Vite con un nome nuovo

di Marcello Parilli

A Mercanteinfiera nasce Vintage Photo Parma, il progetto che restituisce un’identità a vecchie fotografie anonime

Il 16 settembre 2018, il tifone Mangkhut ha causato danni ingenti agli edifici di Hong Kong e allagamenti nelle zone costiere. Pur senza vittime, un curioso danno collaterale ha certamente avuto ricadute emotive: migliaia di fotografie e documenti privati sono stati strappati da case, negozi e uffici finendo a mollo per strada, nei giardini o chissà dove. Un patrimonio di memoria collettiva che poi è stato in parte salvato (e valorizzato attraverso l’opera dell’artista Ying Bo) dall’archivio fotografico di Thy Lab, lo spazio d’arte indipendente di Hong Kong fondato dall’antropologo e regista Alberto Gerosa. Questo episodio aiuta a capire lo spirito che quest’anno ha spinto Mercanteinfiera a inaugurare con la collaborazione dell’esperto Fabio Castelli una nuova sezione, Vintage Photo Parma (3-4 ottobre), dedicata, oltre che alla classica fotografia d’autore, anche a quella vernacolare, anonima e vintage, della quale faranno parte anche alcune delle fotografie salvate a Hong Kong.

Senza esser sospinte da un tifone impazzito, infatti, a poco a poco anche le foto del passato più comune cominciano a comparire sulle bancarelle dei mercatini, nelle fiere d’antiquariato e negli appuntamenti per collezionisti. Veri e propri documenti di vita quotidiana (feste, matrimoni, vacanze, gruppi di amici o parenti, pratiche religiose, rapporti sociali, paesaggi etc.) che anonimi cittadini hanno immortalato per anni e conservato in scatole, album e cassetti, di cui i discendenti si sono liberati per mille motivi, a partire dal probabile rifiuto di trasformare la propria abitazione in un museo di famiglia (fa impressione pensare a quante lettere e fotografie saranno finite al macero per la loro presunta irrilevanza).

La novità, in effetti, sta proprio qui: in queste immagini qualcuno trova elementi di grande interesse. Possono essere fotografi come Martin Parr, artisti come Erik Kessels, storici della fotografia come Geoffrey Batchen o Sarah Hermanson Meister, antropologi, sociologi, geografi, accademici. Tutta gente capace di scovare in queste stampe ingiallite dettagli, collegamenti, curiosità, riferimenti culturali in grado di entrare in relazione con altre immagini e altri archivi aggiungendo tasselli al grande puzzle della memoria individuale e collettiva. E che dire poi dei semplici collezionisti, che proprio dall’anonimato del fotografo e degli individui o dei luoghi ritratti restano irrimediabilmente affascinati e spinti a inventarsi raccolte tematiche di gusto totalmente personale? E come dimenticare quegli artisti che realizzano opere inedite proprio assemblando, modificando o riutilizzando questi frammenti di memoria?

Ben raccontata nel libro di Fabio Cast elli

Fotografia anonima (Seipersei) o oggetto di un festival dedicato come Gu.Pho. (a giugno in provincia di Modena), la fotografia vernacolare sta insomma gettando le basi per un nuovo mercato, pur mantenendosi lontana dalle quotazioni stellari delle fotografie d’autore. «Per anni ho puntato su questo nuovo genere, poi ho capito che dovevo vendere un numero davvero importante di immagini per trarne un profitto che valesse la pena — racconta Matteo Di Castro, presente a Mercanteinfiera con la sua S.T. Senza Titolo, casa editrice indipendente, con sede a Roma, specializzata in fotografia del XX secolo, libri d’arte, cataloghi, manifesti e materiale fotografico ritrovato —. Oggi ho optato per una versione ibrida del mio stand che secondo me può stimolare la curiosità di ogni collezionista: accanto a foto anonime dedicate, per esempio, al cibo o a una serie di fotografie di cinema ricolorate a mano, presento anche immagini classiche di grandi maestri come Giacomelli, Fontana o Letizia Battaglia».

E non si pensi che questo sia solo un mondo polveroso impermeabile alla modernità. «Ho “dato in pasto” all’AI alcune immagini anonime di cui non sapevo quasi nulla — racconta ancora Di Castro —, e in pochi secondi ho avuto informazioni e spunti di ricerca che altrimenti mi avrebbero richiesto ore e ore di lavoro. Da non credere».

Insomma, Vintage Photo Parma rappresenta solo l’inizio di un nuovo e affascinante cammino perché, come conclude Ilaria Dazzi, Brand manager di Mercanteinfiera, «non racconta una storia separata della fotografia, ma il modo in cui le immagini continuano a entrare nel tempo».

IL TALK

Per approfondire i temi al centro di Vintage Photo Parma, il 4 ottobre alle 11, in Sala Barilla, si terrà «Dialogo sulla fotografia anonima», un talk con Fabio Castelli, fondatore di Mia Photo Fair e autore del libro Fotografia Anonima, Jean Marie Donat (collezionista, editore, visual artist), Serge Plantureux, «cacciatore di fotografie» e critico, Sergio Smerieri, fondatore del Festival Gu.pho, Stefano Vigni, fotografo ed editore di SeiperSei, e Alberto Gerosa, antropologo e regista. Modera Michele Smargiassi, giornalista e critico di La Repubblica


Corriere della Sera è anche su Whatsapp. È sufficiente cliccare qui per iscriversi al canale ed essere sempre aggiornati.

29 settembre 2026 (modifica il 29 settembre 2026 | 08:02)

© RIPRODUZIONE RISERVATA