Stipendio più basso dopo le ferie, per la Cassazione è legittimo: cosa dice la sentenza

Nel mese di ferie potresti ricevere una busta paga più bassa. Lo ha certificato la Corte di Cassazione con l’ordinanza n. 18529 dell’8 giugno 2026 che ha però specificato che la riduzione non deve essere tale da spingere il lavoratore a rinunciare alle ferie. 

Busta paga più bassa dopo le ferie perché accade?

La cassazione ha ribadito che la retribuzione percepita durante le ferie deve essere la stessa di quella ordiaria, secondo il principio europeo, ma possono essere escluse alcune indennità variabili, purché non si generi una riduzione idonea a disincentivare l'utilizzo delle ferie.  Quindi i due importi (retribuzione ordinaria e retribuzione del mese in ferie) potrebbero non coincidere. 

La sentenza della Cassazione 

L’ordinanza della Cassazione riguarda un macchinista del settore ferroviario che chiedeva l’inclusione, nella retribuzione feriale, di due voci l’indennità di assenza dalla residenza, la parte variabile dell’indennità di utilizzazione professionale (IUP).  

La Corte ha stabilito che durante le ferie lo stipendio non può essere ridotto in modo così importante da spingere il lavoratore a non prendere giorni di riposo per non perdere soldi.

Non esiste però una percentuale uguale per tutti. La situazione deve essere valutata caso per caso. Nella vicenda esaminata dalla Corte, una riduzione del 3,37% della retribuzione annua non è stata considerata abbastanza alta da scoraggiare il lavoratore dal prendere le ferie.

Paga ridotta dopo le ferie, fino a quando è legittimo?

Per capire se la paga delle ferie è corretta bisogna guardare soprattutto a tre aspetti:

Prima di tutto, quali somme sono state escluse. Se si tratta di un’indennità che il lavoratore riceve in modo stabile perché legata alle sue mansioni, in linea generale dovrebbe essere considerata anche nella paga delle ferie.

Poi bisogna calcolare quanto pesa questa somma nell’arco dell’anno. Non bisogna guardare soltanto alla differenza presente nella busta paga del mese in cui sono state prese le ferie, ma rapportarla alla retribuzione annua complessiva.

Infine, bisogna capire se la riduzione può scoraggiare il lavoratore dal prendere le ferie. Se la perdita economica è significativa e può spingerlo a rinunciare al riposo, la riduzione non è ammessa.

Il calcolo è semplice: si divide il totale delle somme non pagate durante le ferie per la retribuzione annua lorda e si moltiplica per 100.

Per esempio, con uno stipendio annuo lordo di 26.700 euro e 900 euro di voci escluse, l'incidenza è del 3,37%. Nel caso esaminato dalla Corte, questa percentuale è stata considerata troppo bassa per scoraggiare il lavoratore dal prendere le ferie.

Cosa cambia per lavoratori e aziende

La decisione della Corte introduce quindi un criterio pratico: non basta verificare se una voce è stata esclusa dalla paga delle ferie, ma bisogna capire quanto pesa realmente sul reddito annuale e se può scoraggiare il lavoratore dal prendere le ferie.

Per i lavoratori questo offre un parametro più semplice per capire se una busta paga ridotta durante le ferie è normale oppure può essere contestata. Per le aziende, invece, permette di valutare con maggiore chiarezza quali voci possono essere escluse.

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