'Vecio Fritolin', il locale storico nato nel '700 riaprirà i battenti: sarà un ristorante cinese

VENEZIA - Era un locale storico, che affondava le sue radici nel ‘700. Per generazioni di veneziani era stato il posto dove andare a prendere il classico scartosso di pesce fritto. Un punto di riferimento in calle della Regina, rilanciato una ventina di anni fa come ristorante da Irina Freguia, sempre attentissima alla tradizione culinaria locale, presto entrata nelle agende di tanti vip. Capitolo che si era chiuso, non senza polemiche, nel 2020, con la sfratto del locale da parte della proprietà. Ora, dopo sei anni di serrande abbassate, il “Vecio Fritolin” riaprirà, ma come ristorante cinese. Poco più di un anno fa la proprietà veneziana ha venduto i muri ad una società cinese. Ora tutto è pronto per la riapertura. Un cartello annuncia l’apertura del “Ristorante cinese Zhou”, con il motto “tradizione e gusto”. “Grand opening” domani, mercoledì 16, con “offerte speciali per l’apertura”. Già apparecchiati i tavoli all’interno. Del passato veneziano, per il momento resta l’insegna rossa, con il vecchio nome a caratteri dorati.

Una storia che finisce

«Non mi stupisco: a Venezia i cinesi ormai hanno tutto in mano - commenta, amara, Irina -. Hanno tanti soldi e comprano. I veneziani sono avidi. Non c’è tutela per i locali di un certo tipo. Non lo fa l’Aepe. Per lavorare a Venezia bisogna essere furbi e avere tanto pelo sullo stomaco». La ristoratrice aveva ottenuto per il locale anche il riconoscimento di locale storico dalla Regione, dopo aver indagato sul passato del “Vecio Fritolin”. «Avevo fatto delle ricerche interessantissime. Avevo conosciuto anche i discendenti di Aristide Piccin che aveva gestito il fritoin ai primi del ‘900. Erano gli anni in cui Ca’ Corner della Regina ospitava ancora il Monte di pietà. Passavano le donne che erano andate a impegnare le loro povere cose e lui gli dava il pesce fritto. Era un uomo di cuore». Freguia ancora si illumina a ricordare questa storia, così come i tanti piatti della tradizione riscoperti: dai saor, alla castradina. Piatti di qualità che avevano fatto apprezzare il locale ai veneziani, ma anche a una clientela internazionale. Tante le personalità transitate per il locale: da Pierre Cardin a Francois Pinault, da Yoko Ono a Keith Richards. «La chiusura è stata un duro colpo. Non c’è stata tutela anche da pare della Regione, nonostante di riconoscimento di locale storico. Ora non credo che ai cinesi interessi proprio quel titolo» conclude la ristoratrice.
 

I capitali dei cinesi

Sei anni fa, dopo le polemiche per lo sfratto, per la proprietà era intervenuto Cesare Benelli, che è anche titolare del ristorante “Al Covo”. Aveva detto di essere alla ricerca di una soluzione in continuità, possibilmente di un veneziano che entrasse per proseguire la «proposta culturale e storica». Non è andata così. «É stato praticamente impossibile - spiega ora lo stesso Benelli - Questo è un grosso problema e lo vediamo ormai da anni. Il mondo è cambiato ed è una sciagura per Venezia». Per il ristoratore tutto ha avuto inizio con le liberalizzazioni. «Hanno influenzato il mercato e promosso la pura speculazione: così ci sono piombati in città da tutte le parti. I cinesi hanno i capitali. Noi abbiamo venduto a una società, ma non so se sono le stesse persone che ora apriranno. Ci sono passaggi continui, un giro di nomi, non si capisce... Di certo hanno tanti capitali e possono comprare. Ormai la realtà a Venezia è questa».