Luca Abbasciano e Valentina Pambianco si sono tolti la vita insieme alla figlia Bianca, cinque anni, disabile dalla nascita, nella loro casa di via dell'Antracite. Avevano speso centinaia di migliaia di euro per una terapia sperimentale in una clinica di Monterrey, in Messico, ultima speranza dopo una diagnosi durissima. Quando i soldi sono finiti, la disperazione ha preso il sopravvento
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Volevano riportare Bianca in Messico, dove per l'ultima volta avevano intravisto un miglioramento. Ma i soldi non c'erano più. E così Luca Abbasciano e Valentina Pambianco hanno deciso di farla finita, portando con sé la figlia di cinque anni, disabile dalla nascita. Sono stati trovati morti nella loro abitazione di via dell'Antracite, nel quartiere romano di Pietralata: un omicidio-suicidio maturato nel chiuso di una casa diventata, negli ultimi giorni, una prigione. Sul caso indagano i carabinieri del Reparto operativo e della compagnia Montesacro, coordinati dalla Procura.
Il giorno più bello che diventa l'inizio della fine
Il 13 novembre 2020 avrebbe dovuto essere il giorno più felice della loro vita. Come ricostruisce Repubblica, Bianca nasce con due mesi d'anticipo, al settimo mese di gravidanza. Le sue condizioni sono critiche fin da subito, al punto che dall'ospedale chiedono ai genitori se siano sicuri di volerla tenere. Valentina, che aveva lasciato il lavoro in una compagnia elettrica per dedicarsi interamente alla bambina, aveva risposto di sì senza esitare. Per lei quella maternità era il coronamento di un sogno costruito dopo anni di fidanzamento con Luca, tecnico informatico, "un genietto dei computer" per i vicini di Pietralata.
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La diagnosi e una vita sospesa
La diagnosi arriva presto ed è pesantissima: paralisi cerebrale, ritardo motorio e cognitivo, epilessia. Bianca non parla, non cammina, non può mangiare da sola, e le sue difese immunitarie fragilissime la costringono a ricoveri continui. "Ogni volta che ne parlava iniziava a piangere", racconta a Repubblica Feliciana Manna, l'ultima persona ad averla sentita in vita. Valentina non è mai riuscita a farsi una ragione di ciò che era accaduto durante il parto, di cui, dicono le amiche, nessuno le aveva mai spiegato davvero il perché. Il nonno Sandro, ferroviere in pensione, aveva comprato e ristrutturato con i risparmi di una vita una villetta accanto alla propria casa: voleva gli affetti a due passi, per esserci sempre. La malattia della nipote non gliel'ha mai permesso.
Il "guru" di Monterrey e la cura sperimentale
È nella solitudine di quelle giornate che Luca e Valentina entrano in contatto, in Rete, con altri genitori di figli affetti da patologie gravi. Così conoscono il neuroscienziato messicano José Roberto Trujillo, fondatore della clinica NeuroCytonix a Monterrey, che propone un dispositivo (chiamato Cytotron o Neurocytotron) basato su onde a radiofrequenza e campi elettromagnetici, presentato come trattamento per alcune patologie neurologiche ritenute incurabili. Secondo quanto riportato da Corriere e Repubblica, l'azienda dichiara un riconoscimento dell'autorità regolatoria messicana Cofepris per lo studio sulla paralisi cerebrale, ma non l'approvazione della Food and Drug Administration statunitense, e la comunità scientifica ha sempre sollevato dubbi sull'efficacia del trattamento.
Trecentomila euro e i viaggi della speranza
Per Luca e Valentina, però, quella diventa una speranza concreta. Cominciano i viaggi verso il Messico: almeno tre trasferte, forse quattro secondo un vicino, ciascuna dal costo vicino ai centomila euro. Valentina rifiutava l'idea delle raccolte fondi online, "non le piacevano" i genitori che "diventano influencer dietro le disgrazie dei figli", raccontano altri vicini al Corriere. Così la coppia investe tutti i risparmi, poi arrivano gli aiuti di amici e conoscenti. In Messico, dicono, Bianca sembra stare meglio. Ma a ogni ritorno a Roma la realtà si ripresenta con durezza: le condizioni peggiorano, le cure del sistema sanitario non bastano, e la famiglia torna a cercare un'altra possibilità. Un altro viaggio. Ma i soldi, ormai, erano finiti.
"Siete volati in cielo insieme"
L'ultima estate li trova soli. Il nonno Sandro è in montagna con la moglie, il padre di Luca non sta bene dalla morte della moglie. Una mamma napoletana conosciuta durante il percorso di cura racconta ai giornali gli ultimi messaggi rimasti senza risposta: "Ci siamo sentite venerdì, eravamo in partenza per il rientro con una sosta a Madrid". Poi il silenzio. "Apro i social e leggo la storia di una famiglia dove c'è stata una fine indescrivibile. Non voglio crederci, ma purtroppo la triste realtà è questa: siete volati in cielo insieme".
La tragedia in via dell'Antracite
Dieci giorni prima, Luca e Valentina si erano concessi un fine settimana in Molise. Sembravano sereni. Ma al rientro le speranze si sono trasformate in un incubo. In casa c'era una pistola, una Glock che Luca aveva regolarmente denunciato per la detenzione. La coppia ha preparato con cura una ventina di lettere, firmate, con i messaggi di scuse ai parenti. Poi il gesto estremo: un colpo al cuore alla bambina, uno al cane Teo, e infine i colpi con cui i due coniugi si sono tolti la vita. Volevano restare uniti, per sempre. Le lettere sono ora al centro dell'esame degli investigatori.