Un'esperta ci spiega qual è la vera causa del sovrappeso infantile in Italia

Vai a:

  • Obesità infantile nel mondo, in Europa e in Italia i dati ufficiali
  • La dieta mediterranea è ancora un modello alimentare valido?
  • Cosa mangiano davvero i bambini oltre pane, pasta e pizza?
  • Il cibo come consolazione, quando mangiare non ha più a che fare con la fame
  • Come impostare un'alimentazione corretta per tutta la famiglia?
  • Il ruolo del reddito familiare nell'obesità infantile

Un'inchiesta della BBC racconta le storie di bambini italiani con forti problemi di sovrappeso - come Salvatore che a 17 anni pesa 170 kg -, riportando percentuali allarmanti soprattutto rispetto al Sud Italia e affermando che in alcune zone della Campania oltre il 40% dei bambini di otto e nove anni è in sovrappeso. La causa principale sarebbe da rintracciare nel tracollo del nostro modello alimentare, che il Dottor Valter Longo attribuisce principalmente alle "cinque P": pane, pasta, pizza, patate e proteine. Cerchiamo di capire insieme alla Dott.ssa Verdiana Ramina, dietista delle famiglie, se è effettivamente così, oppure se dietro al problema dell’obesità si nasconde una rete di cause molto più intricata.

L’Italia vanta da tempo immemore una bandiera invidiata in tutto il mondo, è la dieta Mediterranea, completa, sana, ricca di cereali, legumi, frutta, verdura, olio d’oliva, pesce e carne. Eppure sembrerebbe che questo grande patrimonio nazionale sia in crisi. E dispiace molto.


  • Prevenire il diabete di tipo 1 grazie al primo programma italiano di screening neonatale
  • L'auto-ottimizzazione non è una scelta di benessere ma una strategia di difesa contro l'angoscia
  • Perché in gravidanza l'alimentazione è prioritaria per la salute di mamma e bambino

Obesità infantile nel mondo, in Europa e in Italia i dati ufficiali

Nel mondo (OMS, 2022) oltre 390 milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra i 5 e i 19 anni sono in condizione di sovrappeso, e 160 milioni con obesità: dall'8% del 1990 si è passati al 20% del 2022, il doppio in una generazione. La World Obesity Federation stima che entro il 2030 - quindi tra meno di quattro anni - i bambini obesi in età scolare passeranno ad essere da 150 a oltre 250 milioni.

In Europa il 25% dei bambini tra i 7 e i 9 anni si trova in sovrappeso e l'11% è obeso, da evidenziare le forti differenze tra Paesi (dal 9% al 42%). In Italia (ISS, 2023) il 19% è in sovrappeso e il 9,8% obeso, di cui 2,6% con obesità grave.

Il Regno Unito mostra attravverso il lavoro del National Child Measurement Programme numeri che invitano a riflettere: a 4-5 anni il 10,5% dei bambini è obeso (23,5% sovrappeso incluso), tra i 10 e gli 11 anni la percentuale aumenta al 22,2% obeso e 36,2% sovrappeso incluso: questo significa che l'obesità raddoppia durante le elementari. Sono numeri globalmente allarmanti, che trasmettono un messaggio alla collettività che non può essere ignorato, e che rende necessario studiare quali misure sarebbe opportuno introdurre.

La dieta mediterranea è ancora un modello alimentare valido?

“Assolutamente sì" dichiara la Dott.ssa Verdiana Ramina. "La dieta mediterranea rimane uno dei modelli alimentari più studiati e validati a livello internazionale. Le più recenti revisioni della sua piramide confermano ancora una volta il ruolo centrale di frutta, verdura, cereali, olio extravergine d'oliva e, oggi, anche della frutta secca. Ma è importante ricordare che la dieta mediterranea non è solo un insieme di alimenti: è uno stile di vita. La parola dieta, infatti, deriva dal greco antico dìaita e indica proprio uno stile di vita complessivo, fatto di alimentazione, movimento, convivialità, riposo e relazioni sociali".

Il problema però, come affermato dal dottor Longo è che questa dieta è scomparsa dalle tavole degli italiani, perché sembrerebbe che a seguirla sia solo una minoranza e possiamo parlare di un modello virtuoso ma ciò che conta davvero è il comportamento alimentare reale, che in poche generazioni si è allontanato da tale modello.

Cosa mangiano davvero i bambini oltre pane, pasta e pizza?

“Prima di tutto è corretto precisare che la pubblicazione della BBC è un'indagine giornalistica, non uno studio scientifico - precisa la Dottoressa. Ridurre il problema del sovrappeso infantile alle cosiddette "5 P" è una semplificazione che non rende giustizia alla complessità del fenomeno. Un bambino può mangiare pane tutti i giorni, pasta frequentemente e pizza ogni tanto senza sviluppare sovrappeso.

La differenza la fanno il contesto e lo stile di vita: il pasto viene consumato in famiglia? Esiste il modeling dell'adulto? Si mangiano quotidianamente frutta e verdura? Il bambino dorme a sufficienza? Gioca, si muove, fa attività fisica? L'obesità è oggi riconosciuta come una patologia cronica multifattoriale: entrano in gioco fattori biologici, ambientali, socioeconomici, culturali e comportamentali. Cercare un unico colpevole rischia di farci perdere di vista il problema reale”.

colpa sovrappeso infantile bambini cibopinterest

Charles Gullung//Getty Images

Non dimentichiamo che una parte importante, a livello di tipologia di consumo, è occupata da merendine confezionate, snack salati, bevande zuccherate, salumi industriali, piatti pronti, che condividono alcune caratteristiche che li rendono più dannosi della somma dei loro ingredienti:

