The Last Sunrise, tramonti perfetti e amori in bilico. Recensione

Introduzione

Un’isola da cartolina, un amore nato sotto il sole e la consapevolezza che non tutte le estati sono destinate a finire con un lieto fine. The Last Sunrise - L'estate delle prime volte usa la grammatica del romance per raccontare desiderio, fragilità e paura del futuro. Tra tramonti spettacolari e sentimenti messi alla prova, il film cerca una propria strada dentro un genere affollato. E proprio quando sembra seguire formule già conosciute, prova a trasformare la storia d’amore in qualcosa di più personale. Il risultato è un racconto di formazione luminoso e malinconico, sospeso tra evasione e realtà. A guidare il cast sono Maia Reficco e Fernando Lindez, affiancati da Eva Longoria, nel ruolo della madre di lei. La commedia romantica è disponibile su Amazon Prime Video ed è visibile anche su Sky Glass, Sky Q e tramite l’app su NOW Smart Stick

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Quello che devi sapere

L’estate dei primi amori e delle seconde possibilità

Due ragazzi bellissimi, un’estate a Maiorca e un amore che arriva proprio quando tutto sembra avere una scadenza: The Last Sunrise - L'estate delle prime volte parte dagli ingredienti più riconoscibili del romance contemporaneo, ma prova a spingersi oltre la semplice fantasia sentimentale.

La luce abbagliante dell’isola, i tramonti da cartolina e la promessa di un’estate irripetibile fanno da sfondo a una storia in cui innamorarsi significa anche imparare a fare i conti con ciò che non si può controllare.

Dietro la superficie luminosa del racconto emergono infatti temi più delicati, dalla convivenza con una malattia cronica al rapporto complesso tra una madre e una figlia, fino alla necessità di scegliere per sé quando gli adulti hanno già immaginato il proprio futuro. 

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Maiorca come promessa di rinascita

Dopo aver conquistato il pubblico con la saga di After, l’autrice Anna Todd porta al cinema un’altra delle sue storie sentimentali: The Last Sunrise è infatti tratto dal suo omonimo romanzo. Diretto da Carlson Young, il film sposta il romance adolescenziale dalle atmosfere di After alla luce mediterranea di Maiorca, trasformando l’isola in uno scenario sospeso tra evasione e desiderio.

Al centro resta un amore giovane e travolgente, ma questa volta la relazione tra i protagonisti si intreccia con temi più delicati, dalla fragilità fisica alla paura del futuro, fino al difficile percorso verso l’indipendenza. 

La protagonista Oriah “Ry” Pera, interpretata da Maia Reficco, è una giovane ballerina americana costretta a convivere con una rara malattia genetica che mette continuamente in discussione il suo futuro. Quando accompagna la madre Isolde sull’isola, quella che dovrebbe essere una semplice vacanza diventa un percorso di emancipazione personale.

Il film richiama l’immaginario di titoli come Sotto il sole della Toscana ed Eat Pray Love, in cui un viaggio diventa anche l’occasione per ritrovare se stessi e rimettere in discussione la propria vita: anche qui il paesaggio mediterraneo non è soltanto una cartolina, ma il luogo simbolico in cui ricominciare a vivere. La differenza è che il regista Young sostituisce la maturità dei loro personaggi con l’urgenza emotiva della Generazione Z, costruendo una storia che parla soprattutto del desiderio di sentirsi normali quando il proprio corpo sembra imporre continuamente dei limiti.

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L’amore estivo tra "Colpa mia" e "The Summer I Turned Pretty"

L’incontro con Julián (Fernando Lindez), giovane pescatore di Maiorca, segue deliberatamente i codici del romance adolescenziale: sguardi trattenuti, bagni al tramonto, corse in moto e una sensualità mai eccessiva ma costantemente presente. È un immaginario che richiama più The Summer I Turned Pretty e Colpa mia che i melodrammi classici, con protagonisti belli, vulnerabili e destinati a innamorarsi troppo in fretta.

La chimica tra Reficco e Lindez funziona soprattutto nei momenti più quotidiani, quando il film rallenta e lascia respirare i dialoghi, mentre fatica a sostenere le svolte più melodrammatiche. La sceneggiatura introduce, infatti, un conflitto familiare legato alla costruzione di un resort che minaccia la casa e il lavoro della famiglia di Julián, evidente eco di un moderno Romeo e Giulietta, ma questo filone resta spesso sullo sfondo. Il film prova a tenere insieme diversi livelli narrativi - la malattia, il primo amore, la speculazione immobiliare e i segreti familiari - nel tentativo di dare a ciascuno lo stesso spazio e la stessa profondità.

