Insalata contaminata, due morti negli Usa: cos'è la ciclosporiasi

Due persone sono morte negli Stati Uniti dopo un focolaio di ciclosporiasi associato a insalata iceberg contaminata. Che cos'è questa infezione intestinale causata dal parassita Cyclospora cayetanensis? Come si trasmette, quali sintomi provoca e perché lavare la verdura, in alcuni casi, potrebbe non essere sufficiente. Ecco che cosa spiegano FDA e CDC

Negli Stati Uniti cresce l’attenzione su un focolaio di ciclosporiasi collegato a insalata iceberg contaminata. In Michigan sono state registrate due vittime, le prime associate alla più ampia epidemia di questa infezione intestinale nel Paese. Secondo le autorità sanitarie locali, entrambe le persone avevano gravi patologie pregresse, che potrebbero essere state aggravate dalla malattia e dalla forte disidratazione provocata dalla diarrea.

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Al centro dell’indagine c’è l’insalata iceberg proveniente dal Messico centrale e ritirata dal mercato da Taylor Farms de Mexico. La Food and Drug Administration (FDA) e i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) hanno invitato consumatori, ristoranti e rivenditori a non consumare i prodotti coinvolti nel richiamo e a sanificare accuratamente superfici e contenitori entrati in contatto con l’alimento. Per maggiori informazioni è possibile consultare l’indagine ufficiale della FDA.

Due morti dopo il consumo di insalata contaminata

Il caso è partito da un focolaio legato a insalata iceberg distribuita negli Stati Uniti e servita anche in alcuni ristoranti. Il 17 luglio 2026 Taylor Farms ha avviato il ritiro di tutta l’insalata iceberg proveniente dal Messico centrale, dopo che le indagini epidemiologiche avevano individuato un collegamento con le infezioni.

Secondo l’aggiornamento pubblicato dal CDC, il prodotto contaminato è stato associato a casi di malattia in diversi Stati americani. L’indagine è tuttora in corso.

Il richiamo ha riacceso l’attenzione sui prodotti freschi consumati crudi, come insalate e verdure già pronte, che non vengono sottoposti a cottura e possono quindi trasmettere eventuali contaminazioni microbiologiche.

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Che cos’è la ciclosporiasi

La ciclosporiasi è un’infezione intestinale causata dal protozoo Cyclospora cayetanensis. Come spiega il CDC, si contrae ingerendo acqua o alimenti contaminati, soprattutto frutta e verdura consumate crude. L’infezione colpisce l’intestino tenue e provoca una gastroenterite che può durare anche diverse settimane.

A differenza di molte altre infezioni intestinali, il contagio non avviene normalmente da persona a persona. Secondo la FDA, il parassita eliminato con le feci deve trascorrere alcuni giorni nell’ambiente prima di diventare infettante. Per questo motivo i focolai vengono spesso associati alla contaminazione degli alimenti durante l’irrigazione, la raccolta, la lavorazione o la distribuzione.

I sintomi da non sottovalutare

Il sintomo principale della malattia è una diarrea acquosa e persistente, spesso accompagnata da crampi addominali, nausea, gonfiore, perdita dell’appetito, dimagrimento e marcata stanchezza. Il CDC segnala che possono comparire anche febbricola, dolori muscolari, mal di testa e malessere generale.

Il periodo di incubazione è generalmente di circa una settimana, ma può variare. Senza trattamento, la malattia può durare anche oltre un mese, con sintomi che migliorano e poi ricompaiono. È proprio questa lunga durata a renderla particolarmente debilitante.

Chi rischia di più

Nella maggior parte dei casi la ciclosporiasi non è una malattia grave, ma può diventare più pericolosa nelle persone più fragili. Anziani, bambini piccoli, donne in gravidanza, persone immunodepresse e pazienti con malattie croniche sono maggiormente esposti alle complicanze dovute soprattutto alla grave disidratazione provocata dalla diarrea persistente. Il CDC ricorda inoltre che la diagnosi richiede spesso esami specifici, perché il parassita non viene ricercato automaticamente in tutti gli esami delle feci ().

Come si cura

Secondo il CDC, il trattamento di riferimento è l’associazione trimetoprim-sulfametossazolo, prescritta dal medico. Non esiste invece un vaccino contro la ciclosporiasi.

Perché lavare l’insalata non sempre basta

Lavare accuratamente frutta e verdura resta una buona abitudine, ma nel caso della Cyclospora potrebbe non essere sufficiente. La FDA spiega infatti che il semplice lavaggio domestico non garantisce l’eliminazione del parassita. Per questo motivo, in presenza di un richiamo ufficiale, la raccomandazione è di non consumare l’alimento, ma eliminarlo e pulire accuratamente tutte le superfici che sono entrate in contatto con il prodotto.

Come ridurre il rischio

In assenza di richiami alimentari, la FDA raccomanda di lavare accuratamente frutta e verdura sotto acqua corrente, evitando l’uso di saponi o detergenti. È inoltre importante lavare le mani, separare gli alimenti crudi da quelli cotti, pulire accuratamente coltelli e taglieri e conservare i prodotti freschi alle temperature consigliate. Per le insalate già pronte è buona norma controllare marchio, lotto, data di scadenza ed eventuali richiami pubblicati dalle autorità sanitarie.

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Il focolaio riguarda anche l’Italia?

Al momento il richiamo riguarda prodotti distribuiti negli Stati Uniti. Non risultano allerte analoghe per il mercato italiano. La vicenda rappresenta però un’importante occasione per ricordare quanto sia fondamentale seguire gli avvisi ufficiali di richiamo alimentare. Quando un prodotto viene segnalato dalle autorità sanitarie, lavarlo non è sufficiente: la scelta più sicura resta non consumarlo.

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