È una storia lunga quasi cinquant’anni, quella di Ustica. Ma è soltanto dal 2007 che le indagini della procura di Roma hanno imboccato la via che porta a Parigi, dopo che Francesco Cossiga, ex presidente della Repubblica, e presidente del Consiglio all’atto della strage (era la sera del 27 luglio 1980), accusò clamorosamente i francesi di avere causato il disastro. «Quand’ero Presidente della Repubblica - testimoniò Cossiga in procura - lessi su un giornale che l’allora sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, onorevole Amato, aveva dichiarato che ad abbattere il Dc9 era stato un aereo francese e che questo lo aveva appreso dall’ammiraglio Martini».
Bene, dato che l’ammiraglio Martini, già a capo del Sismi per molti anni, era il consigliere militare del Quirinale, Cossiga lo volle sentire direttamente. «Mi disse che riteneva che il Dc9 era stato abbattuto da un aereo che era partito dalla portaerei “Clemanceu”... Aggiunse che l’aereo francese aveva lanciato un missile perché credeva di avere davanti l’aereo di Gheddafi, che fu salvato da un avvertimento di Santovito, direttore del Sismi».
Si può qui solo aggiungere che di quelle trame Martini sapeva tantissimo, essendo stato un suo sottoposto. Cossiga aggiunse anche una frase che fu invece contestata dal diretto interessato: «Successivamente a ciò, ho parlato con Amato, che mi ha detto che anche lui aveva appreso da Martini il fatto». E infine: «Ricordo che il ministro dell’Interno francese Poniatowski (ministro dal 1974 al 1977, ndr) mi disse che era inutile che io facessi domande sulla guerra al terrorismo». Ove evidentemente il terrorista sottinteso era Gheddafi.
Martini ne parlò a lungo con il Capo dello Stato, e da tecnico, essendo un provetto ufficiale di Marina: «Considerammo - qui è la testimonianza di Francesco Cossiga davanti al tribunale civile di Palermo nel dicembre 2008 - la circostanza che un radar italiano aveva “battuto” (cioè segnalato, ndr) la traccia sulla diagonale di Olbia, circostanza che rendeva plausibile che l’aereo fosse partito da una portaerei. Se fosse partito da un aeroporto sarebbe rimasta traccia della partenza».
“Si voleva fare la pelle a Gheddafi”
I magistrati ovviamente sentirono anche il secondo uomo politico in questione, ma Amato non ricordava il colloquio con Cossiga, né quello con Martini. Ricordava solo che Martini, da capo del Sismi, aveva inizialmente sconsigliato di affidarsi alla ditta francese Ifremer per il recupero del relitto. La procura però scrive: «Successivamente ebbe a riferire che non gli era stata detta tutta la verità». E di recente, nel 2023, ha sposato in pieno la versione di Cossiga: «La versione più credibile - ha detto Amato in una intervista - è quella della responsabilità dell’Aeronautica francese con la complicità degli americani e di chi partecipò alla guerra aerea nei nostri cieli… Si voleva fare la pelle a Gheddafi. L’ipotesi più accreditata è che quel missile sia stato lanciato da un caccia francese partito da una portaerei al largo della costa meridionale della Corsica. La Francia su questo non ha mai fatto luce».
Un altro che era al corrente di molte cose, ministro dei Trasporti nel 1980, e che ha poi rimproverato Amato di essere venuto troppo tardi allo scoperto, è Rino Formica. Ha testimoniato: «Dalla fine degli Anni 80 in poi ho visto nell’onorevole Cossiga una crescente e immutata certezza che il segreto della caduta del Dc9 stava negli archivi di Parigi… Confermo che l’onorevole Cossiga, da quando era Presidente della Repubblica, attribuiva la responsabilità della caduta ai francesi».
È da qui, dunque, che l’inchiesta era ripartita, ma per arenarsi davanti al muro francese. Le portaerei Clemanceu e Foch, ad esempio: secondo la risposta a una vecchia rogatoria, il 28 mattina erano in porto a Tolone e così da giorni. Però poi i magistrati hanno trovato testimoni delle nostre forze armate che posizionano la Foch nel mar Tirreno il giorno 27. E allora è grande l’attesa per i nuovi documenti che la magistratura francese ha annunciato ai colleghi di Roma.