L’uomo è poliedrico, nel senso più contemporaneo. Nel corso dei suoi primi 53 anni è stato giornalista, amministratore di società private e pubbliche, consulente in Regione, amministratore comunale (è sua la firma nel Piano urbanistico di Oristano, assessore con maglia Uds, nel 2009), candidato a sindaco (sempre a Oristano nel 2012 quando vinse Guido Tendas). Ora è coordinatore provinciale di Fratelli d’Italia. «Un appuntamento per me molto importante intanto perché è stato un esordio dopo che da anni avevo lasciato la politica attiva. E poi è stato anche bello perché c’erano tutti i partiti di centrodestra per ribadire il loro impegno a far parte di una coalizione forte, unita».
Si guarda alle prossime elezioni?
«Il tema non sono gli appuntamenti elettorali, perché se guardiamo solo quelli siamo rovinati. È fondamentale costruire un grande piano strategico per il territorio».
Tutti tranne Futuro Nazionale.
«Sì ma guardi, dobbiamo cambiare approccio e avere nei confronti di tutti il dovere di ascoltare».
Ma tra il dire e il fare.
«Faccio un esempio attuale, tema zanzare: vogliamo gestirlo senza mettere bandierine ma costruendo una task force che metta insieme Provincia, sindaci ed esperti».
In realtà la bandierina l’ha piazzata un consigliere regionale di Fratelli d’Italia che denunciava la bocciatura della maggioranza di un emendamento per dare più soldi alla Provincia.
«Intanto Emanuele Cera fa bene a sottolineare le mancanze nella programmazione regionale, che puntualmente si dimentica del territorio. Io però parlo di sguardo lungo: abbiamo una situazione di emergenza che oggi va affrontata recuperando fondi, ma se non organizziamo una task force non ne usciamo più. Qui si parla di emergenza sanitaria».
Emergenza sanitaria che poi diventa problema turistico e quindi economico in una provincia già depressa.
«Certo, guardi l’aspetto turistico. Manca programmazione: i Comuni lavorano ognuno per proprio conto, programmando più eventi gli stessi giorni e poi abbiamo molti momenti vuoti durante l'estate. Bisogna avere un calendario unico».
Se si sente questa necessità forse è perché negli ultimi 10 anni la programmazione non c’è stata?
«Forse non abbiamo capito che lo sguardo deve andare oltre un singolo comune su certi temi, e per questo la Provincia deve avere il ruolo di coordinamento che non può invece ricoprire il capoluogo che deve essere attrattivo e di connessione con i territori. Guardi i trasporti: oggi non abbiamo un sistema che si connetta con tutti e dimentichiamo che un turista viene a Oristano ma vuole muoversi in tutta la provincia».
Già arrivare a Oristano è un’impresa: il Centro intermodale, dopo 10 anni di governo di centrodestra, non è operativo.
«Non esiste un problema di centrodestra ma di relazioni non consolidate nel tempo. Spesso l'approccio ai problemi è forse stato campanilistico. Sono convinto che abbiamo bisogno di ricostruire rapporti, non solo con Arst ma penso anche Ferrovie: negli anni abbiamo dato tanto a RFI e non abbiamo avuto altrettanta disponibilità ad ascoltare le nostre esigenze» .
Ma se non si vince una battaglia (zanzare, trasporti, sanità, uffici pubblici che chiudono) c'è un problema di debolezza politica.
«Ci dobbiamo riorganizzare che non vuol dire essere stati deboli. Esiste disattenzione da parte di chi in questo momento guida la Regione per il nostro territorio e il mio compito sarà quello di cambiare questo trend con continue sollecitazioni. Ripeto, il problema è che negli ultimi anni è mancato un piano strategico che coinvolga, ad esempio, anche gli ordini professionali che hanno smesso di connettersi con le istituzioni».
Forse perché non hanno mai avuto riscontri.
«No, credo che nel corso degli ultimi anni, soprattutto per il Covid, ci siamo un po’ allontanati tutti. Oggi dobbiamo ricostruire la comunità. Il punto è che mancano le relazioni ecco perché il compito di Fratelli d’Italia sarà ricostruire relazioni mettendoci in una posizione di ascolto. Se continuiamo a stare divisi su tutto non andiamo da nessuna parte» .
Storicamente siamo sempre stati divisi.