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Eva Longoria è Isolde, una madre divisa tra protezione e libertà

La sorpresa più interessante arriva proprio da Eva Longoria, che interpreta Isolde, madre di Ry e manager di un’azienda impegnata nello sviluppo turistico dell’isola. Il suo personaggio costruisce una donna combattuta tra l’istinto di proteggere la figlia e la difficoltà di lasciarla finalmente vivere.

Non è un caso che molte delle sequenze più intense riguardino proprio il loro rapporto: gli scontri, i silenzi e la paura condivisa della malattia risultano più convincenti della storia d’amore stessa.

L’attrice porta con sé anche un curioso bagaglio cinematografico: dopo aver incarnato per anni Gabrielle Solis in Desperate Housewives, anche questa volta veste i panni di una donna benestante, ma lontana dai capricci e dall’ironia della celebre protagonista della serie. In The Last Sunrise Eva Longoria interpreta infatti una madre più misurata e protettiva, alle prese con il difficile equilibrio tra il desiderio di tutelare la figlia e la necessità di lasciarla libera di scegliere il proprio futuro.

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Una cartolina d’estate con qualche ombra

Forse il limite principale del film è paradossalmente proprio ciò che dovrebbe distinguerlo: Maiorca. Fotografata con grande eleganza, l’isola appare spesso come un catalogo di tramonti perfetti, spiagge incontaminate e acque cristalline, senza restituire davvero la sua identità culturale. 

Eppure sarebbe ingeneroso liquidarlo come semplice cartolina romantica. La scelta di affidare a una protagonista con una malattia cronica una storia d’amore luminosa nasce da un’esperienza personale di Anna Todd, che ha raccontato di essersi ispirata al figlio e al desiderio di offrire una rappresentazione meno tragica della disabilità e della fragilità fisica.

Il risultato è un film che non raggiunge l’intensità emotiva di After né la tensione sentimentale di Colpa mia, ma trova comunque una sua sincerità quando smette di inseguire il colpo di scena e si concentra sulla domanda più semplice: quanto coraggio serve per vivere il presente quando il futuro è pieno di incognite?

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Maiorca tra turismo e identità

Dietro la storia d’amore e i paesaggi da cartolina, il film lascia spazio anche a uno sguardo sul rapporto tra Maiorca e il turismo. A rappresentare questa tensione è Julián, giovane pescatore legato al mare e al territorio, che guarda con diffidenza ai nuovi progetti immobiliari e a un modello di sviluppo che rischia di cambiare il volto dell’isola. Per lui il mare non è una scenografia da vacanza, ma il luogo in cui vive e lavora.

Il film sfiora così il tema della gentrificazione, cioè quel processo per cui l’arrivo di turismo e nuovi investimenti fa crescere i costi e può rendere più difficile per gli abitanti restare nei luoghi in cui sono nati. Anche il fastidio di Julián per le magliette “I Love Mallorca” racconta, con leggerezza, la distanza tra l’isola vissuta ogni giorno e quella trasformata in semplice souvenir. È una riflessione appena accennata, ma interessante, perché aggiunge al romance una piccola domanda su chi abbia davvero diritto a chiamare casa un luogo.

Il tema trova un curioso eco anche nella colonna sonora, con Otro Atardecer di Bad Bunny, artista che ha raccontato spesso nelle sue canzoni le trasformazioni di Puerto Rico e il rapporto problematico con turismo e speculazione. Il titolo, traducibile come “un altro tramonto”, del resto, dialoga con quello del film. 

Anche se ambientato a Maiorca, il film finisce così per intercettare sensibilità comuni a molte isole turistiche: il desiderio di preservare un’identità mentre il mondo continua a trasformarle in destinazioni da sogno.

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Un romance che sceglie la luce, anche quando fa paura

Alla fine, The Last Sunrise trova la sua forza proprio nella contraddizione che attraversa tutta la storia: raccontare la spensieratezza dell’estate mentre incombe continuamente la consapevolezza che il tempo non è infinito.

Il film non pretende di rivoluzionare il romance e non sempre riesce a sottrarsi ai suoi cliché, ma li utilizza per costruire un racconto più intimo sulla possibilità di scegliere come vivere il proprio presente.

L’amore tra Ry e Julián diventa così meno una promessa di eternità che un’occasione per uscire dalla paura e smettere di rimandare ciò che conta. Anche i conflitti familiari acquistano senso dentro questa prospettiva, soprattutto nel rapporto tra Ry e Isolde, dove proteggere qualcuno può significare anche impedirgli di prendere le proprie decisioni.

È un film che procede tra slanci romantici e momenti più riflessivi e che conserva una sincerità evidente quando mette al centro la fragilità dei suoi personaggi.

E forse è proprio questo il senso dell’ultimo sole evocato dal titolo: non la fine di qualcosa, ma l’invito a guardare con maggiore intensità ciò che abbiamo davanti prima che tramonti.

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