L'invio di armi all'Ucraina? «Noi continueremo a fare quello che è giusto fare». I rischi di infiltrazioni estere nelle elezioni? «Si deve vigilare, il tema è reale e bisogna intervenire a livello governativo ed europeo». Vannacci? «Noi dobbiamo governare e andare avanti per la nostra strada». Se a Bari Giorgia Meloni festeggia la longevità del suo governo, da Cernobbio, di fronte al gotha della finanza italiana del Forum Ambrosetti, tocca ad Antonio Tajani snocciolarne i risultati più significativi e fissare qualche punto fermo in vista delle prossime scadenze elettorali. Di alcuni di questi, a margine del suo intervento a porte chiuse, ragiona con Il Messaggero; di altri, con la platea di imprenditori e politici in ascolto. A loro - e soprattutto a Mario Monti che lo incalza con una domanda finale - il vicepremier rivendica il ruolo di Forza Italia nel sostegno a Kiev («è stata garante di europeismo») e «nelle scelte liberali» in materia fiscale, a partire dal no a nuovi interventi diretti alle banche: «Non esiste un diritto a tassare gli extraprofitti».
Minacce ibride e Kiev
Era stato proprio lui, giorni fa, a mettere in guardia da possibili tentativi di influenza russa sul voto in Italia. Che fare? Sul piatto, gli ricordiamo, resta la proposta di Azione di istituire uno scudo democratico anti-ingerenze estere: «Si deve intervenire a livello governativo e a livello europeo. Al Parlamento europeo c'è una commissione parlamentare che si occupa di questo e, come evidenziato anche dal Copasir, bisogna vigilare». Qualcosa, però, è stato fatto, tanto sul fronte interno - cita la direzione per la sicurezza della Farnesina, con la sala operativa per respingere gli attacchi cibernetici, ma anche la collaborazione con l'Agenzia per la cybersicurezza - quanto su quello europeo: «Il tema della guerra ibrida è ormai all'ordine del giorno del G7 e l'Europa non sottovaluta il rischio». Sullo sfondo restano i timori di ombre russe in Futuro nazionale e gli accertamenti della Procura militare su alcuni dei membri del partito del generale. Un'indagine, gli domandiamo, sarebbe un assist elettorale per lui? «Mi preoccupo di quello che fanno i russi, non di quello che fa Vannacci», taglia corto Tajani, inquieto per «gli attacchi che potrebbero condizionare il voto: mi auguro che nessuno faccia l'infiltrato russo. Quando ci sono stati casi di complicità, abbiamo espulso chi corrompeva, come è successo con le due spie russe espulse qualche settimana fa». E poi rincara la dose: «I cittadini italiani hanno diritto di scegliere senza condizionamenti da chi farsi governare, ma devono stare all'erta se ci sono tentativi di condizionare la loro volontà con fake news».
Quanto ai sondaggi che danno il generale in crescita, Tajani è deciso a «non farsi condizionare: noi dobbiamo andare avanti sulla nostra strada, a lavorare e governare. Ricordo che il Nuovo centrodestra che fece una scissione da FI era dato dai sondaggi al 10% e ottenne risultati tra i 3% e il 4%». Stesso discorso vale per gli aiuti all'Ucraina: «Facciamo quello che è giusto e coerente fare. Non siamo condizionati da un sondaggio o da una chiacchiera». Anche sulla scelta di Carlo Calenda di disertare il Forum per lo spazio riservato al leader di Fn, Tajani dice la sua: «Io vado dove mi invitano, non mi preoccupo degli ospiti del giorno successivo». La parola che va per la maggiore, sentendo il ministro degli Esteri, è «nonostante tutto»: «Nonostante due guerre e un conflitto commerciale, l'Italia ha riportato risultati positivi sull'occupazione, l'export e la riduzione della pressione fiscale. Sono dati incontrovertibili. Nonostante le difficoltà stiamo dimostrando ai cittadini italiani che anche quando la nave è in un mare in tempesta, c'è un equipaggio in grado di portarla in porto».
Lo spirito europeista
A Mario Monti, che lo incalza accusando Forza Italia di essere venuta meno alla cultura liberale e alla sua fede europea non insistendo per il superamento del voto all'unanimità in Ue (su cui Meloni si è sempre detta contraria), Tajani risponde tirando di nuovo in ballo il sostegno a Kiev: «Non credo sia interesse dell'Italia far cadere un governo sul voto all'unanimità in Europa. Forza Italia è stata il garante dell'europeismo, a cominciare dalla posizione a favore dell'Ucraina: non c'è mai stato un tentennamento nella posizione ufficiale del governo».
E poi la politica fiscale, con la «battaglia culturale» contro gli extraprofitti: «Sono contrario ad avere un atteggiamento punitivo nei confronti delle banche, delle imprese petrolifere e delle assicurazioni, perché sono parte fondamentale della nostra economia. Questo non vuol dire che non debbano aiutare l'economia del Paese, ma devono essere coinvolte in un'azione a favore della crescita».
Tra i dossier interni ci sono anche le amministrative: «Preoccupa la variabile Calabresi?», gli chiediamo: «Accelereremo i tempi per individuare i candidati del centrodestra e vincere le elezioni amministrative. I problemi sono a sinistra». Ancora nebbia fitta, invece, sul timing di voto: «Di quando si voterà, o di possibili election day, non abbiamo ancora mai parlato tra leader». Infine, le parole di Francesca Pascale, ex compagna di Silvio Berlusconi, secondo cui «il tempo della segreteria di Tajani è scaduto». Il vicepremier alza le spalle e sospira. Meglio concentrarsi sui risultati del governo.
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