La polemica tra Roberto Vannacci, leader di Futuro Nazionale, e la Fondazione Giulia Cecchettin si è riaccesa oggi, domenica 13 settembre, intorno a un protocollo per prevenire la violenza contro le donne nelle scuole.
Al centro del confronto ci sono l’educazione al rispetto, il ruolo della scuola nella prevenzione e la diversa interpretazione del fenomeno del femminicidio.
Perché Vannacci ha attaccato l’associazione di Gino Cecchettin
L’attacco è partito da Stefano Valdegamberi, consigliere regionale veneto di Futuro Nazionale, che ha chiesto al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara di fermare il programma realizzato dalla Fondazione Giulia Cecchettin.
L’iniziativa nasce dal protocollo d’intesa siglato nel 2025 tra il ministero e la Fondazione, creata da Gino Cecchettin dopo l’omicidio della figlia Giulia, uccisa nel novembre 2023 dall’ex fidanzato Filippo Turetta.
Secondo Valdegamberi, il progetto introdurrebbe nelle scuole una “impostazione ideologica” e finirebbe per rappresentare il genere maschile come una realtà da correggere o rieducare.
Il consigliere ha definito il protocollo un possibile “cavallo di Troia”, sostenendo che i bambini non debbano sentirsi potenzialmente colpevoli soltanto perché maschi.
Una posizione rilanciata da esponenti del partito, tra cui il deputato Rossano Sasso, che ha chiesto chiarimenti sui contenuti della formazione destinata agli insegnanti.
Il protocollo, tuttavia, riguarda formalmente l’educazione al rispetto, il contrasto agli stereotipi e la prevenzione della violenza di genere.
Diversi esponenti del centrodestra hanno difeso l’iniziativa, pur chiedendo vigilanza sui contenuti e sul rispetto delle norme relative al consenso informato delle famiglie.
Anche Gino Cecchettin ha respinto l’idea che il femminicidio indichi semplicemente l’uccisione di una donna: il termine, ha spiegato, riguarda il motivo e la matrice dell’omicidio.
Perché Futuro Nazionale è contro il reato di femminicidio
La contestazione alla Fondazione si lega alla posizione di Futuro Nazionale sul femminicidio. Roberto Vannacci sostiene che il reato dovrebbe rimanere ricondotto alla categoria generale dell’omicidio, senza una fattispecie autonoma legata al genere della vittima.
Secondo il Generale, un delitto non sarebbe più grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce.
Durante l’assemblea costituente del movimento, Vannacci ha definito il femminicidio “un’assurdità” e ha affermato che “non esiste”, sostenendo che la vera parità consista nell’applicare a tutti le stesse regole.
Futuro Nazionale contesta quindi sia il valore giuridico del nuovo reato sia l’uso politico e culturale della parola, ritenuta parte di un’impostazione ideologica.
Le critiche arrivano invece da associazioni, familiari delle vittime e forze politiche di maggioranza e opposizione.
La senatrice Giulia Bongiorno ha sottolineato che il punto non è attribuire un peso diverso alla morte di una donna, ma riconoscere la particolare gravità di un omicidio motivato da odio, disprezzo o volontà di dominio.
Il confronto resta così aperto tra chi considera il femminicidio uno strumento necessario per nominare una specifica forma di violenza e chi lo giudica contrario al principio di uguaglianza davanti alla legge.
Il tutto, mentre Vannacci ha fatto un ennessimo post contro "l'educazione femminista"