PADOVA - L'esperienza della scuola medica padovana diventa un paradigma a livello mondiale nel trattamento degli infarti. Uno studio sul sanguinamento dopo applicazione dello stent fatto su oltre 4.000 pazienti è stato presentato da Giuseppe Tarantini, direttore della Cardiologia Interventistica dell'Azienda Ospedale Università di Padova. Lo studio è stato uno dei principali capitoli del Congresso della Società Europea di Cardiologia. In particolare i medici padovani hanno scoperto come sia utile in molti casi ridurre di circa l'80% la somministrazione di farmaci anticoagulanti, passando da sei a un mese, riducendo proporzionalmente il rischio di sanguinamento delle arterie trattate.
Il secondo livello dell'indagine clinica è inoltre quello di superare la fase acuta, e non limitarsi alla riapertura dell'arteria responsabile dell'evento acuto, ma valutare l'intero albero coronarico e trattare anche le altre stenosi che presentano un reale significato emodinamico, cioè quelle effettivamente in grado di provocare ischemia. L'obiettivo è ottenere una rivascolarizzazione completa ma selettiva, riducendo il più possibile il rischio di nuovi eventi cardiovascolari.
"Il risultato testimonia la qualità e la solidità del lavoro svolto quotidianamente dai professionisti della Cardiologia Interventistica e dell'Emodinamica di Padova e soprattutto conferma il valore di un modello fondato sull'integrazione tra attività clinica, ricerca scientifica, formazione e innovazione terapeutica - spiega Tarantini -. La capacità di sviluppare e di applicare approcci diagnostici e terapeutici sempre più avanzati, insieme alla partecipazione a progetti di ricerca di elevato profilo scientifico, contribuisce a rafforzare il posizionamento dell'Azienda Ospedale Università Padova e dell'Università di Padova come punto di riferimento nel campo della medicina cardiovascolare a livello nazionale, europeo e internazionale. Un risultato che premia, dunque, non solo l'eccellenza delle competenze e delle specificità coinvolte, ma anche la capacità di fare sistema tra assistenza, ricerca e innovazione con l'obiettivo di tradurre i progressi della ricerca scientifica in nuove opportunità di cura e in un concreto beneficio per i pazienti".
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