Mentre il Tennessee cerca di capire come sia stato possibile somministrare due volte l’iniezione letale a una condannata senza riuscire a ucciderla, Donald Trump promette di allargare la pena di morte negli Stati Uniti. «La approveremo per i grandi trafficanti di droga, per i trafficanti di esseri umani e per chiunque uccida un agente di polizia», ha detto la sera di venerdì 3 ottobre a Mobile, in Alabama.
Domande di approfondimento generate da 24Ore AIChrista Pike, 50 anni, è stata condannata per aver partecipato alla tortura e all’omicidio nel 1995 di Colleen Slemmer, 19 anni. Il 30 settembre è sopravvissuta a due somministrazioni di pentobarbital ed è stata trasferita in ospedale in condizioni critiche. È il secondo tentativo di esecuzione fallito in Tennessee dall’inizio dell’anno: a maggio quello di Tony Carruthers era stato interrotto dopo circa un’ora e mezza passata a trovare un accesso venoso. Il governatore repubblicano Bill Lee ha quindi sospeso le esecuzioni per il resto del 2026 e disposto una revisione indipendente. Frank Strada, commissario del Department of Correction, lascerà l’incarico entro il mese di ottobre.
Per trasformare l’annuncio in legge Trump avrà bisogno del Congresso. La pena di morte è già prevista a livello federale per alcuni dei reati citati dal presidente, in circostanze specifiche. A Mobile, però, il tycoon ha parlato più genericamente di «grandi trafficanti di droga», senza fare riferimento all’uccisione di una persona e senza dettagliare la proposta.
Sono anni, d’altronde, che l’idea solletica l’inquilino dello Studio Ovale. Già durante il primo mandato aveva invocato la pena capitale per i grandi narcotrafficanti, citando i Paesi asiatici che puniscono con la morte il traffico di droga. A luglio 2020 fu proprio la sua amministrazione a far ripartire le esecuzioni federali dopo diciassette anni di stop: nei sei mesi successivi furono messe a morte 13 persone, fino agli ultimi giorni prima dell’insediamento di Joe Biden.
Biden fermò le esecuzioni e commutò in ergastolo senza possibilità di libertà condizionale 37 delle 40 condanne a morte federali. A Trump bastarono poche ore per invertire nuovamente la rotta. Il 20 gennaio 2025, nel giorno del ritorno alla Casa Bianca, firmò un ordine esecutivo per ripristinare pienamente la pena capitale federale e chiese al procuratore generale di perseguirla nei casi consentiti dalla legge, a partire dagli omicidi degli agenti delle forze dell’ordine. Nello stesso documento gli affidò anche il compito di cercare casi attraverso i quali contestare i precedenti della Corte Suprema che ne limitano l’applicazione.