ROMA – Ci sono parole che non si devono dire più. Perchè sono offensive e perchè non fanno altro che alimentare stereotipi e discriminazioni. Si parla di disabilità e di parole come “ritardato” o “mongoloide” che, mutuate dal linguaggio medico, si usavano (tanti) anni fa per indicare le persone affette dalla sindrome di Down. Ma ora basta. Il fatto che queste parole si usassero in passato, non giustifica il mantenerle in uso. Se è per quello una volta si lavava pure il bucato con l’urina. Ma adesso “è ora di evolvere“. È proprio, infatti, il titolo della campagna lanciata dall’associazione CoorDown, in occasione della Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down che cade l’11 ottobre. Campagna che passa prima di tutto attraverso un film molto diretto e senza filtri che ha per protagonista un attore down di 23 anni, Noah M. Matofsky: il titolo, in inglese, è “Just evolve“, “è ora di evolvere” appunto.
Le parole legate alla disabilità e alla sindrome di Down vengono usate ancora oggi come insulti per denigrare o per far ridere. Termini che sono nati in ambito medico (da “ritardato” a “mongoloide”) oggi sono superati e considerati obsoleti, ma producono tuttora un danno reale quando vengono pronunciati per offendere: fanno crescere gli stereotipi e legittimano le discriminazioni. È il momento di far evolvere le nostre comunità e smettere di usarle. Scegliere di narrare il mondo intorno a noi con rispetto non è solo un gesto di cortesia, ma è un atto che costruisce una realtà più equa per tutte e tutti.
CoorDown lancia con questo obiettivo per l’11 ottobre, Giornata nazionale delle persone con sindrome di Down, la campagna di sensibilizzazione e raccolta fondi “È ora di evolvere!” con il messaggio “La parola con la M appartiene al passato”.
Il film si apre con una cena rilassata tra amici, uno di loro ridendo si rivolge a chi non riesce ad aprire un barattolo con la battuta ‘Sei proprio un mong***ide’. La scena si interrompe perché Noah M. Matofsky, l’attore protagonista con sindrome di Down, irrompe davanti alla telecamera spiegando che un tempo questa parola si poteva dire, ma anche molte altre cose si facevano in passato: lavare il bucato con l’urina, portare animali a processo, oppure vendere la propria moglie al mercato. Rapidissimi flash ci mostrano come siano esistite usanze, abitudini assurde e dannose per gli altri, oggi abbandonate e relegate a epoche lontane.
Il protagonista spiega che usare ancora “la parola con la M” è un danno per tutte le persone con sindrome di Down e se continuiamo a farlo è “come se lavassimo ancora i panni con l’urina”.
Il film, nato dalla collaborazione con l’agenzia Small di New York e prodotto da Indiana Production, è stato realizzato in versione italiana a Milano con il doppiaggio di Noah M. Matofsky da parte di Francesco Romanelli, giovane attore con sindrome di Down, di 23 anni. Grazie all’intelligenza artificiale, i movimenti labiali degli attori sono stati riallineati al parlato italiano per rendere il doppiaggio più naturale e il film più semplice da seguire.
Nel 2026 CoorDown ha creato un agente AI addestrato per guidare alla scoperta di cosa significa concretamente creare una cultura del rispetto a partire dal linguaggio che si usa nella vita sociale e nelle relazioni umane. Un percorso fatto di esempi, attività e iniziative che si possono adottare negli ambienti di lavoro, a casa scegliendo passo dopo passo come attivarsi, trovando azioni da realizzare e condividere.
Con JustEvolve.org, dal nome della Campagna mondiale, CoorDown vuole coinvolgere aziende, media, scuole e insegnanti, famiglie, gruppi di amici e associazioni per creare alleanze, per fare un salto culturale e abbandonare la “parola con la M”.
La campagna e il suo appello sono al centro dell’appuntamento annuale promosso da CoorDown, che vedrà nel weekend dell’ 11 ottobre in oltre 200 piazze d’Italia i volontari delle associazioni aderenti al coordinamento nazionale distribuire il messaggio di cioccolato (realizzato con cacao proveniente dal commercio equo e solidale) che sostiene progetti di partecipazione attiva delle persone con sindrome di Down e campagne di comunicazione in tutto il territorio nazionale. Grazie alle centinaia di volontari, persone con sindrome di Down di ogni età insieme a genitori, fratelli, sorelle e amici, saranno in prima linea negli eventi di piazza per incontrare i sostenitori, dare informazioni, raccontare come verranno utilizzati i fondi raccolti. Sul sito web di CoorDown sono elencate le piazze delle città coinvolte.
“In Europa- dichiara in una nota la presidente di Coordown Martina Fuga- e nel mondo vediamo segnali di involuzione che minacciano le fondamenta dell’inclusione delle persone con sindrome di Down e con disabilità: dal ritorno a classi e scuole separate agli attacchi alle politiche di inclusione liquidate come woke, fino all’uso della disabilità come caratteristica da ridicolizzare o strumento per offendere. Siamo convinti che sia necessario e fondamentale dare vita a un forte movimento che chieda di smettere di usare parole come mong***ide a scuola come insulto tra studenti, al lavoro come scherzo tra colleghi, nello sport come sinonimo di incapacità. Ogni volta che si legittimano queste parole con un’alzata di spalle, con un sorriso o semplicemente con il silenzio si produce un danno reale nella vita delle persone con sindrome di Down e si demoliscono i loro diritti. Non è vero che non si può più dire nulla: si può scegliere un linguaggio che non danneggi le altre persone. E oggi evolvere è la risposta più forte a chi vorrebbe tornare indietro”.
“Le parole che scegliamo- dice la vice presidente di Fondazione Cariplo Claudia Sorlini- raccontano la società che vogliamo costruire. Per questo Fondazione Cariplo aderisce anche quest’anno alla campagna di CoorDown, che ci invita a riflettere sulla responsabilità che tutti abbiamo nell’uso del linguaggio. Anche un termine pronunciato con leggerezza può contribuire ad alimentare stereotipi e discriminazioni. Si tratta di una sfida culturale che riguarda l’intera comunità e che si lega all’impegno che Cariplo porta avanti con la sfida Destinazione Autonomia, per promuovere contesti in cui ogni persona possa esprimere pienamente il proprio progetto di vita. Una società più inclusiva si costruisce anche così: scegliendo parole capaci di riconoscere e rispettare il valore di ogni persona”.
Gli hashtag ufficiali della Giornata sono #èoradievolvere #gnpd2026. La campagna, nata in Italia con CoorDown, è sostenuta, tra gli altri, da Fondazione Cariplo, Comune di Vigevano e Fondazione Compagnia di San Paolo.