The Invite, la recensione del film di Olivia Wilde al cinema

Nella sua terza regia l'autrice statunitense torna ad esplorare le relazioni mostrando al pubblico il momento in cui queste si inceppano. Due coppie a confronto nello stesso appartamento, nello spazio di una cena. Quattro grandi attori che danno il loro meglio davanti alla macchina da presa. E lei, Olivia Wilde, che ci ricorda che la commedia è viva e forte come non mai. Al cinema dal 16 settembre

Seguici su:

“Non è che io sono contrario al matrimonio, credo che in particolare un uomo e una donna siano le persone meno adatte a sposarsi”, diceva Massimo Troisi alla fine di Pensavo fosse amore... invece era un calesse.
Una riflessione più o meno dello stesso tipo la sceglie Olivia Wilde in apertura di The Invite: “Si dovrebbe essere sempre innamorati. Ecco perché non bisognerebbe mai sposarsi” (Oscar Wilde). Insomma, il matrimonio come bersaglio del film. Vero ma in parte. Wilde con questo nuovo film, in sala da mercoledì 16 settembre con I Wonder Pictures, continua la sua esplorazione delle relazioni sentimentali nella loro interezza avviata coi film precedenti.
Dopo la gigantesca utopia del futuro di Don't Worry Darling (2022), si torna a una piccola realtà: una famiglia, due, in un appartamento di San Francisco e una storia che si svolge nello spazio di una cena.

Una commedia alla vecchia maniera

Olivia Wilde ha detto di aver inserito la frase di Oscar Wilde a inizio film, come chiave di lettura della storia, per omaggiare il cinema di Woody Allen, a cui lei si ispira dichiaratamente. Ma non è solo l'universo di Allen a tornare alla mente all'occhio di uno spettatore allenato.
Se già dopo i primi fotogrammi abbiamo la sensazione di ritrovarci in un ambiente fotograficamente accogliente, la ragione sta nella prima, importante, scelta tecnica della regista (qui anche attrice), che ha filmato in pellicola 35 mm per dare alle immagini la grana delle vecchie commedie.
E in The Invite - Il piacere è tutto nostro i riferimenti alle commedie sono tanti ed evidenti, in questo Wilde è sensibile a un bisogno del pubblico di oggi che è tornato ad avere fame di storie di questo tipo, non per forza puramente sentimentali.
The Invite è tratto da un film (lo spagnolo Sentimental di Cesc Gay) che è tratto da una pièce teatrale (dello stesso autore), ma nelle mani di Wilde la storia cambia: diventa decisamente più cinematografica e beneficia di molte improvvisazioni dei protagonisti, tutti favolosi.
Oltre a Wilde recitano nel film Seth Rogen, Pénelope Cruz ed Edward Norton e -davvero - bastano loro per fare lo show che comunque ha parecchio da dire.

La trama del film 

Angela (Olivia Wilde) è una quarantenne che passa le sue giornate a decorare l'appartamento in cui vive con suo marito Joe (Rogen) e sua figlia adolescente (che non vediamo mai).
Una sera, invita a cena i vicini del piano di sopra, una coppia misteriosa, un po' eccentrica, decisamente rumorosa quando è in camera da letto. Joe, che insegna musica da anni dopo che il suo progetto di farne con la sua band è fallito da un pezzo, non è felice, non si ricordava della cena, forse nemmeno lo sapeva. È stanco di Angela ma più di tutto, è stanco come lei del loro rapporto, tutto incomprensioni e distanza.
In questo clima poco felice, Angela apre le porte di casa sua a Piña e Hawke, una psicoterapeuta di origini spagnole (Cruz) e un ex vigile del fuoco (Norton). I due gli sbattono in faccia la loro evidente complicità, anche fisica, e non ci vuole molto perché si arrivi a conversazioni più disinibite e i due ospiti propongano ai padroni di casa di unirsi a loro in una conoscenza più intima, libera e consensuale, che possa portarli a riassaporare il piacere di un amore ultraventennale e ormai sull'orlo del baratro.

Vedi anche

The Invite - Il piacere è tutto nostro, il trailer del film. VIDEO

Quattro attori formidabili

Se The Invite funziona lo si deve a una fortunata combinazione di sceneggiatura brillante (di Rashida Jones e Will McCormack), regia intelligente, che tiene il ritmo per 107 minuti senza perdere mai smalto, e interpretazioni eccellenti e indovinate.
Wilde è un condensato di frustrazioni, ambizioni, nevrosi, desideri inespressi e speranze. Si rifiuta di seppellire ancora il suo talento (evidente in tutto, anche nel ristrutturare e decorare la casa) e, onestamente, non le si staccano gli occhi di dosso per quanto è in parte.
La sua alchimia con Rogen è l'asse portante del film, lui divertentissimo nel fare quello che fa meglio: la figura maschile indolente, sarcastica, immobile mentre la sua famiglia si sfascia.
Pénelope Cruz - che ha voluto essere bionda per entrare nei panni di un personaggio molto diverso da lei, ha ammesso - è tagliente come una lama che spacca una superficie di ghiaccio.
Edward Norton è un uomo che ha conosciuto il dolore e ora si è abbandonato al piacere e, nonostante da tempo non prenda parte a pellicole in grado di valorizzare il suo talento, regala un monologo che ricorda a tutti che è sempre uno degli attori più importanti della sua generazione.

Leggi anche

Locarno, Olivia Wilde su The Invite: “Col cast alchimia da sogno"

Il quinto personaggio: l'appartamento 

C'è poi l'appartamento, più di una cornice entro cui si svolge la storia, un elemento che Olivia Wilde ha sviluppato più che nel precedente spagnolo e che ha usato per dare carattere alla sua regia.
Cromaticamente ben definito, tutto nei toni dell'azzurro polvere, rispecchia l'assenza di calore di chi lo abita e viene filmato strategicamente, alcune volte da fuori, con finestre, specchi, porte e muri a dare senso agli spazi e alle distanze tra i personaggi.
Più di una scatola, più di un palcoscenico teatrale, la casa di Angela e Joe riflette il loro rapporto.
Angela invita Hawk, appassionato come lei di arredamento d'interni, a visitare la camera da letto sua e del marito, che loro non usano che per dormire. Joe invita Piña nello studio dove non registra più la musica che amava comporre. L'appartamento, i suoi spazi e l'invito ad occuparli sono un altro livello del racconto che va oltre le proposte esplicite, le conversazioni, i litigi.

Vedi anche

22 film da vedere al cinema a settembre. FOTO

I temi del film: frustrazione, ambizioni e speranze

Angela si preoccupa dall'inizio di sembrare la padrona di casa perfetta ma la sua messinscena fallisce miseramente prima ancora che i suoi ospiti varchino la porta d'ingresso.
Per metà del tempo i protagonisti alzano la voce e litigano. Anche in questo si riconoscono i molti riferimenti della pellicola: Carnage di Roman Polański ma soprattutto Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols, che Wilde ha dichiaratamente citato tra i suoi riferimenti, insieme a diversi film di Allen.
La regista si è detta vicina ad Angela nella sua voglia di credere che la vita non finisca tra le pieghe di un'esistenza che sembra già segnata dalle scelte fatte in passato.
La costruzione di se stessi, come quella delle relazioni di lungo corso - il matrimonio, in particolare - è un lavoro incessante e se da un lato il film conferma che nelle relazioni d'amore l'amore non è tutto, insegna anche che c'è speranza di far funzionare le cose e che forse, nel trovare la formula che funziona per sé e per il proprio partner, sta anche tutto il piacere.