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- A passeggio tra i banchi: "Un appuntamento fisso. Vorremmo che il centro fosse sempre così vivo"
Le strade brulicano di cittadini alla riscoperta del mercato in corso Garibaldi. Il nuovo format è apprezzato al pari dei commercianti ’storici’: "Una conferma". Emerge una po’ d’amarezza pensando alle vetrine vuote per le vie dell’esagono.

Le strade brulicano di cittadini alla riscoperta del mercato in corso Garibaldi. Il nuovo format è apprezzato al pari dei commercianti ’storici’: "Una conferma". Emerge una po’ d’amarezza pensando alle vetrine vuote per le vie dell’esagono.

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Passeggiare tra i banchi della Giareda significa fare i conti con un archivio vivo di affetti e tradizioni che ogni anno si rinnova. C’è chi, come Tonia Donvito, originaria di Taranto, ritrova tra le vie reggiane il calore delle grandi feste della sua terra d’origine.
"Torno volentieri alla sagra per più ragioni – racconta Tonia –. A livello religioso prima di tutto, perché mi attira molto il fatto del miracolo, e poi per vedere gli stand artigiani". Una devozione che le ricorda da vicino la festa della Madonna del Pozzo a Capurso, in provincia di Bari: "Vedere che anche qui c’è stato un miracolo fa sentire un legame profondo".
Per altri, la sagra è un rito familiare che attraversa le generazioni. È il caso di Maria Luisa, dell’unità pastorale Oscar Romero, e di sua figlia Laura: "Veniamo qua sia come momento di festa in famiglia, sia per vedere gli altari fioriti e vivere la messa insieme". Maria Luisa ha collaborato in prima persona alla realizzazione degli allestimenti floreali di quest’anno: "Ci abbiamo messo il nostro spirito per comunicare un messaggio di meditazione cristiana".
Accogliendo l’invito del sindaco a riscoprire la bellezza della città, madre e figlia non nascondono però un po’ di amarezza per i negozi sfitti del centro, auspicando una maggiore vivacità basata su più sicurezza e su eventi capaci di attrarre pubblico con praticità.
Tra i vicoli si incontrano anche volti affezionati che la Ghiara la frequentano fin da bambini, come Sara Cerroni: "Vengo tutti gli anni, ci venivo da piccola con la mia famiglia e i miei nonni. Mi piace vedere i banchetti che rappresentano una conferma, ritrovare quelli degli anni precedenti con la stessa disposizione: è una sorta di rituale. E poi è bello apprezzare quelli nuovi, specialmente quelli dedicati al verde e al giardinaggio".
Le fa eco Chiara Ferraboschi, di ritorno in città dopo un po’ di tempo: "È il mio modo di visitare questo genere di eventi, e devo ammettere di avere trovato una città viva".
Non mancano tuttavia voci critiche tra gli avventori e gli operatori. Il signor Luciano, ad esempio, solleva una questione legata all’organizzazione degli spazi commerciali lungo il corso e in via Emilia Santo Stefano: "Lo spazio a disposizione degli standisti dev’essere distribuito in maniera equa – afferma – senza fare preferenze e penalizzare tante persone che svolgono questo lavoro da anni con continuità".
l.m.f
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