UE, stop alla distruzione degli abiti invenduti: cosa prevede la nuova stretta sulla fast fashion

Il settore della moda si trova oggi davanti ad una delle sue principali sfide: ridurre lo spreco di risorse e affrontare il crescente problema dei rifiuti tessili. La diffusione della fast fashion, l’aumento della produzione e la crescita degli acquisti online hanno contribuito negli ultimi anni ad aumentare il numero di capi invenduti destinati allo smaltimento.

Per rispondere a questa problematica, l’Unione Europea ha introdotto nuove misure con l’obiettivo di rendere i prodotti più sostenibili e favorire un modello basato sulla durata, il riutilizzo e il riciclo. Tra le prime disposizioni concrete rientra il divieto di distruzione degli abiti, degli accessori e delle calzature invenduti, una misura pensata per limitare gli sprechi e promuovere un’economia più circolare.

UE, divieto di distruzione degli abiti invenduti: cosa prevede il regolamento

A partire dal 19 luglio 2026, le grandi imprese non potranno più distruggere abbigliamento, accessori di abbigliamento e calzature invenduti nell’Unione europea.

Il regolamento introduce anche nuovi obblighi di trasparenza nella gestione dei prodotti invenduti, imponendo alle imprese di rendicontare i beni eliminati come rifiuti secondo le modalità stabilite dalla Commissione europea. Le aziende dovranno comunicare i volumi di beni invenduti distrutti o smaltiti e conservare la relativa documentazione nel rispetto dei termini previsti dalla normativa. Allo stesso tempo, vieta la distruzione di abbigliamento, accessori e calzature invenduti per limitare lo spreco di risorse.

Le nuove misure sono state adottate nell’ambito del Regolamento europeo sulla progettazione ecocompatibile dei prodotti sostenibili (ESPR), entrato in vigore nel 2024. Il regolamento stabilisce un quadro comune europeo per rendere i prodotti più sostenibili lungo l’intero ciclo di vita.

Le aziende dovranno privilegiare il riuso, la rivendita, la donazione o il riciclo dei prodotti invenduti, invece della loro distruzione. Queste alternative non solo evitano lo spreco, ma possono anche offrire maggiori vantaggi ai consumatori, ad esempio attraverso sconti, canali di vendita alternativi o nuovi mercati dedicati al riutilizzo.

La Commissione europea ha precisato che il divieto non sarà assoluto: saranno previste deroghe limitate, ad esempio nei casi di sicurezza o quando i prodotti risultino danneggiati e inutilizzabili.

Obiettivi delle nuove norme europee contro gli sprechi tessili

Gli obiettivi delle nuove norme sono ridurre gli sprechi, limitare l'impatto ambientale e promuovere un'economia più circolare, creando al tempo stesso condizioni di concorrenza eque tra le imprese e favorendo quelle che adottano modelli di business sostenibili.

L’ascesa della fast fashion ha trasformato il settore della moda, rendendo disponibili capi a prezzi sempre più bassi e seguendo ritmi di produzione molto più rapidi rispetto al passato. Questo modello, basato sul ricambio continuo delle collezioni e sul consumo frequente, ha però contribuito ad aumentare il volume dei rifiuti tessili.

Anche l’espansione dell’e-commerce ha contribuito ad aggravare il problema degli sprechi, aumentando il volume degli acquisti e dei resi, molti dei quali riguardano prodotti che rischiano di non essere più rimessi in vendita.

I numeri spiegano chiaramente perché queste nuove norme sono necessarie. Ogni anno migliaia di tonnellate di tessuti vengono distrutte. Una parte significativa dei tessuti invenduti in Europa non viene recuperata né riutilizzata. Si stima che tra il 4 per cento e il 9 per cento venga distrutto prima ancora di essere indossato. La sola distruzione degli abiti invenduti in Europa comporta ogni anno un impatto ambientale significativo, generando circa 5,6 milioni di tonnellate di emissioni di CO₂.

Applicazione delle nuove regole per grandi e medie imprese

Le grandi imprese dovranno applicare il divieto dal 19 luglio 2026, mentre per le medie imprese l’obbligo scatterà nel 2030, con tempi di adeguamento più lunghi. Le aziende dovranno inoltre comunicare in modo trasparente i volumi di beni invenduti smaltiti come rifiuti, secondo un formato standardizzato che si applicherà dal febbraio 2027.