Il cast e lo showrunner di The Walking Dead: Dead City 3 ci raccontano la nuova stagione tra la verticalità di New York e lo scontro tra Negan e Maggie.
Dall'autunno del 2010 a oggi, The Walking Dead è un punto fisso del panorama televisivo mondiale. E quando un'opera riesce a restare come riferimento costante per così tanto tempo, non può che essere indice di una capacità di cogliere l'umore del momento e tradurlo su schermo, superando i confini del tempo... e della serie stessa, grazie ai diversi spin-off messi in piedi.
Come The Walking Dead: Dead City, che si prepara a tornare con una terza stagione dal 28 luglio su Sky e in streaming su NOW, per riportarci nella giungla di cemento di una New York mai così verticale e proporre l'eterno dilemma tra speranza e violenza. Abbiamo avuto modo di parlarne con Jeffrey Dean Morgan, Lauren Cohan e lo showrunner Seth Hoffman, che ci hanno portato dietro le quinte dei nuovi episodi: dalla scelta fondamentale tra "luce e lotta" all'impatto di location iconiche come Broadway e l'Empire State Building, fino all'atteso sesto episodio che mostrerà la Grande Mela come non l'abbiamo mai vista prima.
Le novità di Dead City 3: Speranza, ironia e nuovi pericoli
Abbiamo iniziato la nostra chiacchierata partendo dai nuovi episodi, da cosa possiamo aspettarci dai personaggi e la stagione 3 di The Walking Dead: Dead City in generale, da come la definirebbero con tre parole. "Penso che in questa stagione ci sia un grande cambiamento" ci ha spiegato Lauren Cohan, "vediamo una dinamica del tutto nuova tra Maggie e Negan. È una stagione incentrata sulla speranza e sull'ironia.... ehi, ho già usato due parole! Quindi: Speranza, Ironia e..."
Le arriva in aiuto lo showrunner Seth Hoffman: "Per me, sotto molti aspetti, il tema guida della stagione è la scelta tra la 'luce' e la 'lotta'. Scegliere se andare verso la speranza o verso la violenza. Il personaggio di Renata ne parla già nel primo episodio: gran parte di questa stagione ruota attorno a queste scelte." E in questo contrasto "Negan e Maggie tendono a scegliere la lotta" come sottolineato da Jeffrey Dean Morgan, "non necessariamente l'uno contro l'altra, specialmente in questa stagione, ma siamo pronti a dare battaglia a chiunque."
Una New York mai vista prima: Broadway, Statua della Libertà ed Empire State Building
Cuore di Dead City è l'ambientazione, una New York post-apocalittica che è stata la vera svolta per questo spin-off. Come viene sfruttata ancora di più nella terza stagione la verticalità e l'iconografia della città per distinguersi dai boschi della serie originale? E quanto ha influenzato il contesto urbano anche la recitazione del cast? "Useremo New York ancora di più rispetto ai primi due anni" ha anticipato l'interprete di Megan, "senza svelare nulla, posso dire che nell'episodio 6 vedrete più New York di quanta ne abbiate mai vista finora!"
"Andremo a Broadway, alla Statua della Libertà, all'Empire State Building e alla Grand Central Station" ha confermato lo showrunner, "l'ambientazione newyorchese è ciò che rende unico questo show, quindi integrare questi luoghi iconici nella narrazione era fondamentale per noi." Ed è un aspetto fantastico anche per Lauren Cohan: "Ti fa ricordare che a New York sei costantemente circondato da questi edifici enormi che ti sovrastano" e fa ricordare anche, come aggiunge Hoffman, che "la sopravvivenza in verticalità a New York richiede strategie che non sarebbero mai servite nelle fattorie della Georgia."
L'unicità di Dead City nel mondo di The Walking Dead
Come detto in apertura, il mondo televisivo di The Walking Dead vive da più di 15 anni. Come si bilanciano scrittura e interpretazioni per rimanere fedeli a se stessi e ciò che il pubblico si aspetta, ma continuando a sorprenderlo con qualcosa di nuovo? "Le premesse di Dead City erano già pensate per essere diverse dalla serie madre" ha spiegato Jeffrey Dean Morgan, "ma l'arrivo di Seth come showrunner ha fatto la differenza: lui conosce l'universo di The Walking Dead meglio di chiunque altro. Portare il meglio della serie originale all'interno di Dead City e darci l'opportunità di raccontarlo come attori è tutto merito suo." E per Hoffman è stato un privilegio: "Ci sono stati circa 280 episodi nell'intero franchise, quindi trovare angoli e sfumature non ancora esplorate è una sfida complessa, ma incredibilmente stimolante."