GAIARINE (TREVISO) - Alfio Casonato, morto a 55 anni in sella alla sua Harley a Dignano, in provincia di Udine, aveva combattuto e sconfitto una terrificante malattia per tre volte di fila. Per questo, agli occhi dei colleghi e degli amici, il suo destino appare ancora più triste e difficile da accettare. «Aveva sempre dimostrato una grande forza e determinazione: sapere che è morto così, dopo quello che aveva fatto per sopravvivere è difficile da capire» raccontano i suoi colleghi della sede di Pordenone. «L’unica cosa che avesse mai chiesto alla sua azienda era di “tenergli il posto” per quando sarebbe rientrato dalla malattia». Il suo lavoro, precisano, non si limitava a quello di autista di camion. All’interno del deposito si occupava anche di mansioni particolari legate alla miscelazione e alla lavorazione dei prodotti, attività delicate che richiedevano attenzione, scrupolosità e precisione. A queste si aggiungeva poi il lavoro da autista, che gli aveva permesso di fare molte amicizie anche al di fuori dal territorio di Oderzo, Pordenone e Gaiarine, dove abitava con la figlia Francesca. A lavoro attendono notizie sulla data del funerale, ma al contempo anche sulle condizioni dell’amica cinquantenne che quella mattina viaggiava con lui sulla regionale. La donna, residente a Vittorio Veneto, è ancora in condizioni gravissime ma secondo i medici si salverà. È stata sottoposta anche ieri a interventi chirurgici e i medici stanno cercando di ridurre le conseguenze dello schianto. Presenta un ematoma alla testa, la frattura del femore e del bacino, oltre a molte altre lesioni.
Il racconto
«Alfio era una persona di fiducia, sempre disponibilissima - raccontano i colleghi - Anche dopo questo anno e mezzo di lavoro insieme ci siamo trovati più volte a chiedergli una mano o un favore che magari non sarebbe stato nemmeno necessario chiedergli, e lui era sempre disponibile, sia per quanto riguardava gli orari sia per le diverse esigenze del lavoro. Era una persona sulla quale potevi contare. La sua scomparsa rappresenta anche un problema dal punto di vista lavorativo, perché un conto è sostituire un autista, un altro è trovare una persona in grado di ricoprire le diverse mansioni che svolgeva lui». Sulla dinamica dell'incidente, c’è ancora qualche accertamento in corso: la Procura nel frattempo ha aperto automaticamente un fascicolo per omicidio stradale. Gli amici di Alfio sottolineano però anche come non fosse una persona che utilizzava la moto per correre. «Aveva due motociclette, tra cui un'Harley, e quella coinvolta nell'incidente era considerata proprio la moto da usare per andare estremamente piano, quasi da collezione. L'aveva acquistata da un collega andato in pensione e ci teneva molto. La considerava la moto per rilassarsi, mentre l'altra era quella che utilizzava per divertirsi. Terribile che sia morto proprio guidando quella». E i colleghi concludono: «È soprattutto sul piano umano che vogliamo ricordarlo. Non era solo un bravo professionista, ma soprattutto una grande persona».