Turisti cafoni in Sardegna, l'assalto via mare alle spiagge protette: così yacht e gommoni aggirano il numero chiuso

Yacht e gommoni spuntano da ogni parte, come cavallette marine. C'è chi considera il numero chiuso un problema degli altri e cerca di aggirarlo arrivando dal mare, chi trasforma una rada protetta in una discoteca galleggiante e chi usa l'ombrellone come una bandierina per rivendicare il proprio piccolo feudo sulla spiaggia pubblica. Torna l'estate, salgono le temperature e in Sardegna torna anche uno dei suoi tormentoni meno edificanti: quello dei turisti cafoni. Una minoranza, certo, ma sufficientemente rumorosa da lasciare il segno. Letteralmente, quando a finire sotto le ancore sono fondali e praterie marine. Le bellezze naturali dell'Isola vengono prese d'assalto lungo la costa, tra le proteste dei residenti, degli ambientalisti e degli enti che cercano di proteggere ecosistemi tanto spettacolari quanto fragili.

Le «cavallette» marine fanno il giro del mondo

Le immagini hanno superato i confini italiani e sono finite anche sulla stampa britannica. The Times ha raccontato l'assalto di yacht e gommoni al Parco nazionale dell'Arcipelago di La Maddalena, quasi 60 isole e isolotti al largo della costa nord-orientale della Sardegna. Il problema non è semplicemente vedere tante barche in uno dei luoghi più belli del Mediterraneo. Ancore gettate sui fondali, mezzi che si spingono troppo vicino alla costa e feste con musica ad alto volume aumentano la pressione su un ecosistema già sottoposto a flussi enormi. A dare la dimensione del fenomeno è stata Rosanna Giudice, presidente del Parco: in una recente ricognizione aerea sarebbero state contate 6.500 imbarcazioni in un solo momento, a fronte di una capacità stimata di circa 2.500 al giorno. «Arrivano come cavallette», è stata la sua sintesi.

Difficile trovare un'immagine più efficace. Anche Lino Cozzuto, presidente delle Guardie Ambientali Sardegna, ha sollevato il problema: mentre da terra le amministrazioni cercano da anni di proteggere le spiagge contingentando gli ingressi, dal mare il controllo degli ancoraggi è molto più complicato.

L'assalto dal mare

Il paradosso è semplice. Per raggiungere alcune delle spiagge più delicate della Sardegna bisogna prenotare, rispettare un numero chiuso, seguire sentieri prestabiliti o farsi accompagnare da una guida. Poi basta spostarsi di qualche centinaio di metri, salire su un gommone a noleggio e il problema cambia completamente faccia. La crescita del noleggio giornaliero, facilitato anche dalle applicazioni che permettono di prenotare un'imbarcazione direttamente dallo smartphone, ha aumentato il numero di mezzi guidati da persone che non necessariamente conoscono bene né le coste né le regole di tutela. Le imbarcazioni devono mantenere almeno 200 metri dalle spiagge e 100 metri dalle coste rocciose quando ancorano, ma le violazioni restano difficili da controllare in un'area enorme. Nel Parco di La Maddalena, inoltre, per navigare, ormeggiare, ancorare e sostare entro i 300 metri dalla costa è necessario munirsi delle specifiche autorizzazioni previste dall'ente. Le regole sono state ulteriormente rafforzate per le estati 2026 e 2027, anche con nuove disposizioni sulla navigazione e sulla tutela delle praterie di Posidonia.

La festa a Mortorio

Poi ci sono quelli che non si accontentano di arrivare. Vogliono anche la colonna sonora. Davanti all'isola di Mortorio, una delle zone sottoposte alla tutela più rigorosa, gommoni e imbarcazioni si concentrano durante l'estate tra tuffi, musica e bagni. E quando casse e impianti audio entrano in scena, più che una rada protetta il risultato rischia di assomigliare a una discoteca a mollo. Non sarebbe neppure una novità. Nell'agosto del 2020 la Guardia Costiera intervenne proprio davanti a Mortorio per fermare un party organizzato in una zona a tutela integrale: circa dieci barche affiancate e almeno 70 persone. La musica venne spenta, i partecipanti allontanati e furono contestate 18 sanzioni amministrative. Di Mortorio, insomma, qualche volta resta soltanto il nome.

