Valeria Golino: "La violenza è stata spettacolarizzata, anche dal cinema. E noi ci siamo abituati. Oggi cerco ruoli che mi mettano in difficoltà"

Marianna Ciarlante
Valeria Golino (foto di Paolo Modugno)

Valeria Golino ha uno sguardo che mette quasi in difficoltà. Ti guarda e sembra che, prima ancora che tu possa dire qualcosa, abbia già capito chi sei. Forse il suo magnetismo, sullo schermo come fuori, sta proprio qui: in uno sguardo che parla, comprende, ascolta chi ha di fronte, anche nei suoi silenzi. Non sorprende, allora, che sia diventata una delle attrici più importanti e riconoscibili del cinema italiano e internazionale. 

Valeria Golino: “Ci siamo abituati alla violenza”

Ho incontrato Valeria Golino a Venezia, durante la Mostra del Cinema, per parlare del suo ultimo film, “Serpenti”, al cinema dal 10 settembre con Be Water Film. Diretto da Roberto De Paolis Maino e scritto dai fratelli D’Innocenzo, il film è una delle proposte più interessanti di questa edizione della Mostra, pur essendo presentato Fuori Concorso. 

Accanto a Golino ci sono Leonardo Lidi, Alessandro Borghi e Pietro Castellitto. Ma nella nostra conversazione non abbiamo parlato soltanto del film. Abbiamo riflettuto sulla spettacolarizzazione della violenza nel mondo contemporaneo, sul cinema che contribuisce a renderla familiare e sul momento particolare che l’attrice sta vivendo nella sua carriera, oggi, a 60 anni.

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Come si racconta la violenza senza spettacolarizzarla?

“La spettacolarizzazione della violenza ormai ci è stata propinata in talmente tanti modi e da talmente tanto tempo che ci siamo un po’ abituati. Al cinema, infatti, non vediamo l’ora di rivederla in un modo o nell’altro.”

Il tuo ultimo film, “Serpenti”, supera questo confine?

“Penso che nel nostro film non ci sia questo rischio, perché la violenza di cui il film parla non è mai vista: è sempre sentita, è sempre presente, è sempre possibile. C’è un’analisi, un approfondimento, un modo di vedere le cose che non vuol dire spettacolarizzarle. Io non sento che ci sia spettacolarizzazione in ‘Serpenti’.”

In questa fase della tua carriera, quali ruoli cerchi?

“Questi: quelli che mi mettono anche un po’ a disagio, che mi danno la possibilità di provare a fare qualcosa che non ho mai fatto prima, che non so come prendere, che mi mettono in difficoltà, o mentalmente o tecnicamente.”

Cerchi delle sfide, insomma.

“Delle sfide sì, delle piccole sfide personali.”

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