Pubblicato il: 01/09/2026 – 19:57
ROMA Il caso della bimba morta a Palermo per difterite e non vaccina ha riacceso le luci sulla copertura vaccinale in Italia. Il dato pubblicato oggi sul sito del ministero della Salute, riferito all’anno 2025 sulla coorte dei bambini nati nel 2023, 94,46%, resta leggermente al di sotto del 95% indicato come soglia ottimale per garantire – secondo gli infettivologi – un’elevata protezione della popolazione. Mentre la copertura a 36 mesi, i nati nel 2022, arriva al 95,03% e per quella a 48 mesi, i nati nel 2021, si arriva a 95,41%. Ma è a livello regionale che le cose si complicano: Marche (94,33%), Lazio (94,19%), Calabria (94,19%), Liguria (93,85%), Valle d’Aosta (93,76%), Basilicata (92,93%), Sardegna (92,82%), Friuli Venezia Giulia (92,57%), Molise (92,53%), Abruzzo (92,33%), Puglia (91,72%). In coda ci sono la Sicilia, dove la copertura a 24 mesi non va oltre l’85,88%. Insieme alla provincia autonoma di Bolzano con l’87,39%. In totale 13. Il “motore” delle vaccinazioni contro la difterite è in 8 regioni che sono sopra la soglia del 95%: Toscana (97,90%), seguita dalla Lombardia (97,56%), provincia autonoma di Trento (97,18%), Umbria (96,63%), Campania (96,33%), Veneto (95,90%), Piemonte (95,77%) ed Emilia-Romagna (95,22%). «La vaccinazione contro la difterite rientra nel vaccino esavalente, che protegge anche da tetano, pertosse, poliomielite, epatite B e Haemophilus influenzate di tipo b – ricorda il ministero della Salute. Il ciclo di base del vaccino è costituito da tre dosi, da praticare al terzo, quinto e dodicesimo mese di vita del bambino. Successivamente vengono eseguite due dosi di richiamo, all’età di 6 e 14 anni. A ciclo ultimato, la vaccinazione antidifterica conferisce una protezione pressoché totale. Per conservare una buona immunità è raccomandata una dose di richiamo ogni 10 anni».
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