Il Ferragosto a Talmone

L'ultimo caso arriva dalla spiaggia di Talmone. Secondo la segnalazione dell'Associazione Amici di Talmone e Cala Trana, a Ferragosto alcuni ospiti di uno yacht di lusso lungo 49 metri avrebbero raggiunto la costa utilizzando i tender a motore dell'imbarcazione. Una volta arrivati sulla spiaggia avrebbero mangiato e bevuto prima di ripartire. L'associazione ha segnalato quanto accaduto anche alla Capitaneria di Porto di La Maddalena: «I vacanzieri sono comunque riusciti ad andare via indisturbati intorno alle 16». Una sorta di servizio al tavolo vista mare, con il piccolo inconveniente che il tavolo è una spiaggia e intorno c'è un ecosistema da proteggere.

Cala Coticcio, il paradiso con le porte aperte solo a metà

Uno degli esempi più evidenti del cortocircuito è Cala Coticcio, a Caprera. Via terra non si entra liberamente: l'accesso alla zona sottoposta a tutela è regolamentato e le escursioni devono essere effettuate con guide ambientali autorizzate dal Parco. Dal 12 maggio 2026 è attivo anche un servizio di vigilanza giornaliero sui sentieri di Cala Coticcio e Cala Brigantina. Non è un capriccio burocratico. Sabbia chiarissima, granito e macchia mediterranea formano un ambiente minuscolo e delicatissimo. La difficoltà sta proprio nel far convivere la voglia di vedere quella che viene soprannominata la “Tahiti della Sardegna” con il fatto che, se tutti pretendono di vederla contemporaneamente e possibilmente dal punto esatto che preferiscono, di paradiso rischia di restare soprattutto la fotografia.

Cala Luna, da «Travolti» ai travolti dai turisti

Anche Cala Luna, nel Golfo di Orosei, è diventata uno dei simboli della necessità di mettere un freno ai flussi. Qui Lina Wertmüller girò alcune delle scene di Travolti da un insolito destino nell'azzurro mare d'agosto. Cinquantadue anni dopo il film del 1974, a essere travolta rischia di essere direttamente la spiaggia. Per l'estate 2026 gli accessi sono regolamentati attraverso un piano di sbarchi diviso per fasce orarie, imbarcazioni e operatori autorizzati, con un tetto previsto di 900 visitatori al giorno.

L'ombrellone segnaposto

Poi c'è la versione terrestre del diportista creativo: il conquistatore dell'ombrellone. La tecnica è semplice. Si arriva quando la spiaggia è ancora vuota - o si lascia tutto dalla sera precedente - si pianta l'ombrellone, si sistemano sedie e lettini e si torna con calma qualche ora dopo. Una specie di usucapione balneare accelerata: il demanio è pubblico, ma per qualche ora qualcuno prova a convincersi del contrario. A S'Archittu, sulla costa di Cuglieri, a luglio la Guardia Costiera ha trovato numerose attrezzature abbandonate proprio con lo scopo di tenere occupato il posto. Sono stati sequestrati 20 ombrelloni e 18 tra sedie e lettini e alcuni proprietari, arrivati durante i controlli, sono stati identificati e sanzionati. Le multe contestate ammontavano complessivamente a circa mille euro. L'ordinanza balneare regionale vieta infatti di occupare le spiagge libere lasciando attrezzature inutilizzate e senza sorveglianza. Per una ragione piuttosto elementare: la spiaggia non si prenota piantandoci una bandierina.

Sabbia in valigia e altre imprese

L'elenco delle cattive abitudini non finisce con yacht, casse e ombrelloni. La Regione Sardegna ha dovuto ricordare anche quest'estate che è vietato portarsi a casa sabbia, ciottoli, sassi e conchiglie, con sanzioni comprese tra 500 e 3.000 euro. Calpestare le dune o entrarci con i veicoli può costare da 100 a 1.000 euro, mentre per l'abbandono dei rifiuti le multe possono arrivare fino a 10mila euro. Regole che, sulla carta, sembrerebbero persino superflue. Non rubare la sabbia, non trasformare una zona protetta in una discoteca, non parcheggiare una barca sopra la Posidonia, non occupare una spiaggia pubblica quando non ci sei. Eppure ogni estate bisogna ricominciare da capo. Perché le cavallette marine, a differenza di quelle vere, il cartello con i divieti potrebbero anche leggerlo.

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