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- Truffò un’anziana spacciandosi per carabiniere: la Procura di Monza chiede il giudizio immediato
Imputato per il raggiro un romeno 20enne della provincia di Caserta. Aveva sottratto alla vittima 20mila euro in gioielli. “Suo marito è sospettato di una rapina, prepari i preziosi”, le aveva detto al telefono un complice

Vittima del raggiro una monzese di 75 anni

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Monza, 22 Luglio 2026 - A giudizio immediato il romeno 20enne che, in trasferta dalla provincia di Caserta, si era spacciato per un carabiniere e si era fatto consegnare da una 75enne monzese gioielli e orologi del valore di 20mila euro.
La finta chiamata dalla caserma per adescare la vittima
Il malvivente era andato a casa della donna, nel frattempo raggiunta da una telefonata di un altro truffatore sedicente appartenente all'Arma. "Suo marito è sospettato per una rapina in gioielleria perché la sua auto è stata trovata sul posto. Mandi lui in caserma per chiarimenti, mentre lei prepari i preziosi che possiede e che deve consegnarci per accertamenti", le era stato detto per telefono.
La richiesta della Procura
Il fatto risale a metà maggio scorso e ora la procura di Monza ha chiesto di mandare subito a processo l'imputato, ancora detenuto in carcere per truffa aggravata dal danno patrimoniale di rilevante gravità, dall'avere approfittato dell'età avanzata della vittima e dall'avere ingenerato nella vittima il timore di un pericolo inesistente nei confronti del familiare. Il dibattimento al Tribunale di Monza è stato fissato a ottobre, ma nel frattempo il giovane, che risulta incensurato, potrebbe scegliere un rito alternativo, come il patteggiamento o il processo con il rito abbreviato che prevede lo sconto di un terzo della pena in caso di condanna.
L’arresto
Ad arrestare il romeno erano stati gli uomini della polizia di Stato di Milano, che avevano seguito il giovane dalla stazione ferroviaria, dove era sceso in arrivo dalla Campania, e avevano aspettato che scendesse dall'abitazione della vittima, tenuta al telefono per oltre un'ora, con la linea fissa e quella del cellulare bloccate in modo che la donna non potesse contattare i suoi familiari o le vere forze dell'ordine.
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