C’è chi trasforma una verza in un centrotavola, chi cerca tesori nei mercatini di tutto il mondo, chi colleziona tessuti antichi e oggetti unici e chi costruisce ogni cena come un’esperienza capace di emozionare. Quattro creativi raccontano il loro modo di interpretare l’arte della tavola: tra ricordi d’infanzia, pezzi vintage, ispirazioni raccolte nei viaggi e dettagli inaspettati, la mise en place diventa un gesto di accoglienza, un esercizio di bellezza e un linguaggio personale che sorprende gli ospiti ben prima dell’arrivo del primo piatto.

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La passione per la mise en place di Aliroska Adams: «Amo sorprendere con creatività»
Quando, 25 anni fa, arrivò a Milano per i suoi studi, Aliroska Adams sulle riviste non cercava solo gli ultimi trend: «Ritagliavo le pubblicità, unendole fra loro, per creare tovaglie irripetibili». La passione per la mise en place, già sperimentata con sua madre a Santo Domingo, crebbe durante la pandemia. «Non potendo più ricevere, resi mio marito e i miei figli ospiti quotidiani. Stiravo tutto e abbinavo piatti e bicchieri ideando ogni giorno nuove combinazioni».
Oltre alle amatissime tavole per i suoi ospiti, Aliroska ha iniziato a creare anche quelle di hotel, ristoranti ed eventi di noti brand. «Abbino piatti di Ginori a tovagliette colombiane in paglia intrecciata. I sottobicchieri originali li uso come piattino per il pane. Al mercatino dell’usato milanese “Tra noi e voi” ho comprato piccole zuccheriere vintage, in cui servire il dessert». Una sera, usando come decoro solo ciò che normalmente può stare in frigorifero, utilizzò come centrotavola tante forme di verze ben aperte e, come fiori, quelli dell’aglio. «Con il muschio ricopro vasi e alzate: un tocco vegetale che può rendere una tavola speciale».
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L’arte della tavola di Gigi Vezzola: «Educo l’occhio alla bellezza»
In giro per il mondo ha collezionato pezzi originali. Per Gigi Vezzola, designer e docente di moda, l’arte del ricevere è sacra: una gioia che porta nei suoi pranzi del weekend e in ritrovi internazionali. «Un libro che amo è quello dedicato all’ art de la table di Valentino Garavani. Fece le tavole più belle del mondo».
Il designer Gigi Vezzola di fianco a una sua tavola
L’occhio va allenato: se alla fiera del vintage di Belgioioso individua tovaglie uniche, all’asta conquistò bicchieri in cristallo dorato di Tiffany & Co. appartenuti alla stilista Krizia, con cui lavorò negli anni ’80. Divertente il Chelsea Flea Market di New York, dove pagò un set di piatti 800 euro, salvo scoprire che on line valeva 16mila dollari. «I bicchieri d’argento mantengono freschi acqua e vino. L’oro? Solo a Natale. Amo il classico che sa stupire: servizi Buccellati, fiori e tralci d’edera, dicono gli amici, rendono i miei pranzi simili ai set di Luchino Visconti!».
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Colore e ispirazioni d’altri tempi. Cecilia Fiorini: «Propongo oggetti unici»
In passato, organizzando eventi,a Londra lavorò con Rob Van Helden, il fioraio olandese della regina. Nei ricordi di Cecilia Fiorini, romana di nascita e parigina d’adozione, rivivono i gesti con cui una nonna creativa organizzava cene per il nonno ammiraglio. Oggi definisce decorare la tavola per gli altri (o anche solo per sé) “un gesto d’amore”.
Cecilia Fiorini a Parigi prepara tavole con tovaglie e piccoli tesori scovati nei mercatini, da trovare anche su @cecilia_x_treasures.
«Prediligo gli oggetti d’altri tempi, so di averli solo io e li interpreto con il mio tocco: ad esempio, tovaglioli francesi con monogrammi che venivano creati per i corredi. Una signora li tinge per me in tutti i colori. Mi hanno portato fortuna!». Un’amica le consigliò infatti di creare un canale dedicato alle sue idee che, sull’Instagram @cecilia_x_treasures, divennero subito note. «Nei weekend vado nei miei brocante parigini del cuore e posto le cose più belle che trovo. Chiunque può acquistarle in diretta».
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Sulla sua pagina si trovano tante ispirazioni: cestini in rattan antico usati come portapane, ma anche oggetti inusuali. «Sistemo scatole laccate acquistate in Giappone, porta-anelli in giada ottocenteschi, corolle sistemate tra vasetti in smalto o vetri colorati. E poi molti rami verdi in varie altezze, per creare verticalità anche sui tavoli più ridotti».
Alcune “chicche” da cercare su Instagram: le lampade senza fili “You Like It Chic” delle sorelle Gentiloni Silverj, create con vasi vintage e paralumi fatti con tappezzerie antiche o moderne. E poi le tovagliette di “The Table Love”, disegnate da una creativa svedese e poi realizzate in India con tessuti locali: «Non amando mettere i piatti direttamente sulla tovaglia, le uso per fare tavole stratificate. Il colore deve sempre colpire, anche in quello che offro nel menu. Per abbinare un servizio di piatti in porcellana violetta preparo spesso un risotto con cavolo viola frullato, servito con tovaglioli in tessuto verde e lilla. Un abbinamento vincente!».
L’esperto di comunicazione Giuseppe Sperandio.
Dalla moda all’arte della tavola, Giuseppe Sperandio: «Con la tavola voglio creare emozioni»
Dopo trent’anni nella moda, Giuseppe Sperandio ricorda ancora come, da bambino, affrontasse la noia sognando tavole imbandite in grandi castelli, descritte nelle fiabe della mamma. «Da ragazzo organizzai una cena natalizia usando i piatti “buoni” e una tovaglia rossa abbinata a garofani che, per risparmiare, comprai al cimitero! Fu un grandioso ritrovo tra ragazzi».
Con il lavoro, quest’amore passò in secondo piano. Ma una volta trasferitosi a Parigi realizzò il sogno di creare tavole simili a quelle viste nel film Marie Antoinette di Sofia Coppola. «Anche da responsabile delle pubbliche relazioni esprimevo questa passione tra pranzi e cene dei marchi per cui lavoravo. Il lusso racconta storie attraverso le emozioni e l’effetto sorpresa è fondamentale per toccare ogni senso; davanti a una tavola, lo sguardo ci dà la prima impressione».
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Fiori e candele sono elementi che non mancano mai. «Adelaide Acerbi Astori, fondatrice di Driade, mi suggerì di mettere una candela davanti a ogni donna: se nella serata avesse aperto il portacipria per un rapido controllo, con quella luce si sarebbe vista bellissima». Oggi, a Milano, per le sue cene ragiona sull’ispirazione con qualche settimana di anticipo, puntando anche sul riutilizzo. I piatti inglesi floreali delle nonne? Sono perfetti con rose inglesi dai toni bruciati. La cariatide di un camino trovata in un antiquario di Bibury, nelle Cotswold inglesi, verrà trasformata in lampada. «Tempo fa recuperai i piccoli centrini di bomboniere custodite in famiglia per disporli su una tavola bianca, creando un effetto intarsiato».
Oltre l’opulenza, però, è sempre il padrone di casa a fare la differenza. «Marta Marzotto organizzava ricche cene a Cortina con semplicità. Ho visto proprietari di grandi brand fare cene lussuose… impastando loro stessi le pizze a mano. Anche le mie tavole sono massimaliste però le creo con la gioia di un bambino che vuole solo stare bene con i suoi amici».