Il Vesuvio perde uno dei suoi simboli. Nella Valle dell'Inferno, tra le propaggini interne dell'antico Monte Somma, il foro naturale che generazioni di escursionisti conoscevano come "l'occhio del diavolo" è crollato, cancellando in poche ore un dettaglio geologico diventato negli anni un punto di riferimento per chi percorre quei sentieri.
A dare notizia del crollo è stato Vincenzo Marasco, profondo conoscitore del Vesuvio ed esperto del Parco Nazionale, che questa mattina ha documentato la scomparsa dell'apertura scavata nel dicco lavico che sovrasta il Vallone dell'Arena. Le immagini pubblicate sui social da Marasco, che affiancano uno scatto della primavera scorsa a quello odierno, restituiscono l'entità del cedimento: dove fino a pochi mesi fa si apriva il caratteristico foro, oggi resta soltanto il profilo della roccia, privo di quella cavità che tanti frequentatori della montagna avevano imparato a riconoscere e fotografare.
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Secondo quanto raccolto tra chi conosce da vicino la geologia del vulcano, il fenomeno non va letto come un episodio isolato, quanto piuttosto come l'esito di un logoramento che si protrae da tempo. Le propaggini più fragili ed esposte del Somma, già indebolite da anni di erosione, avrebbero risentito negli ultimi tempi dell'intensificarsi degli eventi meteorologici estremi che investono l'area vesuviana: piogge violente e concentrate in poche ore. L'intero canalone dell'Arena, del resto, resta uno dei tratti più delicati e monitorati del sistema di sentieri che attraversa la Valle dell'Inferno, e non è la prima volta che le sue pareti mostrano segni di cedimento.
A questo quadro si aggiunge un fattore che chi studia il vulcano non manca di sottolineare: le microscosse legate all'assestamento della caldera, fenomeno ricorrente nella storia recente del Somma-Vesuvio, contribuiscono nel tempo a ridisegnare gli equilibri interni dell'edificio vulcanico, sollecitando proprio quelle formazioni laviche più esposte agli agenti atmosferici.