Un avvio in tono minore

Decisamente un avvio in tono minore. Otto milioni di ragazzi che tornano sui banchi di scuola, meriterebbero un po’ di entusiasmo, più incoraggiamento e più spazio. Rappresentano, come si dice con qualche ipocrisia, il nostro futuro, il futuro del nostro paese.

In realtà in questa interminabile campagna elettorale, la scuola diventa l’argomento più “sensibile”: più della crisi energetica, forse più della guerra in Ucraina. Ne parlano con cautela i partiti politici, i sindacati, perfino il governo.

Il personale, malpagato e professionalmente mortificato, è vigile pensando, spesso, ai propri interessi. Il Ministro dell’Istruzione e del Merito è passato dai mega progetti nazionali alle poesie a memoria e ai riassunti, e di recente, così sembra, alla denominazione unica delle scuole superiori: tutte “liceo”. Senza sapere che già quasi una ventina d’anni fa, ai tempi delle “sperimentazioni” della riforma Gelmini, una scuola del nostro centro storico mise una nuova insegna su mattonelle vietresi: liceo… già istituto magistrale…!

Le responsabilità dello stato della scuola oggi, se le dividono abbastanza equamente tutti i governi: parlo, con qualche cognizione di causa, almeno di quelli degli ultim
i trent’anni.A partire dalla legge sull’autonomia scolastica, che illuse tanti di noi, ma che servì soprattutto a scaricare sulle scuole le responsabilità dell’Amministrazione scolastica.
Innanzi tutto, con il dimensionamento scolastico: accorpamenti, fusioni, chiusure di scuole, come avviene ancora oggi. Senza una programmazione, senza cittadelle dell’istruzione, senza trasporti, ma mere operazioni numeriche.

Con il dimensionamento le scuole, soprattutto le superiori, compresero l’importanza degli indirizzi, più per sopravvivere che per rispondere alle esigenze del territorio. Alcune ancora oggi sono senza laboratori relativi alla specificità, senza attrezzature adeguate. Altre sono rimaste con indirizzi formati da pochissime classi.

Un punto importante diventò il riordino dei cicli, anche per portare a diciott’anni la fine dell’obbligo e il diploma. Ci fu solo un tentativo, fallito sul nascere, del Ministro Berlinguer. Proprio di recente si sta orientando su un modello simile il Trentino Alto-Adige: 4 anni elementari, 4 medie e 4 superiori.
Infine, rimaneva, e rimane, l’esigenza di costituire un organico funzionale, cioè un aumento dell’organico tradizionale per le varie esigenze didattiche: dalla sostituzione del personale assente alle compresenze, a interventi personalizzati, ecc.

A proposito di personale, anche qui ci sono due problemi principali, storici e complementari: il precariato e la mobilità. È noto lo schema della mobilità: posti vacanti al Nord, occupati da precari soprattutto del Sud. Che passano di ruolo e tornano al centrosud. Ad occupare posti di personale più anziano che va in pensione. Ed è altrettanto nota l’assurda differenza tra organico di diritto e organico di fatto, che rende quest’ultimo incontrollabile. Qualunque sia stata la quota di immessi in ruolo, e nonostante la riduzione del numero di alunni e studenti, ogni anno abbiamo un numero di circa trecentomila supplenti annuali. Forse bisognerebbe provare a ridurre la mobilità, che dura ogni anno parecchi mesi? Anche perché scombina la continuità didattica al Sud ma soprattutto al Nord. L’organico funzionale diventa una delle poche soluzioni!

E potremmo continuare con cose fatte male o non fatte da parte dell’Amministrazione scolastica nel corso degli anni. Con il trucco dei progetti, dei grandi progetti, rigorosamente a termine, che mai potranno diventare interventi strutturali. Con le pseudo riforme, avviate con grande clamore e molti seguaci, ma che poi man mano, quando dovrebbero andare a regime, scompaiano, come un corso d’acqua in un territorio carsico. In passato, con le risorse finanziarie, alla scuola è capitato di peggio: subire tagli e contemporaneamente sprecare, oggi prevale lo spreco.

È difficile portare questa situazione, questi risultati ai cittadini in campagna elettorale. Diventa difficile anche sostenere solo un dibattito sul tema scuola. Allora avviare l’anno scolastico in modo “sobrio”, defilati, è meglio.

Franco Buccino