono carenze e ritardi su scala globale.

L'acqua della zona è particolarmente pura, e la purezza dell'acqua è una risorsa essenziale nella fabbricazione dei sensori d'immagine: è la ragione per cui a Kumamoto si sono insediati più impianti dello stesso tipo, in un raggio di pochi chilometri e sopra una delle aree sismicamente più attive del Giappone.

Il rincaro annunciato per settembre

Il possibile ritocco più vistoso che in valore assoluto tocca la medio formato GFX100 II, che passa da 7.999 a 8.499 euro. In percentuale il primato è della X100VI, da 1.799 a 1.999 euro, poco più dell'undici per cento. Salgono di cento euro ciascuna X-E5, X-T50 e X-S20, e lo stesso incremento si applica alle rispettive versioni in kit. L'elenco arriva da un rivenditore tedesco specializzato ed è finora l'unico documento pubblico sull'operazione, che a quanto indicato coinvolge più paesi.

Dal 1° agosto l'adeguamento procede in modo graduale, con il passaggio completo previsto per il 1° settembre, e i modelli più richiesti o con tempi di consegna lunghi possono vedere l'aumento prima degli altri. La garanzia sull'ordine anticipato e questa clausola insistono sugli stessi prodotti, e al momento non è chiaro quale delle due prevalga.

Come dicevamo, tra le cause del possibile ritocco del listino c'è la penuria di memorie che attraversa l'elettronica di consumo da mesi, con la capacità produttiva dirottata sulle memorie ad alta banda per gli acceleratori di intelligenza artificiale e meno silicio disponibile per le DRAM convenzionali: Fujifilm stima in circa 11 miliardi di yen l'impatto della crisi delle memorie sul 2026, mentre i prezzi delle RAM sono attesi in crescita di un altro 40-50 per cento nel trimestre in corso.