  • Densità calorica ottenuta con zuccheri e grassi saturi aggiunti, spesso in combinazioni che il cibo tradizionale non replica (la compresenza di grasso e zucchero nello stesso alimento è tipica dell'industria, non della cucina casalinga)
  • Alto contenuto di sale, che nei bambini abitua il palato a soglie di sapidità che rendono i cibi non processati (verdure, legumi) percepiti come insipidi
  • Conservanti, addensanti ed emulsionanti, il cui ruolo non è nutrizionale ma di shelf life e appetibilità, e la cui interazione a lungo termine con il microbiota intestinale è oggetto di studi ancora in corso
  • Coloranti e aromi artificiali, pensati per rendere il prodotto immediatamente più attraente ai bambini, indipendentemente dal suo valore nutrizionale;
  • Formulazione "iper appetibile": il prodotto ultraprocessato è progettato per massimizzare il desiderio di continuare a mangiarlo, un meccanismo diverso e più difficile da regolare per un bambino rispetto alla semplice sazietà da cibo tradizionale.

In questo caso, anche se un bambino mangiasse pasta e pane con moderazione, resterebbe comunque in una condizione di sovrappeso se il resto della sua giornata alimentare fosse a base di snack ultraprocessati consumati fuori pasto. Le "cinque P" raccontano bene la parte più visibile e "italiana" del problema, ma rischiano di far passare in secondo piano la componente più subdola e meno riconoscibile, ovvero quella dell'industria alimentare globale, che in Italia come altrove si è fatta ampiamente spazio tra il cibo preparato in casa.

Il cibo come consolazione, quando mangiare non ha più a che fare con la fame

Molto spesso questi prodotti si associano all’assunzione di cibo come riempitivo emotivo, che funge da ricompensa o consolazione ed è parte del linguaggio affettivo. Riempie i buchi, la noia, l’ansia, il bisogno di attenzione e si dissocia dalla fame e dalla convivialità. “Oggi molte famiglie vivono una realtà profondamente diversa rispetto al passato: genitori che lavorano entrambi, e meno male che sia così, reti familiari più frammentate, nonni spesso lontani e sempre meno occasioni di condividere i pasti. In questo contesto il cibo rischia di diventare qualcosa di diverso da nutrimento e convivialità.

Non significa che una famiglia tradizionale protegga automaticamente dall'obesità, ma una rete educativa forte rappresenta certamente un fattore di protezione. A questo si aggiunge un altro elemento di cui si parla ancora troppo poco: i bambini sono continuamente esposti sia al cibo sia ai messaggi sul peso corporeo. Crescono in un ambiente dove il cibo è sempre disponibile ma, allo stesso tempo, sentono parlare continuamente di diete, dimagrimento e corpo ideale. Sappiamo che una storia di diete precoci rappresenta essa stessa un fattore di rischio per l'aumento di peso e per lo sviluppo dell'obesità nel lungo periodo”, spiega la dietista Verdiana.

Come impostare un'alimentazione corretta per tutta la famiglia?

“Prima ancora che un'alimentazione corretta del bambino, serve un'alimentazione corretta della famiglia. I bambini imparano osservando gli adulti: vedere quotidianamente genitori che consumano frutta, verdura, cereali, legumi, pane, pasta e proteine nelle giuste quantità vale molto più di qualsiasi spiegazione teorica. Anche la scuola dovrebbe avere un ruolo educativo importante, contribuendo a costruire sane abitudini alimentari insieme alla famiglia. Cerco spesso di trasmettere ai genitori che non serve a niente passare ore ai fornelli per preparare pranzi e merende ai figli se poi quando si siedono a tavola ognuno mangia cose diverse e senza possibilità di condividere gli stessi pasti”.

Le linee guida pediatriche internazionali (OMS, società di pediatria) si basano su pochi principi semplici: pasti regolari e strutturati e ridurre gli snack; frutta e verdura fissi, sempre; moderazione nell'assunzione di bevande zuccherate e ultra-processati, attività fisica quotidiana e non considerare il cibo premio, punizione o sostituto affettivo.

Purtroppo molto spesso i genitori non si accorgono nemmeno del sovrappeso dei propri figli, ma non si tratta di un’ignoranza colpevole. Come emerso dall’inchiesta della BBC, i genitori si accorgono del problema quando iniziano a comparire i sintomi collaterali (tosse, difficoltà digestive), senza riconoscere il peso come causa. Questo mostra come il sovrappeso infantile sia normalizzato, perché paffutello significa sano, e perché se intorno ci sono molti bambini sovrappeso, manca il punto di riferimento per notare che effettivamente c’è qualcosa che non va.

colpa sovrappeso infantile bambini cibopinterest

chabybucko//Getty Images

Il ruolo del reddito familiare nell'obesità infantile

“Numerosi dati mostrano che le fasce socioeconomiche più svantaggiate presentano una maggiore prevalenza di sovrappeso e obesità. Il problema non è soltanto economico, ma anche culturale e informativo. Quando il budget è limitato si tende a privilegiare alimenti percepiti come più sazianti o convenienti, spesso prodotti ultraprocessati. Gli alimenti ultraprocessati non vanno demonizzati, ma devono rimanere occasionali. Se diventano la norma, oltre ad aumentare l'introito di sale, zuccheri e grassi, educano il gusto dei bambini verso sapori sempre più intensi, rendendo progressivamente meno appetibili gli alimenti semplici come frutta e verdura”, aggiunge la Dottoressa.

I dati generali sul tema (in Italia come altrove) indicano una correlazione tra obesità infantile e condizioni socioeconomiche più fragili. Questo succede perché i cibi ultraprocessati sono spesso più economici a parità di sazietà rispetto ai freschi, e hanno maggiore densità calorica. Mancano tempo e risorse, e nelle zone più periferiche manca l’accesso a spazi per l’attività fisica.