Videogiochi del passato: Digital Foundry riscopre le tecnologie e i trucchi grafici perduti

Tra i videogiochi che hanno fatto la storia delle console diventando dei system-seller troviamo titoli che, pur essendo ancora incredibilmente divertenti, adottano tecnologie e trucchi grafici ormai abbandonati. Il nuovo video approfondimento di Digital Foundry si focalizza proprio su queste tecniche ormai perdute.

Dalle Planar Reflections alle stanze specchio, la creatività degli sviluppatori al potere

Il noto collettivo di giornalisti 'tecno-ludici' specializzati in analisi comparative e speciali sull'hardware ripercorre così la storia dei videogiochi per riscoprire le tecniche grafiche e gli effetti visivi ormai abbandonati, a eccezione di pochi titoli indie che ne fanno saltuariamente uso ma solo come omaggio ai grandi classici del passato.

Tra le tecnologie grafiche che hanno contribuito a scrivere la storia dei videogiochi ma che non vengono più utilizzate nell'industria videoludica moderna troviamo ad esempio le cosiddette Planar Reflections. Adottata in capolavori come Metal Gear Solid 2 e Half-Life 2, questa tecnica permetteva agli sviluppatori di mostrare dei riflessi nitidi su superfici piatte come pavimenti ludici, vetri o specchi d'acqua posizionando una telecamera secondaria invisibile sul lato opposto della superficie, con quest'ultima che catturava la scena intera per poi proiettarla sulla superficie stessa come una texture.

Anche lo stratagemma delle stanze specchio permetteva agli sviluppatori di raggiungere risultati simili a quelli che i designer di videogiochi moderni riescono a ottenere tramite il Ray Tracing: la duplicazione della scena dietro il vetro di un specchio, con tanto di modello del personaggio che ne replicava i movimenti in tempo reale, funzionava magnificamente con le geometrie semplici di titoli come Super Mario 64 o Duke Nukem 3D.

E che dire allora delle Cube Maps in tempo reale e delle Environment Maps dinamiche? Utilizzate principalmente nei videogiochi di guida, consentivano agli sviluppatori di proiettare l'immagine dell'ambiente circostante sulla carrozzeria dei veicoli o sulle tute dei personaggi. Anche in questo caso, l'avvento del Ray Tracing ha reso desueta questa tecnica, come pure l'introduzione delle cube map statiche pre-renderizzate ad altissima risoluzione.

Tra gli effetti visivi citati da Digital Foundry e ormai abbandonati da quasi tutti gli sviluppatori troviamo anche le transizioni di battaglia nei JRPG, una tecnica che applicava degli effetti di deformazione o frammentazione geometrica in 3D alla scena renderizzata a schermo prima di avviare la battaglia vera e propria. Diversamente dalle altre tecnologie grafiche, questo genere di transizioni è stata abbandonata a causa della progressiva evoluzione delle battaglie nei videogiochi di ruolo a turni. Restando in tema, eccovi tre videogiochi che hanno ridefinito la grafica per sempre.

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