Ci sono anche gli anni più bui nella biografia di Francesco Totti, che in 'Oltre' ha riavvolto il nastro della propria carriera e degli anni successivi al ritiro nel 2017. Tra questi, la scomparsa del padre Enzo, avvenuta il 12 ottobre 2020 quando aveva 76 anni. Un lutto che ha privato l'eterna bandiera della Roma e campione del mondo con la Nazionale del suo punto di riferimento nella vita dentro e fuori dal campo: "Mio padre è stato il mio numero uno, e purtroppo anche una cifra in più nel conteggio dei morti". Nello stesso periodo, Totti ha inoltre dovuto lottare con la polmonite bilaterale causata dal Covid e accompagnata da febbre e gravi difficoltà respiratorie. Queste le parole dell'ex numero 10 giallorosso: "In vita mia non ho mai rubato niente, penso di essermi guadagnato ogni singola cosa, però ero inquieto. Le persone soffrivano, soffocavano, morivano. Tutti i presunti esperti dicevano la loro, la verità è che nessuno ci stava capendo una mazza. Siamo risultati positivi io e un amico mio. Nelle ore successive, si sono aggiunti molti altri". E ancora, ricordando la paura seguita all'aggravarsi dei sintomi: "Tosse. Affanno. Dolori. Non riuscivo ad alzarmi dal letto. Medicine, punture, intrugli: non faceva effetto niente. Stavo male davvero, all’inizio ho affrontato la situazione con lucidità, poi però ho iniziato a farmela addosso. Avevo una paura maledetta di morire come papà". Poi, il crollo mentale e la decisione di dire ai propri figli: "Non so se ce la farò'". "Loro ridevano aggiunge nel libro - . Credevano fosse una battuta, una delle mie barzellette, e invece no, ero serissimo. 'Credetemi, non so quanto resisterò ancora'. Stavo mollando mentalmente". Poi, i risultati dal Campus Bio-Medico: polmonite bilaterale con saturazione dell’ossigeno all’88%.
Totti e quella telefonata di Berlusconi
Le condizioni di salute richiedono il ricovero, ma Totti si rifiuta e firma le carte per le dimissioni: "Mi volevano ricoverare. ‘Non se ne parla proprio’. ‘Francè, ma che stai a dì?’. ‘Non voglio fare la fine di mio padre. Se devo morì, voglio morì a casa mia, non rinchiuso qui dentro senza rivedere i miei figli'". Rientrato a casa, viene isolato in una stanza videosorvegliata che riprendono quanto accade nelle drammatiche notti che seguono: "Mi uscivano dei versi da animale. E mi sentivo senza fiato, senza benzina. Frà, è arrivata la tua ora'". A quel punto, Totti riceve la telefonata che cambia il corso degli eventi.

È Silvio Berlusconi, che lo invita a recarsi a Milano con un aereo privato per continuare la terapia con il professore Paolo Zangrillo, già medico personale dell'ex presidente del Milan . Questa la sua risposta: "Ma che sei matto, prof? Non mi faccio ricoverare nella mia Roma, e poi vengo a morì a Milano?". Zangrillo lo istruisce allora a distanza su come posizionarsi sul letto, ovvero a stendersi prono come "Gesù in croce", racconta Totti. "Non esattamente, ma okay - risponde Zangrillo - . Vedi se va meglio, con il respiro. Se non passa, rassegnati: dovrai farti ricoverare'". Presto si avvertono i primi benefici e la saturazione risale al 99%: "Non ne ha sbagliata una", ricorda l'ex giallorosso, che porterà per sempre con sé il ricordo di quelle drammatiche settimane e di chi lo ha aiutato a salvarsi.