Adriano Giannini, il mio momento 'fortunato' e gli incontri che restano - People - Ansa.it

 "I film vanno via, gli incontri invece ti rimangono" dice Adriano Giannini che con due film a Venezia e al cinema - Ritorno a Buenos Aires di Marco Bechis in sala e L'estranea di Paolo Strippoli dall'8 ottobre - è tra gli attori in vista di questa ripresa di stagione al cinema. E anche tra i più richiesti. Ma come si fa a scegliere? La domanda ad un interprete è tra le più classiche, Giannini risponde con franchezza. "Bisogna avere molta fortuna, è la prima cosa. La mia linea di selezione nasce però sempre da un incontro umano con il regista. E' una cosa che ho capito con il tempo, più vai in là con gli anni più capisci che quei lunghi mesi di set, in condivisione forzata, devono lasciarti qualcosa a livello umano e allora è quello che ti fa propendere ad accettare un film rispetto ad un altro", dice Adriano, 55 anni, sul set con i genitori Giancarlo e Livia Giampalmo da sempre, una carriera cominciata a inizio 2000 con il remake con Madonna di Travolti da un insolito destino di Wertmuller, una prima iniziale etichetta di 'attore bello' poi completata con 'bravo', come evidenzia il premio Pasinetti ricevuto a Venezia.
E di "incontro fortunato" parla Adriano Giannini, premiato al Capalbio Film Festival, riferendosi a quello con Marco Bechis per Ritorno a Buenos Aires (Fandango) al cinema dal 17 settembre, che protagonista e regista accompagnano in tour in sala. "E' un ritorno ad una situazione che lo ha segnato", sottolinea l'attore chiamando sul palco Bechis, che a distanza di decenni prima con un memoir "La solitudine del sovversivo" (Guanda) e poi con il film ha sentito di dover tirar fuori di nuovo e chissà se per sempre il suo passato di 22enne sequestrato nel '77 in piena dittatura militare di Videla nella capitale argentina e portato in un carcere clandestino, il famigerato Garage Olimpo. Al protagonista, Mariano Guerra detto Tano, sopravvissuto oltre due anni a quel garage-lager con il senso di colpa di chi si è salvato e chissà a quali compromessi, Giannini si è dato "con coraggio, un personaggio così chiedeva di immergerti in mondi oscuri e complicati. Ma è stato semplice grazie al lavoro allegramente creativo con Bechis, qualcosa di raro che ha fatto diventare facile anche un ruolo sulla carta molto difficile".
Aggiunge il regista: "Mariano Guerra torna in Argentina come testimone riuscendo ad incastrare i suoi aguzzini è per me una figura attuale, sono tornato alla mia memoria ma io l'ho visto con gli occhi di oggi, pensando a tutte le persone, come quelle che arrivano in Italia dopo le prigioni-lager in Libia, che non riescono ad essere testimoni, a ricevere giustizia per le violenze subite ma restano solamente dei sopravvissuti". Il memoir di Bechis, la cui idea è nata "il giorno dopo che sono tornato a Milano dopo aver testimmoniato al processo a Buenos Aires" è arrivata in libreria solo pochi mesi dopo La Chiamata di Leila Guerriero (Sur), che ha vinto il premio Strega europeo e racconta in oltre 300 pagine la storia di una sopravvissuta, schiava sessuale all'Esma, Silvia Labayru.
    Coincidenze. "E' una storia che conosco bene quella di Silvia, che conosco personalmente. Quel libro La Chiamata - precisa - non c'entra con il mio film. Il personaggio femminile di Amalia, è piuttosto ispirato ad un'altra sopravvissuta della Esma: Munu Actis Goretta".
   

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