Nelle ultime settimane il virus
West Nile (WNV) è tornato al centro dell'attenzione anche in
Campania, dove sono stati recentemente registrati un decesso e
alcuni casi gravi nelle province di Napoli e Caserta. Non si
tratta di un fenomeno nuovo né di una situazione che debba
generare allarmismo: da qualche anno il virus circola ormai
stabilmente nel Paese e la sua diffusione è fortemente legata
alla presenza delle zanzare, che dipende a sua volta dalle
condizioni ambientali e meteorologiche, come l'aumento delle
temperature. Comprendere come questi fattori possano influenzare
l'andamento delle infezioni sta quindi diventando sempre più
importante.
Per capire meglio come questo virus si diffonda nelle regioni
italiane, un gruppo di fisici napoletani guidato da Andrea Maria
Chiariello, docente del Dipartimento di Fisica 'E. Pancini'
dell'Università degli Studi di Napoli Federico II ed esperto di
Fisica Teorica applicata ai sistemi biologici, ha sviluppato un
nuovo modello fisico-matematico in grado di interpretare i dati
epidemiologici e di indicare possibili scenari sull'andamento
delle ondate di infezione.
Andrea Fontana e Simone Tambascia, co-autori del lavoro,
spiegano che il modello si basa su due semplici ingredienti
principali: la popolazione umana e i vettori virali, ovvero le
zanzare comuni, che, muovendosi nel sistema, interagiscono con
gli individui e possono provocare nuove infezioni. La
popolazione evolve sulla base di una versione quantistica del
cosiddetto Game of Life (ovvero, gioco della vita), un "gioco"
matematico sviluppato all'inizio degli anni '70 per studiare
come da semplici interazioni locali possano emergere
comportamenti collettivi complessi e che, in questo approccio,
viene utilizzato per simulare la dinamica e la mobilità della
popolazione umana.
In sintesi: quando le condizioni ambientali favoriscono una
maggiore presenza di zanzare, aumentano anche le occasioni
attraverso cui il virus può raggiungere l'uomo. È proprio questo
passaggio che il modello cerca di tradurre in termini
quantitativi.
Confrontando i risultati del modello con i dati forniti
dall'Istituto Superiore di Sanità (ISS), il gruppo ha dimostrato
che il metodo è in grado di ricostruire con grande accuratezza
le ondate osservate in Italia negli anni precedenti, come il
2025, quando un numero particolarmente elevato di casi è stato
registrato in Lazio, Campania e Veneto.
Uno dei risultati più interessanti riguarda proprio il rapporto
con le condizioni meteorologiche. Infatti, confrontando le
principali ondate epidemiche del 2018, 2022 e 2025 con i dati
climatici, i ricercatori hanno osservato che nel modello la
crescita della popolazione di zanzare segue un andamento
compatibile con l'aumento delle temperature estive e con le
variazioni dell'umidità relativa. Il numero di ondate
considerate non permette ancora di stabilire una correlazione
statistica definitiva, ma il risultato indica un possibile
legame tra condizioni meteorologiche, proliferazione delle
zanzare e diffusione delle infezioni. Una volta calibrato sui
dati reali, infatti, il modello consente di testare diversi
scenari. È possibile, per esempio, simulare cosa accade se la
popolazione di zanzare aumenta, come può avvenire in seguito a
condizioni ambientali particolarmente favorevoli, oppure
diminuisce per effetto di interventi di controllo e
disinfestazione. Le simulazioni mostrano come variazioni nella
presenza delle zanzare possano modificare sensibilmente
l'andamento dell'ondata epidemica. L'approccio è inoltre molto
flessibile e può essere esteso allo studio di altre infezioni
trasmesse da vettori, come Dengue e Zika, diffuse soprattutto in
America Latina e anch'esse studiate dal gruppo di Chiariello con
questo metodo. Al momento, il gruppo sta utilizzando i dati del
2026 forniti dall'ISS per valutare possibili scenari sulla
stagione attuale. Partendo dai dati disponibili, il modello
ricostruisce la fase iniziale della diffusione di West Nile e
simula evoluzioni differenti in funzione della dinamica della
popolazione di zanzare, che può a sua volta risentire di
parametri meteorologici come temperatura e umidità. L'obiettivo,
spiega il Prof. Chiariello, è offrire non soltanto una
descrizione quantitativa del fenomeno, ma soprattutto uno
strumento per interpretare i dati, confrontare scenari
differenti e contribuire alla valutazione delle strategie di
prevenzione (c). Il messaggio è semplice: nessun allarmismo.
Limitare, quando possibile, le condizioni che favoriscono la
proliferazione delle zanzare può contribuire alla prevenzione,
per esempio evitando ristagni d'acqua nei sottovasi e nei
contenitori lasciati all'aperto. Anche perché, come suggeriscono
le simulazioni, intervenire sulla presenza delle zanzare
significa agire direttamente su uno degli elementi che
influenzano in maniera importante la possibilità di diffusione
del virus.
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