«Ma nel Novecento, oggi è la nostra morte. Pur indossando una maglietta di appartenenza, non ci dobbiamo dimenticare che c'è qualcosa al di sopra: la crescita di questo territorio».
Anche il mondo imprenditoriale ormai sembra non rivolgersi più alla politica locale.
«Il tema principale è che la politica deve essere al servizio del mondo commerciale. Noi ci troviamo di fronte a una classe politica che forse ha dato troppo peso a un'idea e meno all'ascolto. E la discussione che ha interessato la città sui dehors è un esempio. Va bene disciplinare ma che cosa dicono gli scontenti? Mi pare di capire che dietro la lamentela c'è soprattutto un’assenza nell'attrarre turisti. Io giro la città e la vedo vuota».
Giusto dare attenzioni ai commercianti, ma i residenti che pagano le tasse e non hanno servizi?
«Anche i residenti scontenti non sempre vengono ascoltati. Giusto avere regole ma è fondamentale che nessuno si senta sconfitto. Poi, devo essere onesto, ci siamo un po’ dimenticati di ascoltare i residenti ma c’è sempre tempo per rimediare. Bisogna bussare alle loro porte».
Questo lo dovrebbe già fare il consigliere comunale, non si può amministrare facendo referendum su tutto.
«Sì, ma ci devono essere momenti durante la consiliatura in cui è importante tornare dagli elettori».
Quindi è sicuro: nessun interesse a ricandidarsi sindaco?
«No, credo che il contributo che posso dare debba essere più largo. Questo territorio oggi ha bisogno veramente di una programmazione più ampia».
Su cosa puntare?
«Abbiamo un paesaggio agricolo straordinario, penso al Sinis o alla Marmilla. Dobbiamo riuscire a far venire un turista e trattenerlo per 10 giorni. Perché il nostro territorio deve essere collegato con paesi vivi. In un momento di grande cambiamento in cui le persone vogliono scappare dai grattacieli, le nostre comunità hanno una grande opportunità per il futuro».
Eppure siamo la provincia con meno turisti.
«Sì, perché forse abbiamo inseguito per anni un processo che non era giusto. Oggi è necessario creare un laboratorio di intelligenza rurale che si basi sulla tecnologia e che sia unico per la Sardegna e un esempio per l'Italia».
Tutto bello ma i frutti di questo Piano quando si raccoglieranno?
«Penso ai prossimi 10 anni. La mia generazione in qualche modo deve fare un sacrificio per chi verrà dopo».
In questo Consiglio comunale c’è stato il record dei cambi di casacca ma anche di maggioranza.
«L'appartenenza in un gruppo è fondamentale. Molto spesso invece chi propone un’idea e non viene accettata gira le spalle. Fratelli d'Italia è un partito che guarda con attenzione alla coerenza ma non possiamo occuparci di tutte le faccende degli altri partiti. Quando parlo di coerenza, dico che abbiamo creduto in Massimiliano Sanna e faremo di tutto perché il sindaco concluda il mandato».
Oltre il Piano strategico i cittadini vivono del quotidiano: più decoro e meno soste selvagge, più marciapiedi normali e meno voragini. Per non parlare di Ztl.
«Certo, perché poi le persone ti giudicano per questo. I problemi vanno risolti e dalla prossima settimana il nostro stimolo sarà di vedere quali sono i capitoli aperti e dare un arco temporale per chiuderli».
Il “suo” Puc è da rivere?
«Assolutamente sì».
Forse anche perché alcune previsioni, come la crescita demografica della città, si sono rivelate errate?
«Il discorso di quel Puc e di quella previsione è un po’ più complesso. Allora c’era la necessità di dare una risposta a un territorio immobile da troppi anni. Oggi però va rivisto con occhi diversi ma il nostro obiettivo deve essere quello di essere attrattivi».
Per essere attrattivi servono infrastrutture. Capitolo aeroporto, "svenduto” anche dalla Provincia: possibile che nessuno bussi alla porta della Sogeaor?
«Gli interlocutori di allora forse non avevano il ruolo giusto per capire che alcune azioni dovevano essere svolte in modo diverso. Oggi però dobbiamo ribadire che la provincia deve avere un aeroporto. Fratelli d'Italia ha una presenza nella commissione parlamentare dei trasporti e il nostro obiettivo è valorizzare Fenosu».
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