Un libro al giorno. La scatola delle lacrime di Han Kang

han kang

Con il Premio Nobel per la Letteratura assegnatole nel 2024, la scrittrice sudcoreana Han Kang ha abituato il pubblico a narrazioni intense e indagini profonde sul dolore collettivo e individuale, come dimostrano i celebri romanzi La vegetariana o Atti umani.

Con La scatola delle lacrime, impreziosito dalle evocative illustrazioni di Bomroya, l’autrice compie un cambio di passo sorprendente e ci regala una fiaba moderna, visionaria, che pur nella sua brevità conserva intatta una potenza lirica straordinaria. La precisione chirurgica con cui Han Kang seziona l’animo umano è altrettanto sorprendente.

La trama si sviluppa in un’atmosfera rarefatta che evoca la grazia simbolica delle animazioni di Miyazaki. In un remoto villaggio incastonato tra le montagne vive una bambina senza nome, definita da tutti solo per la sua incredibile, quasi magica, tendenza al pianto. I suoi occhi scuri, descritti dall’autrice come «due ciottoli sott’acqua», si bagnano di lacrime per ogni minimo mutamento del mondo circostante: il passaggio di un’ombra, il soffio umido che precede un temporale estivo, una melodia lontana o un frammento di ricordo. Questa sua estrema sensibilità le costa l’incomprensione e lo scherno dei compaesani, che la isolano dietro soprannomi crudeli.

La rottura dell’equilibrio avviene con l’arrivo al villaggio di un misterioso uomo vestito di nero, un collezionista di lacrime che viaggia con un grande cappello e una borsa scura, accompagnato da un minuscolo uccellino azzurro dal piumaggio lucente. L’uomo è alla ricerca della gemma più rara per la sua strana collezione: la lacrima perfetta, quella versata «per nessuna ragione in particolare, e per tutte le ragioni del mondo».

Affascinata dai suoi racconti e dalla magnetica forza dell’uccellino, la bambina decide di seguirlo. Durante il cammino incontrerà altre solitudini ma a colpirlo sarà soprattutto un uomo, anziano e disperato, incapace di piangere e di elaborare il lutto per la perdita della moglie. Proprio attraverso l’incontro tra chi soffre per un eccesso di lacrime e chi soffre per la loro totale assenza avverrà un profondo rito di condivisione e guarigione.

A questo punto, se vi state chiedendo perché portarlo con voi questa estate, la risposta è semplice. La scatola delle lacrime è un piccolo libro che si legge in pochissimo tempo ma rimane dentro per sempre, è insomma il perfetto compagno estivo per chi desidera una lettura breve (circa sessanta pagine) ma dall’impatto emotivo persistente.

L’estate è, per definizione, la stagione in cui si rallenta, il momento dell’anno in cui finalmente ci si concede il lusso della sosta. E allora, in un mondo frenetico che impone una performance costante di felicità e resilienza, la fiaba di Han Kang si configura come un vero e proprio inno alla vulnerabilità e un invito terapeutico a fermarsi.

Leggere questo libro tra il rumore del mare o nel pieno silenzio della montagna permette di riconnettersi con la propria parte più fragile. L’autrice suggerisce che il pianto non è un segno di debolezza, bensì una forma autentica di verità emotiva e un veicolo di liberazione interiore. La prosa, essenziale e poetica, si adatta perfettamente ai pomeriggi caldi in cui si cerca una lettura capace di rinfrescare lo spirito, offrendo un messaggio universale: accettare il proprio dolore e mostrarlo agli altri è l’unico modo per diventare davvero liberi e per non restare intrappolati nel labirinto delle proprie sofferenze.