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Onorevole Presidente,
sono Emilio Cariati, un infermiere. L’anno scorso, proprio in questo giorno, ho subito un infarto. Gli angeli del cielo e quelli sulla terra hanno unito le loro braccia, mentre il buon Dio guidava tutti, consentendomi di essere ancora in vita. Quell’esperienza ha segnato profondamente la mia esistenza: trovandomi “dall’altra parte”, ho cercato di guardare la realtà sanitaria con gli stessi occhi dei pazienti, condividendo le loro stesse condizioni e i medesimi disagi.
Oggi posso confermare che affrontare la malattia in Italia, soprattutto nel Mezzogiorno, è un’esperienza devastante che priva i malati di una quotidianità dignitosa. Il buon senso sembra smarrito, fino a calpestare i valori umani che guidarono i nostri Costituenti nella redazione dell’Articolo 32 della Costituzione. Da quel principio nacque la storica Legge 833/78, fondata su universalità, uguaglianza ed equità: un modello che intendeva la salute come diritto individuale e interesse collettivo.
Oggi, però, questi valori restano confinati sulla carta. Una successione di riforme ha frammentato il Servizio Sanitario Nazionale in venti sistemi regionali disomogenei: il Sud è penalizzato dalla carenza di strutture e posti letto, mentre il Nord soffre per una drammatica scarsità di personale. In piena era digitale, la burocrazia frena il progresso e ha ormai invaso anche l’assistenza di base. Le decisioni vengono calate dall’alto senza un reale coinvolgimento dei professionisti del settore, i quali dovrebbero invece partecipare attivamente alle scelte strategiche e alla programmazione delle politiche sanitarie territoriali. Per i pazienti comincia così un continuo, estenuante peregrinare tra documenti e attese.
Semplificazione per le malattie croniche.
Chi convive con patologie stabilizzate non deve subire spossanti oneri amministrativi. Per evitare code inutili dal medico di medicina generale, è urgente rendere pienamente operativa e automatica in tutta Italia la ricetta ripetitiva a lungo termine, permettendo ai pazienti cronici di recarsi direttamente in farmacia con la sola tessera sanitaria per i farmaci a dosaggio invariato. Questo automatismo risparmierebbe ai fragili il rito della prescrizione ogni 20/25 giorni, decongestionando gli studi medici. Invece, oggi il medico è spesso costretto a fare il contabile delle compresse. Lo scenario peggiora per la prescrizione di esami e visite: i medici, sia di base sia specialisti, sono controllati a vista sotto la minaccia di sanzioni per l’appropriatezza prescrittiva. Viene impedito loro di agire secondo scienza e coscienza per seguire i diktat di un’economia sanitaria cinica. Il paradosso è che, senza prevenzione, la spesa aumenta e il sistema collassa. Che fine ha fatto la centralità del cittadino, figlia della nostra storia e del nostro patto sociale? Al dolore della malattia non va sommato il peso della burocrazia.
Rafforzamento dell’Assistenza Sanitaria e della Medicina Territoriale.
È necessario estendere e rendere obbligatori i PDTA (Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali) in tutti i setting assistenziali, garantendo una presa in carico globale e una continuità reale dal Pronto Soccorso al domicilio. Quante lungaggini si eviterebbero e quanta prevenzione in più si riuscirebbe a fare. Modelli territoriali virtuosi dimostrano che investire in prevenzione reduci i costi; in questo quadro, il coinvolgimento dei Comuni è la chiave per integrare i servizi sociali con quelli sanitari, realizzando una vera sanità di prossimità. La sanità appartiene a tutti e non può essere prerogativa esclusiva delle sole aziende sanitarie. Parallelamente, occorre ottimizzare la logistica delle strutture: armonizzare gli orari del CUP con quelli delle sale prelievi, istituire un front office dedicato ad anziani e fragili, e installare schermi multimediali per monitorare i tempi di attesa, traendo spunto dai migliori modelli regionali per ridurre i disagi locali.
Valorizzazione delle professioni sanitarie.
L’autonomia prevista dalla Legge n. 251/2000 deve trovare piena e concreta applicazione. Occorre rafforzare le Direzioni delle Professioni Sanitarie (SITRA/DiPSa), investire nella formazione e attuare politiche coraggiose per trattenere i professionisti nel nostro Paese. Con i fondi del PNRR rischiamo di edificare solo “cattedrali nel deserto” se non investiamo prima di tutto sul personale. Il sistema ha un disperato bisogno di rimettere il paziente al centro e di valorizzare il capitale umano, che costituisce la prima e fondamentale infrastruttura della sanità. Nessuna riforma può avere successo senza chi garantisce, ogni giorno, il diritto alla salute con competenza e umanità. La malattia porta “dall’altra parte”: molti aspetti si comprendono solo attraverso gli occhi della sofferenza, spesso rigati da lacrime che si spera qualcuno possa asciugare, prima che ci pensi il tempo.
Dott. Emilio Cariati, Infermiere
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Infermiere di professione, nel tempo libero si dedica alla scrittura di riflessioni sulla vita, ispirate in gran parte dalla sua esperienza lavorativa. Il contatto quotidiano con la sofferenza e il disagio umano gli permette di osservare una società che, nonostante i suoi progressi, appare spesso lontana dalla vera civiltà. Ha pubblicato due libri: "Strade senza cuore, gente senza amore" e "Quando la malattia diventa un optional". Inoltre, ha scritto numerosi articoli per quotidiani e riviste.
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Dott. Emilio Cariati
Infermiere di professione, nel tempo libero si dedica alla scrittura di riflessioni sulla vita, ispirate in gran parte dalla sua esperienza lavorativa. Il contatto quotidiano con la sofferenza e il disagio umano gli permette di osservare una società che, nonostante i suoi progressi, appare spesso lontana dalla vera civiltà. Ha pubblicato due libri: “Strade senza cuore, gente senza amore” e “Quando la malattia diventa un optional”. Inoltre, ha scritto numerosi articoli per quotidiani e riviste.